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Psicologia: 90 mila esperti in Italia, identikit di un mestiere 'in rosa' (2)

11 aprile 2014 | 14.33
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(Adnkronos Salute) - Dall'indagine emerge anche una scarsa dimestichezza con l'inglese: il 48% del campione ammette di non essere in grado di tradurre uno studio scientifico, il 76% che non potrebbe scrivere un 'paper' e il 70% che non riuscirebbe a tenere una relazione in inglese a un congresso. Il risultato è che il 50% degli intervistati non ha l'abitudine di leggere studi scientifici pubblicati su riviste internazionali, anche se non manca un 8% che ne legge in media più di 10 al mese. Gli psicologi italiani, almeno secondo la ricerca online, si aggiornano soprattutto attraverso corsi, congressi ed editoria specializzata, ma anche su Internet (citato come fonte dal 50%). Lavorano per lo più come professionisti nel proprio studio privato (76%); il 45% ha un proprio sito web e il 50% usa i social media per proporsi. Il 48% ha partecipato ad almeno un bando di concorso per accedere alla sanità pubblica, ma il 94% non ne ha mai vinto uno.

E in tempi di crisi, nel campione c'è anche un 60% che ha svolto o svolge lavori non da psicologo: pur restando iscritto all'Ordine c'è chi lavora nell'editoria e nell'educazione, ma anche chi fa il commesso o l'operatore di call center. Nonostante qualche difficoltà in patria, però, fare esperienze all'esterno non interessa per niente al 32%, mentre il 50% vorrebbe ma non ha potuto e il 18% le ha avute. Il 48% non ha mai preso in considerazione l'idea di lasciare l'Italia in cerca di lavoro; il 78% ha pronto un curriculum vitae in formato europeo, ma solo il 28% in lingua inglese. Il 62%, infine, ammette di non sapere come individuare o reperire contributi di ricerca Ue. Per Mozzoni "serve una riforma profonda della professione, che vada a rivedere sostanzialmente la formazione universitaria, le metodologie della ricerca, le modalità di svolgimento dei tirocini, gli standard minimi di qualità delle pratiche, la deontologia professionale". Inoltre "va promossa la collaborazione con altre figure professionali", dagli psichiatri ai 'counselor': "Non servono guerre di posizione contro l'altro professionista di turno, ma una collaborazione proficua fra professionisti seri e competenti".

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