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Pubblicità: 441 segnalazioni in 6 mesi allo Iap, la metà contro réclame sessiste

21 settembre 2015 | 16.08
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Integratori fatti passare come facile e indiscusso rimedio per una linea perfetta, trattamenti miracolosi contro rughe, cicatrici o cellulite, succhi di frutta promossi come toccasana contro il colesterolo, prodotti spacciati per biologici. E ancora, spot sleali, sessisti, volgari o ammiccanti. Immagini violente e ripugnanti. Sono 441 le segnalazioni arrivate dall'inizio del 2015 alla fine di giugno all'Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) e circa la metà ha riguardato l'immagine della donna, dando luogo in 10 casi al blocco del messaggio pubblicitario.

"Abbiamo ricevuto 441 segnalazioni, persone che hanno fatto riferimento al nostro istituto per chiedere di bloccare una pubblicità", afferma all'Adnkronos il segretario generale dell'Iap, Vincenzo Guggino, spiegando che su certi temi "la sensibilità è elevata", ma "non sempre nel caso di una segnalazione ci sono gli estremi per intervenire. Noi applichiamo il codice giuridico". "Molte segnalazioni, inoltre, riguardano la pubblicità su Facebook, ma su quella noi non possiamo agire - continua - perché è fuori dal nostro controllo, cosa che peraltro noi non condividiamo".

La grana peggiore arriva dalle affissioni locali. E' accaduto, ad esempio, a Roma, dove a marzo scorso un nuovo regolamento ha messo al bando le immagini del corpo della donna a sfondo sessista. Ciononostante a luglio ha scatenato una montagna di polemiche il cartellone comparso in via Appia per promuovere un negozio di riparazioni di computer e smartphone: "Rotto? Noi te lo ripariamo", la scritta che campeggiava proprio accanto al lato B di una donna in short molto succinti.

A Napoli fece scandalo la sexy suora per manifesti di abbigliamento

A Napoli ha fatto scandalo la sexy suora immortalata nella pubblicità di un marchio di abbigliamento: la modella, con il velo e un paio di jeans, non è passata certo inosservata: seno prosperoso quasi scoperto e mani incrociate strette a un rosario.

Ma di esempi ce ne sono in tutta Italia. A Barletta, ad esempio, è stata bloccata la pubblicità di un negozio di polli alla brace: "Petto? Ce n'è per tutti!!!", la grande scritta accanto allo scatto di una donna, mezzo busto e quasi in topless. Censurati, stavolta a Milano, anche i cartelloni per promuovere succhi di frutta, accostati al fondoschiena di una donna in costume. E ancora a Pesaro è finito nella bufera il cartellone raffigurante una donna nuda che si copriva le parti intime con la mano: "Entra solo chi voglio io" recitava il manifesto per un'azienda di sistemi di sicurezza.

"I peggiori esempi di pubblicità sessista sono stati finora diffusi attraverso affissioni locali", osserva il segretario generale dell'Iap, che, non a caso, proprio per arginare questo fenomeno, ha siglato protocolli con il Dipartimento per le pari opportunità e l’Associazione nazionale Comuni italiani a tutela dell’immagine della donna in pubblicità. Protocolli che però vanno recepiti dai singoli Comuni per diventare operativi.

Guggino (Iap), incontro con assessori Pari opportunità per sensibilizzare

"E' importante un'opera di comunicazione e politica affinché i Comuni aderiscano all'autodisciplina - sottolinea Guggino - Il passepartout per poter colpire i cartelloni sessisti è il regolamento comunale". Alcuni comuni, come Bologna, Modena e Pesaro, hanno recepito pienamente il protocollo Anci-Iap, altri lo menzionano, come Arcore, Rimini, Catania, Firenze, Legnano, Asti e "ci danno comunque la possibilità di intervenire".

Negli altri casi l'intervento dello Iap è meno tempestivo, considerando che l'obiettivo dell'istituto è agire immediatamente per bloccare sul nascere, nel caso ci siano le condizioni, la diffusione del messaggio pubblicitario 'incriminato'.

"Come Iap - conclude Guggino - vogliamo organizzare un incontro, il 25 novembre, con tutti gli assessori alle pari opportunità dei Comuni, per diffondere il protocollo puntando soprattutto ai capoluoghi di provincia".

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