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Quelle notti magiche del '90

31 gennaio 2018 | 13.22
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(Foto Twitter Franco Baresi)

Era il 1990 quando, cinquantasei anni dopo l'ultima occasione, l'Italia tornò ad ospitare la fase finale dei Mondiali. Quelle "notti magiche" azzurre che oggi, nel giorno della scomparsa del ct della Nazionale dell'epoca Azeglio Vicini, tornano alla mente dei tifosi suscitando commozione e nostalgia. La squadra azzurra era la grande favorita insieme all'Argentina, campione in carica che poteva contare sul tifo di molti italiani, in particolare nelle gare disputate allo stadio San Paolo di Napoli. Motivo di tanto seguito ovviamente era la presenza in campo di Maradona, che stava trascinando la squadra partenopea alle vette più alte della sua storia.

Ma a laurearsi capocannoniere del torneo con sei reti segnate fu "Totò" Schillaci, migliore azzurro in campo insieme a Roberto Baggio. Tuttavia l'errore in uscita su Caniggia di Walter Zenga durante la semifinale contro l'Argentina compromise irrimediabilmente il cammino dell'Italia. Tanto che la finale si disputò tra la "celeste" e la Germania Ovest, che vinse il mondiale per la terza volta nella sua storia, vendicando così nel migliore dei modi la sconfitta, sempre contro gli argentini, di quattro anni prima.

NOTTI MAGICHE - Il primo turno di Italia '90 non vede grossissime sorprese, se si eccettua forse il passaggio del turno del poco quotato Costarica ai danni di Scozia e Svezia. L'Italia affronta all'esordio l'Austria, contro cui, per oltre un'ora di gioco, seppur non correndo quasi nessun pericolo, non riesce a concretizzare le occasioni da gol capitate sui piedi degli attaccanti. Al 74' Vicini butta nella mischia il giovane juventino Schillaci e quattro minuti dopo il suo ingresso in campo lo juventino fulmina il portiere austriaco con un perentorio colpo di testa.

Inizia così la favola mondiale di "Totò" Schillaci. Dopo essere rimasto a secco nel corso della gara vinta per 1-0 contro gli USA (decide Giannini), l'attaccante siciliano si ripete contro la Cecoslovacchia; ormai il suo ruolo non è più in discussione e sale in cattedra in compagnia di un altro giovane talento, Roberto Baggio, anche lui in rete contro i boemi. L'Italia accede agli ottavi con tre vittorie su tre, quattro gol fatti e neanche uno subito. Le "notti magiche" azzurre si accendono, tutti sono convinti di poter arrivare alla vittoria finale, soprattutto quando, anche nelle fasi successive del torneo, gli azzurri continuano il "leitmotiv" della prima fase superando l'Uruguay 2-0 (gol di Schillaci e Serena) e l'Eire nei quarti, ancora con un gol dell'attaccante palermitano.

GLI AVVERSARI - Ruolino di marcia non ineccepibile, invece per l'Argentina. Sconfitta all'esordio dal Camerun, supera l'Unione Sovietica per 2-0 ma viene fermata sul pari dalla Romania. Gli argentini chiudono al terzo posto nel girone, ma vengono ripescati agli ottavi, dove affronteranno il Brasile. Contro i verdeoro l'Argentina torna quella di quattro anni prima, cinica e spietata nel trovare il gol all'80' con il biondo attaccante Caniggia, che rompe l'equilibrio del match, ma subisce ancora un'inflessione nei quarti contro la fortissima Jugoslavia di Prosinecki e Savicevic. Sono necessari i calci di rigore per stabilire la vittoria dei sudamericani.

Oltre alle due grandi favorite del mondiale sta emergendo, però, una terza incomoda, la Germania Ovest degli interisti Brehme, Matthaus e Klinsmann. I tedeschi non hanno entusiasmato, ottenendo due vittorie di misura contro Olanda e Cecoslovacchia, ma arrivano in semifinale contro l'Inghilterra senza aver troppo faticato e soprattutto senza pressioni psicologiche.

LA SCONFITTA - Le due semifinali vedono opposte Italia-Argentina da una parte e Germania-Inghilterra dall'altra. A Napoli gli azzurri affrontano i sudamericani dell'avversario più temuto in assoluto, quel Maradona che proprio nel capoluogo campano sta compiendo miracoli sportivi da alcuni anni. Il pubblico è, così, diviso tra l'amore per l'argentino e l'attaccamento ai colori italiani. La gara viene sbloccata già dopo 17 minuti da, sempre lui, Totò Schillaci, appostato per ribattere a rete la respinta del portiere Goycoechea.

A differenza delle partite precedenti la difesa azzurra non risulta impeccabile, in particolare c'è la 'papera' di Walter Zenga che compromette il cammino fin qui trionfale dell'Italia. Al 67' il portiere dell'Inter viene anticipato da Caniggia e subisce il primo gol in sei partite. I tempi regolamentari e supplementari si chiudono in parità e si arriva così alla fatidica "lotteria" dei calci di rigore. Gli argentini sono perfetti dal dischetto e il portiere Goycoechea compie due interventi miracolosi su Donadoni e Serena, portando la sua squadra in finale.

Identico esito anche nell'altra semifinale, con i tedeschi ad avere la meglio ai rigori contro l'Inghilterra. Italia e Inghilterra si affronteranno poi nella finale per il terzo posto, in cui Schillaci consentirà agli azzurri di chiudere con una piazza d'onore (ma quanti rimpianti) e si laureerà miglior marcatore del Mondiale con sei gol.

LA FINALE - Davanti a uno stadio Olimpico di Roma gremito si ripete la finale Germania Ovest-Argentina, quattro anni dopo la vittoria della "celeste" a Città del Messico. I sudamericani non sono però gli stessi del 1986, continuano a vivere sui lampi di un genio calcistico come Maradona, ma soprattutto a centrocampo difettano della mancanza di un autentico costruttore di gioco, puntando tutto su degli onesti gregari in grado soprattutto di demolire le tattiche avversarie. Altrettanto poco fantasiosi, ma forse più concreti, i tedeschi allenati da Beckenbauer, un undici veloce, soprattutto con Hassler e Voeller e ben contenuto dietro da difensori del calibro di Berthold, Brehme, Augenthaler e Kohler, con l'aggiunta del mastodontico Buchwald, incaricato di marcare stretto Maradona.

L'estemo difensivismo messo in campo dalle due squadre fa di questa finale una delle più noiose della storia dei Mondiali: la Germania cerca qualche assalto in più, senza riuscire però a penetrare dalle parti di Goycoechea. L'equilibrio, che sembra condannare la gara ai calci di rigore per decretare una vincitrice, si rompe però all'84' quando l'arbitro messicano Codesal decreta un rigore per fallo di Sensini su Voeller, dopo aver ignorato pochi istanti prima un intervento falloso in area subito da Dezotti. Andreas Brehme si incarica della battuta quando mancano soltanto sei minuti alla fine e Goycoechea questa volta non riesce a parare il tiro del difensore, che vale l'1-0 per la Germania Ovest . I tedeschi vincono il mondiale per la terza volta nella loro storia, vendicando così nel migliore dei modi la sconfitta, sempre contro gli argentini, di quattro anni prima.

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