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Grecia: dalla Grexit al flop di Syriza, quattro scenari da Schroders

11 febbraio 2015 | 13.14
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Per Azad Zangana, European Economist di Schroders, il partito guidato da Alexis Tsipras potrebbe frammentarsi di fronte all'impossibiliità di mantenere le promesse, cosa che porterebbe a nuove elezioni

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Quattro scenari per l'evoluzione della situazione in Grecia, dalla Grexit, l'uscita della Repubblica Ellenica dall'euro, fino alla frantumazione di Syriza e alla convocazione di nuove elezioni politiche, eventualità che non dispiacerebbe ai partiti conservatori europei a partire dal Ppe spagnolo, impaurito dalla crescita di Podemos nei sondaggi. A tracciarli, in un report, è Azad Zangana, European Economist di Schroders, società londinese attiva nel risparmio gestito, fondata nel 1804.

Il primo scenario è che la trattativa in corso tra Atene, Bruxelles e Francoforte abbia un esito positivo. La Troika, cioè, fa alcune concessioni a Syriza, in cambio della continuazione del processo di riforme. L’economia greca ha un piccolo rallentamento, ma evita la recessione. L’impatto sull’Europa nel suo complesso è poco significativo.

Ma Syriza potrebbe anche fallire. Succede cioè che il partito di Tsipras non riesce a ottenere nulla dalla Troika e si rende conto della dura realtà delle finanze greche. Il partito non riesce quindi ad effettuare gli aumenti di spesa pubblica e i tagli alle tasse promessi. Syriza come partito si frammenta e la coalizione si rompe, portando a nuove elezioni. L’economia ellenica rallenta, ma le implicazioni generali sono poco significative.

L'opzione Grexit, pur negata ufficialmente dalle autorità, resta sul tavolo. Syriza rompe i legami con la Troika, non essendo riuscita a raggiungere un compromesso, e poi si rifiuta di pagare gli interessi sul debito concesso dalla Troika. I leader europei decidono di spingere la Grecia fuori dall’Eurozona bloccando i fondi della Bce diretti verso le banche greche, il che porta alla cosiddetta “corsa agli sportelli”. Alla fine, la Grecia è costretta ad abbandonare l’unione monetaria per poter stampare la propria valuta. Il Paese entra in una profonda e lunga recessione, con alcuni effetti collaterali in Europa.

Quarta possibilità, la Troika se ne va, ma senza Grexit. Le negoziazioni con la Troika finiscono in stallo, con un blocco del credito. La Grecia continua a ripagare i prestiti ma, per poterlo fare, è costretta a mantenere un ampio avanzo di bilancio. Poiché non c’è default, la Bce continua a supportare le banche greche, facendo sì che la Grecia rimanga nell’eurozona. L’economia greca entra in recessione a causa dell’aumento di austerità, ma gli effetti secondari sono temporanei e di piccola portata.

Tornando allo scenario attuale, continua Zangana, "fuori dalla Grecia il rischio contagio dei mercati si è ridotto drasticamente, rispetto a quando è iniziata la crisi del debito sovrano. Le istituzioni finanziarie europee hanno ora un’esposizione minima verso la Grecia, il che diminuisce la probabilità di una nuova e più ampia crisi. Ciò rafforza anche la posizione della Troika nei prossimi negoziati".

Mentre i mercati finanziari, prosegue l'economista, "potrebbero essere abbastanza contenti della situazione in Grecia, ci potrebbero ancora essere effetti collaterali a livello politico. Syriza è il primo partito di protesta in grado di raggiungere il potere in uno Stato europeo. In base ai suoi successi nei prossimi mesi, il supporto per i partiti simili in tutta Europa potrebbe aumentare".

Per esempio, "la versione spagnola di Syriza, cioè Podemos, è attualmente al secondo posto nei sondaggi in vista delle prossime elezioni, a dicembre 2015. Se un partito anti-austerità dovesse prendere il potere nella quarta economia europea, il rischio di una crisi politica conclamata potrebbe impattare seriamente sui mercati europei".

L’economia greca, aggiunge l'economista, "è tornata a una crescita positiva nel 2014, soprattutto grazie a maggiori esportazioni e una minore debolezza di altre sotto-componenti. Nonostante l’esperienza greca sia un eccesso, ci saremmo aspettati a questo punto qualche segnale di ripresa negli investimenti delle imprese, specialmente grazie alla repentina caduta dei prezzi degli asset. Ciò evidenzia l’esitazione e lo scarso sentiment che hanno sia gli investitori locali sia quelli stranieri che, a nostro avviso, verrà solo esacerbata dai risultati delle elezioni".

Il futuro della Grecia, continua Zangana, "ora dipende dalla capacità di Syriza di governare in modo responsabile e di riconoscere che le più importanti riforme strutturali rimangono necessarie per aumentare la competitività del Paese".

"Sfortunatamente - aggiunge l'economista - è difficile essere ottimisti da questo punto di vista, poiché Syriza promette di abolire le riforme del mercato del lavoro fatte e di nazionalizzare le banche. Nel frattempo, la permanenza della Grecia nell’unione monetaria dipende dalle riforme strutturali, ma anche dall’abilità di Alexis Tsipras di raggiungere un compromesso accettabile con la Troika".

A breve termine, l'opzione più probabile è un nulla di fatto: "Andremo quasi certamente - prevede Zangana - verso uno stallo nelle negoziazioni nel breve periodo, anche solo per la volontà di Syriza di mantenere una linea ferma. Il rischio della cosiddetta Grexit è ancora una volta elevato e, per questa ragione, gli investitori dovrebbero pensarci molto bene, prima di investire in Grecia".

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