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Quirinale 2022, per Casellati 382 voti: 71 franchi tiratori

28 gennaio 2022 | 09.54
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Fonti Lega: "Nostri 208 voti compatti". Meloni: "Noi leali. Anche la Lega tiene. Non così per altri". Sesto scrutinio convocato per le 17

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(Afp)

Ancora una fumata nera. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, candidata del centrodestra per il Quirinale, ha ottenuto 382 voti nel quinto scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica. 46 preferenze sono andate al capo dello Stato, Sergio Mattarella; 38 al pm Nino Di Matteo, ora componente del Csm; 8 a Silvio Berlusconi, 7 alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e al coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani; 6 a Pier Ferdinando Casini. Le schede bianche sono state 11, le nulle 9, come i voti dispersi. Presenti 936, votanti 530, astenuti 406. A Casellati sono dunque mancati 71 voti rispetto ai 453 grandi elettori del centrodestra.

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SESTO SCRUTINIO - Il sesto scrutinio è stato convocato per le 17. Le conferenze congiunte dei capigruppo di Senato e Camera, insieme ai rispettivi presidenti, hanno infatti deciso una doppia seduta a partire da oggi.

FRANCHI TIRATORI - Ma chi sono i franchi tiratori? Dei 382 voti per Elisabetta Casellati "208 sono quelli della Lega, espressi in modo compatto" fanno sapere fonti della Lega. ''Certamente sono mancati i voti del centrodestra, non certo i nostri'', dice amareggiato Ignazio La Russa tra i fondatori di Fdi. ''Mancano i voti di Fi e 'Cambiamo''', dice a mezza bocca un big della Lega che allarga le braccia. ''E' una Caporetto'', commenta un parlamentare azzurro di lungo corso. Il 'flop' di Casellati scuote la coalizione dalle fondamenta e apre la caccia al 'fuoco amico', ovvero al franco tiratore.

Le accuse sono reciproche, ma sostanzialmente nel mirino finiscono i 'centristi' e il partito di riferimento della seconda carica dello Stato, ovvero Forza Italia. Non solo. I 382 voti presi da Casellati appaiono una netta sconfessione del mandato affidato a Salvini di trovare un nome condiviso e spendibile a sinistra.

"Fratelli d'Italia, anche alla quinta votazione, si conferma come partito granitico e leale. Anche la Lega tiene. Non così per altri - scrive in una nota Giorgia Meloni dopo la fumata nera in Aula - C'è chi in questa elezione, dall'inizio ha apertamente lavorato per impedire la storica elezione di un presidente di centrodestra. Le decine di milioni di italiani che credono in noi non meritano di essere trattati così. Occorre prenderne atto, e ne parlerò con Matteo Salvini, per sapere cosa ne pensa".

L'intesa sul nome di Casellati era stata raggiunta al vertice del centrodestra di questa mattina. "Oggi abbiamo fatto la massima proposta possibile, più volte Mattarella aveva detto di non essere disponibile, dopo il suo, aggiungo io, buon settennato, noi ora abbiamo proposto Elisabetta Casellati, la seconda carica dello Stato, non c'era di più, dopo Mattarella", aveva detto Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera. "Casellati era stata eletta dal 75% dei senatori all'inizio di questa legislatura, più unitaria di così...", aveva sottolineato.

Un appello a tutti gli schieramenti, a votare Casellati, è arrivato poi da Silvio Berlusconi: "Garantisco io sull'assoluta adeguatezza" per il suo ''nuovo ruolo super partes", ha scritto su Facebook. "Per tale motivo mi rivolgo ai parlamentari di tutti gli schieramenti, per chiedere loro di sostenere la Casellati", ha aggiunto il Cavaliere, che ha avvertito: "Dobbiamo assolutamente porre fine all’attuale spettacolo indecoroso che la politica sta dando di sé agli italiani e che l’opinione pubblica non riesce più a capire e a tollerare. Ringrazio di cuore tutti i Parlamentari che daranno seguito a questo mio appello e mi auguro che finalmente il Parlamento possa dare un segnale di responsabilità e di adeguatezza al ruolo che la Costituzione gli assegna. Lo spero davvero".

CENTROSINISTRA - 'Presente non votante' è la formula scelta dai leader progressisti Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza per la prima 'chiama' di oggi e non è stata indicata a caso ai rispettivi parlamentari.

Dal punto di vista pratico è un qualcosa in più rispetto a una semplice astensione. Infatti il grande elettore deve entrare in aula, ritirare la scheda e contestualmente dichiarare ad alta voce 'astensione'. Si tratta, quindi, di una opzione offerta dal collaudato 'mazzo' delle tattiche parlamentari per avere (e dimostrare) la tenuta della coalizione su una scelta politica.

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