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Quirinale 2022, monarchici lanciano Aimone di Savoia: "Sarebbe un grande presidente"

26 gennaio 2022 | 12.32
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La lettura dell'impasse sull'elezione del nuovo Presidente della Repubblica fatta da Alessandro Sacchi, presidente dell'Unione Monarchica Italiana

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Una crisi "non politica, ma di sistema", che si può risolvere colmando la lacuna di "un vero arbitro terzo", estraneo alla militanza in una delle forze politiche oggi in campo. Questa la lettura dell'impasse sull'elezione del nuovo Presidente della Repubblica fatta da Alessandro Sacchi, presidente dell'Unione Monarchica Italiana, che all'Adnkronos indica il nome a suo dire capace di interpretare al meglio il ruolo: Aimone di Savoia-Aosta, a capo di Casa Savoia in disputa con Vittorio Emanuele di Savoia.

"Sarebbe un grande Capo dello Stato - spiega Sacchi - ha 53 anni, gode dei diritti civili, ha talento e onora il suo Paese, è vicepresidente di Pirelli Tyre, responsabile per la Russia, è riferimento per gli imprenditori italiani in Russia, ha rapporti personali con Putin che vede frequentemente, è ambasciatore dell'Ordine di Malta presso la Federazione Russa. Inoltre è Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. E' una grande risorsa inutilizzata dell'Italia e avrebbe tutti i requisiti per fare il Capo dello Stato, io dico anche per fare il Re. Incarna quello spirito di servizio al quale i Savoia sono stati educati e posso certificare che è stato educato per fare il Capo dello Stato". 

Una candidatura, quella di un esponente della dinastia che ha regnato nel Paese dal 1861 al 1946, che difficilmente farà strada nell'Italia repubblicana. Ma, sottolinea Sacchi, "una Repubblica che non ha paura di se stessa non dovrebbe avere questo tipo di perplessità. Se la Repubblica tiene ancora in esilio Umberto II da morto, vuol dire che non solo ha scheletri nell'armadio e un peccato originale, ma ha ancora timori". 

Secondo il presidente dell'Unione monarchica, la corsa al Colle non trova risoluzione "perché questa non è una crisi politica, ma una crisi di sistema. Quando il costituente repubblicano ha organizzato l'architettura dello Stato, ha fatto in modo che ci fosse un certo bilanciamento tra i poteri ritagliando la figura del Capo dello Stato sulle prerogative che lo Statuto Albertino dava al Re nel periodo della monarchia costituzionale".

"C'è però una debolezza - sottolinea - perché si dava per scontato che chi ascendesse alla carica di Presidente della Repubblica avesse un requisito fondamentale, cioè che fosse terzo. Ma questa è una finzione, è impossibile che una persona dopo 50 anni di militanza in una parte possa diventare super partes dal giorno del suo insediamento, come se fosse possibile resettare un'ideologia. Nello sviluppo della storia repubblicana tutti i Presidenti sono stati espressi in virtù di una finzione che oggi non funziona più, perché è cambiata la politica e molti Capi dello Stato non si sono accorti di questo cambiamento, come Mattarella che non ha capito che avrebbe dovuto sciogliere le Camere".

In questo contesto "manca quindi la figura terza, manca l'arbitro in un meccanismo che sottrae il Capo dello Stato alla contrattazione. Non è una questione di persone, anche se io riterrei che Aimone di Savoia sarebbe un grande Capo dello Stato e ne avrebbe tutti i requisiti. Ma forse non è ancora il suo momento. Intanto - conclude Sacchi - la Repubblica è come una supernova, sta implodendo per una crisi di sistema che forse non si risolve neanche con le elezioni". 

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