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Pupi Avati miglior sceneggiatore dell'anno al 'Montreal World Film Festival'

02 settembre 2014 | 12.21
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Il regista si è aggiudicato il riconoscimento per il film 'Un ragazzo d'oro', scritto a quattro mani col figlio e interpretato, da Sharon Stone, Riccardo Scamarcio e Cristiana Capotondi. Su Venezia: "Non tifo per nessuno ma Costanzo è molto talentuoso"

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Avati sul set con Scamarcio (Infophoto)

"Dopo 45 anni di cinema sono andato via via scoprendo quanto la sceneggiatura sia alla base di tutto. Non esiste un bel film che non nasca da una bella sceneggiatura e, al contrario, è molto difficile fare un bel film con una brutta sceneggiatura. Perciò vivo questo premio con enorme soddisfazione". A dirlo all'Adnkronos è Pupi Avati, commentando il prezioso premio vinto lunedì sera per la Miglior Sceneggiatura al Montreal World Film Festival 2014.

Premiato per il film 'Un ragazzo d'oro' - Il regista, che si è aggiudicato il riconoscimento per il film 'Un ragazzo d'oro', scritto a quattro mani col figlio e interpretato, tra gli altri, da Sharon Stone, Riccardo Scamarcio e Cristiana Capotondi, si dice orgoglioso che l'onorificenza arrivi da Oltreoceano: "In Italia, la figura dello sceneggiatore da un certo momento in poi è stata considerata quasi superflua mentre nel cinema d'Oltreoceano spesso guadagna più del regista. Il fatto quindi che il mio film sia stato apprezzato sotto questo aspetto non in Italia ma in un paese nordamericano mi dà ancora più soddisfazione". 'Un ragazzo d'oro racconta la storia di un giovane (Scamarcio) figlio appunto di uno sceneggiatore di 'serie B', col sogno di scrivere qualcosa di bello senza mai riuscirci, che vive in uno stato di continua ansia e con un senso di grande insoddisfazione. Quando il padre muore, il ragazzo scrive un libro autobiografico a nome del padre, facendo di tutto per riscattarne la memoria. "Si tratta di un film profondamente autobiografico, nel senso che c'è una gran parte di me in questo padre ossessionato dal successo che in qualche modo deprime questo figlio, che se ne deve andare per ritrovarsi", dice il regista bolognese. "Il padre vuole insegnare la vita pur non avendola vissuta. Io sono così. Certo, spero che i miei figli abbiamo subito meno il peso di tutto ciò", scherza. "Il 'ragazzo d'oro' del film è meraviglioso, il titolo non è casuale: è quello che qualunque genitore vorrebbe avere, che immola la sua salute mentale per cercare di risarcire la figura paterna", sottolinea il regista, che ammette: "Il rapporto fra maschi è un rapporto sempre complesso, per quanto si spaccino per amici, o nelle pubblicità vengano ritratti come se fossero dei grandi amiconi, nella realtà spesso è addirittura conflittuale".

Scamarcio superlativo e Sharon Stone un'icona - Riccardo Scamarcio, nel ruolo del figlio, è per Avati "un attore superlativo, che ha dovuto faticare più di tutti perché ha dovuto combattere contro la sua avvenenza. Gli attori brutti vengono sempre considerati bravi, ma per i belli è più in salita affermarsi. Così per le donne: o devono morire, come è successo a Marilyn Monroe, o faticare tanto, come accadde alla Loren". Il regista, che da sempre ama anteporre l'aspetto umano e il rapporto con gli attori a quello professionale, osserva che Scamarcio "ha dato un contributo a questo personaggio che non è irrilevante, perché anche lui ha avuto a sua volta un rapporto complesso con il padre". E avere Sharon Stone sul set? "Sharon è un'icona, un personaggio, un ufo - ironizza Avati - è qualcosa di diverso da un'attrice. Lei si porta appresso sul set parrucchiere, truccatore, fotografi: è divertente, è come avere sul set un pezzo della Dolce Vita e lei è molto seria e professionale, ma il rapporto rimane professionale, non si diventa amici di Sharon Stone".

Su Venezia: "Non tifo per nessuno ma Costanzo è molto talentuoso" - Sulla Mostra del Cinema in corso in questi giorni a Venezia, Avati non si sbilancia: "Non tifo per nessuno, perché non ho visto nessun film, né voglio cadere nell'ipocrisia di dire 'spero vinca un italiano'. Posso però dire che conosco Saverio Costanzo, ed è un giovane molto talentuoso". "La protagonista del suo film, Alba Rorwacher - ha detto Avati - l'ho praticamente scoperta io in 'Il papà di Giovanna', quindi non posso che augurarle il meglio". Se non ha un suo 'preferito' tra i film in concorso, però, il grande regista ha le idee chiare sul genere che vorrebbe vedere trionfare in Laguna: "L'anno scorso (in cui vinse il documentario 'Sacro GRA' di Gianfranco Rosi, ndr) non mi sono unito al coro di esultanza per la vittoria di un italiano con un documentario - ha detto Avati - perché secondo me non è giusto che un documentario partecipi al concorso, senza che vengano separati i generi cinematografici". Il regista ha sottolineato infatti che si tratta di "una forma narrativa completamente diversa, nel cinema c'è un racconto, una storia inventata, delle battute recitate", e ha concluso: "Una volta, quando il cinema era meno demagogico, i generi erano tenuti separati, perché il linguaggio è totalmente differente. Ora è come dire: il cinema non c'è, diamo un premio a chi fa i documentari. Ma un Leone d'Oro ad un documentario è uno schiaffo a quelli come noi, che cercano di raccontare delle storie in un'altra forma narrativa".

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