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San Valentino

Quando l'amore diventa ossessione, ecco cosa scatta e perche'

13 febbraio 2016 | 11.00
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"L'amore puo' divenire spesso quasi un'ossessione per una naturale sequenza di particolari reazioni neurochimiche". A spiegarlo è Piero Barbanti, primario Neurologo dell'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, in una nota sui meccanismi che scattano nel cervello di un innamorato, diffusa in vista del giorno di San Valentino. "Nelle fasi iniziali dell'amore romantico (innamoramento) - ha spiegato Barbanti - si verifica una tempesta di sostanze chimiche (in parte simile a quanto accade nell'assunzione di cocaina) liberate dall'ipotalamo che rende conto anche dello 'stare male per amore': la dopamina si impenna, giustificando l'euforia, la serotonina si riduce, spiegando la frequente ossessivita', il fattore di crescita nervosa (Nerve Grow Factor) aumenta, incrementando il romanticismo, cosi' come l'ossitocina e vasopressina che spiegano la possessivita' dell'innamorato".

Secondo l'esperto, la psicologia distingue 2 tipi di amore: quello romantico, presente tra 2 amanti, e quello materno, esistente nei legami tra i parenti. L’amore ha un formidabile valore evoluzionistico perché è la base della sopravvivenza della specie, avendo come caratteristiche cardine l’impulso a stare vicini e uniti e la sensazione di irrinunciabilità – esattamente come una droga - una volta che lo si sia sperimentato.

Barbanti spiega anche i meccanismi alla base della follia d'amore "E’ singolare notare come il cervello dell’innamorato, a fronte della attivazione delle aree delle emozioni, disconnetta invece le aree più razionali del cervello (come la corteccia prefrontale), silenziando il centro della paura (l’amigdala): tutto ciò spiega la follia e il coraggio nell’amore romantico e materno".

E se l'amore finisce? Come voltare pagina? "L’amore - sottolinea l'esperto - è forse l’unica parte pienamente istintiva attiva ancora nell’adulto, stretto com’è tra i doveri del quotidiano. La perdita di un amore viene vissuta drammaticamente non anche per la perdita di quel piccolo spazio per la follia che ci è ancora consentito da adulti. Parlare con un amico di un amore finito, lasciare 'sfiatare' la nostra emozionalità così nascosta al mondo (perché intima e riservata un tempo al partner), è il primo passo".

Infine la risposta alla domanda delle domande: perché il primo amore non si scorda mai? "Nell’amore romantico, durante l’attivazione delle regioni del cervello deputate al piacere, a nostra insaputa rimane aperto un microfono che - spiega Barbanti - registra istante per istante: è l’ippocampo, centro della nostra memoria ma anche delle emozioni che incide a lettere di fuoco non solo il ricordo, ma anche l’emozione ad esso correlata. Rivedere il primo amore vuol dire spesso rievocare il ricordo ma anche la tempesta passionale a quello correlata".

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