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Libero l'indiano che voleva rapire bimba, Orlando avvia accertamenti

21 agosto 2016 | 10.57
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Il ministro Andrea Orlando (FOTOGRAMMA) - (FOTOGRAMMA)

Dopo essere stato interrogato nella notte dal sostituto procuratore di Ragusa, Giulia Bisello, è stato nuovamente rimesso in libertà R. L., l'indiano di 43 anni che era stato fermato per il tentativo di rapimento di una bambina di cinque anni a Scoglitti, nel ragusano.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha intanto avviato accertamenti sul caso. In particolare, a quanto si apprende, Orlando "ha chiesto all'Ispettorato di approfondire la vicenda e aspetta l'esito di queste verifiche".

Il 43enne era già stato rimesso una prima volta in libertà scatenando polemiche sull'operato della magistratura e quindi, su richiesta degli inquirenti, nuovamente rintracciato in un casolare dove era ospite di altri extracomunitari e fermato.

Decisione contestata dalla madre della bimba. La donna, ancora scossa, contesta la decisione della magistratura di far tornare in libertà l'indiano e ricostruisce i drammatici attimi vissuti da lei e dal marito quel pomeriggio: ''Mi trovavo sul lungomare, a risalire le scale. La bambina era già salita con mio marito. A un certo punto - racconta al telefono raggiunta da Enrico Fedocci di 'NewsMediaset' - un'amica mi ha fatto notare che la mia bimba era in braccio a uno straniero che la teneva molto stretta a sé, con il faccino quasi sotto la sua ascella, proprio bloccata a lui''.

Solo allora i coniugi hanno realizzato quel che stava accadendo.''La paura è stata tanta'', ammette la donna, che non riesce a darsi pace nel sapere che l'uomo, sul quale pende un decreto di espulsione, è ancora a piede libero.

''Volevo solo dire una cosa: che ieri siamo stati risentiti, speranzosi che questa persona venisse anche solo espulsa dall'Italia, perché comunque io rischio di trovarlo giù a Scoglitti. Voglio solo dire che io vomito davanti alla legge italiana. Perché ho compreso che è stata applicata proprio la legge nei minimi particolari. E oggi ci è stato detto - si sfoga la mamma della bimba - che non ha concluso il reato, perché lui si doveva allontanare dalla nostra vista, lo dovevamo perdere di vista per poter dire che si stava portando via la nostra bambina. Lui si è avvicinato a noi come se conoscesse qualcuno e l'ha presa con sé per portarsela via. Lui si è fermato perché noi - sottolinea - lo abbiamo fermato. Adesso vi chiedo di non chiamare più perché vogliamo stare tranquilli''.

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