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Previdenza: Rapporto Adepp, oltre 73 miliardi il valore attività detenute enti

23 novembre 2016 | 15.37
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Ben 73 miliardi di euro con una crescita percentuale di oltre 4 punti in un anno: a tanto ammontano le attività totali a valori di mercato detenute dagli enti di previdenza privati aderenti all’Adepp. Il dato è contenuto nel Rapporto sugli investimenti, realizzato dal Centro studi Adepp, presentato oggi a Roma. Lo studio ha messo in luce la crescita delle risorse investite nell’economia nazionale.

Per quanto riguarda la componente di titoli di capitale investita sul territorio italiano si registra un netto aumento, con le azioni tricolore che sono passate dal 22,7% al 28,8% del totale. Un balzo in avanti del 6,1% in un anno.

“Oggi le casse -ha detto il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti- hanno investimenti in titoli di capitale italiani per circa 3 miliardi di euro, un dato che fa emergere il ruolo di primo piano che gli enti dei professionisti interpretano nel sostegno alla crescita del Paese. Non a caso i nostri investimenti continuano ad andare in settori cruciali dell’economia reale”.

Oltre che nel settore finanziario, infatti, i titoli di capitale italiani acquistati dagli enti Adepp sono ripartiti principalmente tra le utilities (18%), il settore dell’energia (12,8%), quello sanitario (5,9%) e industriale (5,7%). “Ricordiamo comunque che in generale, considerando tutti i tipi di investimento, più del 60% delle nostre risorse sono in Italia, come ha già dimostrato un precedente studio basato sui bilanci 2014”, ha precisato Oliveti.

In totale le attività degli enti aderenti all’Adepp sono aumentate dai 69,9 miliardi del 2014 ai 73,3 miliardi di euro del 2015 (+4,6%).

“La crescita -ha chiarito- è dovuta alla buona gestione degli investimenti ma anche al fatto che il saldo tra le entrate contributive e le prestazioni delle casse Adepp è positivo e questo deve ricordare a tutti che i patrimoni degli enti sono fatti di contributi dei lavoratori, accantonati per essere messi a reddito e per pagare pensioni, non per essere impiegati impropriamente o per essere decurtati da doppie o triple tassazioni. Visto che ogni tanto qualcuno se lo dimentica o fa confusione, vale anche la pena sottolineare che nessuna cassa previdenziale privata é mai fallita (Inpdai era pubblica quando fallì) e tutte stanno meglio di quando erano pubbliche”.

Un altro aspetto evidenziato dal rapporto Adepp è la tendenza sempre più marcata a una gestione indiretta del patrimonio sia mobiliare sia immobiliare. Se nel 2011 il 58,5% degli investimenti delle casse era gestito direttamente e solo il 41,5% era a gestione indiretta, cinque anni dopo la situazione si è completamente invertita: a fine 2015 quasi il 59% del patrimonio era a gestione indiretta.

“Con l’aumento dei patrimoni -ha analizzato il presidente- le casse tendono a non gestirli più interamente in casa, ma concentrano gli sforzi delle proprie strutture sul controllo del rischio e aumentano la diversificazione affidandosi a gestori professionali selezionati sul mercato. Anche il legislatore ha fatto la sua parte, penalizzando dal punto di vista fiscale gli investimenti diretti”.

“La gestione indiretta, virtuosa, correrebbe il rischio di essere appesantita se il decreto investimenti prevedesse modalità di selezione fuori mercato, come le gare con le stesse regole degli appalti delle pubbliche amministrazioni”, ha aggiunto Oliveti.

Negli ultimi anni inoltre molti enti previdenziali privati hanno attuato delle politiche di investimento per abbassare l’esposizione diretta in immobili apportandoli in fondi di investimento alternativi, con l’obiettivo di mettere a reddito gli stabili e quando possibile di venderli.

“L’operazione di vendita degli immobili richiede tempi piuttosto lunghi per evitare perdite dall’immissione sconsiderata di immobili nel mercato e non può ignorare l’andamento del mercato immobiliare italiano, la crisi demografica e i processi di riorganizzazione e ristrutturazione del lavoro che impattano sull’immobiliare destinato agli uffici”, ha tuttavia precisato Oliveti.

Durante la presentazione del Rapporto sugli investimenti, l’Adepp ha reso pubblico il Codice di autoregolamentazione sugli investimenti varato dall’associazione. Le casse hanno infatti deciso di dotarsi di un documento di indirizzo senza attendere l'emanazione di un regolamento governativo sui limiti degli investimenti.

“Il nostro -ha ricordato- è un sistema maturo che cresce e che intraprende percorsi avanzati di autoregolamentazione nell'ottica di un’autonomia responsabile. In considerazione della rilevanza del patrimonio gestito dalle casse, infatti, abbiamo ritenuto che l'adozione di un codice di autoregolamentazione in materia di investimenti fosse necessaria e improcrastinabile per garantire la trasparenza, l'ottimizzazione dei risultati e la tutela degli iscritti secondo le migliori pratiche già adottate dagli enti di previdenza e gli indirizzi del legislatore".

“Allo stesso tempo il Codice di autoregolamentazione esprime la nostra esigenza di utilizzare mezzi privati e di muoverci con agilità nel mercato per trarre le migliori opportunità", ha detto il presidente dell’Adepp.

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