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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

19 agosto 2014 | 09.36
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Gallino: "I governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l'economia in un periodo di crisi".

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"La Russia è coerente con le sue esigenze, ma non con le nostre". Così, in un'intervista a 'Il Giornale', Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Inalca (gruppo Cremonini, leader italiano nella produzione e distribuzione di carni bovine) e vicepresidente di Federalimentare, riferendosi all'inasprimento delle sanzioni in campo alimentare che sta imponendo all'Europa. Le sanzioni dell'Unione europea contro la Russia sono la peggior cosa che l' Ue potesse fare; è chiaro che sono state seguite da controsanzioni. Tutto questo è dannoso per gli Stati europei, perché questi hanno bisogno del mercato russo più di quanto la Russia abbia bisogno di quello europeo. L'escalation delle sanzioni è miope".

"Per realizzare la fabbrica a Mosca -fa notare- sono serviti 24 mesi, per il macello a Oremburg 18. A Modena da 4 anni aspettiamo i permessi per ampliare uno stabilimento. Il Paese difficile è l'Italia".

"La classe media sta dando fondo agli ultimi risparmi ed è arrivato il momento di passare all'azione". Così, in un'intervista a 'Il Messaggero', Gianpiero D'Alia, deputato e presidente dell'Udc. "E' necessario varare -sostiene- al rientro dalle vacanze, un pacchetto di norme tutte indirizzate al ceto medio, messo a durissima prova da anni di crisi economica. Va da sé che ogni intervento, a partire dall'eventuale contributo sulle pensioni di cui si discute in questi giorni, non potrà ulteriormente tartassare chi costituisce l'ossatura produttiva del Paese e allo stesso tempo il motore della sua ripartenza in direzione della crescita".

"Ora, e subito, vanno prese decisioni che riguardano i prossimi due o tre anni, per dimostrare che siamo seri sui cambiamenti". Così, in un'intervista a 'Il Messaggero', Vito Tanzi, già membro del Fmi, consulente della Banca Mondiale e dell'Onu, autore di numerosi volumi di economia e noto esperto di tassazione. "Se l' Italia uscisse dall'euro -ammette- sarebbe la più grande catastrofe della storia nazionale. Il nostro debito pubblico si ingigantirebbe a livelli insostenibili. Verremmo schiacciati. In Italia non esiste un mercato del lavoro. Qualsiasi imprenditore che abbia bisogno di un impiegato o un operaio è riluttante ad assumere. Nonostante tutti i contratti temporanei, non esiste quella flessibilità che davvero crea mobilità sia per i datori di lavoro sia per chi cerca lavoro".

"A creare il lavoro sono le imprese e il governo sta facendo di tutto per andare contro il sistema delle piccole e medie aziende che generano occupazione. Basti pensare alla mazzata ricevuta da commercianti e artigiani con la Tasi e con la Tari. E' impressionante, per forza chiudono". Così, in un'intervista a 'La Padania', Massimo Garavaglia, responsabile economico della Lega Nord e assessore all'Economia e Bilancio della Regione Lombardia.

"L'art.18 non verrà toccato. La battaglia estiva del Ncd si è risolta in un pugno di mosche: sia Renzi che Poletti hanno detto che non è questo l'argomento fondamentale. Anche perché si tratta di un falso problema: le aziende non chiedono di ridurre le tutele dei lavoratori, ma di abbassare il costo del lavoro". Così, in un'intervista a 'La Repubblica', Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera.

"Per le nuove assunzioni si può stabilire - osserva - che il contratto a tutele crescenti e i contratti a termine siano alternativi: sarà l'imprenditore a scegliere la strada più conveniente. Per chi assume c'è un doppio vantaggio: nella proposta del Pd si parte da una retribuzione del 65% a parità di mansione, e poi si riducono contributi e Irap, se il lavoratore viene confermato, altrimenti il periodo di prova viene considerato un normale contratto a termine, molto più costoso".

"La copertura assicurativa contro i furti non ha avuto aumenti, anzi il suo andamento è stato molto più stabile rispetto a quello dell'RcAuto". Così, in un'intervista a 'La Repubblica' Vittorio Verdone, direttore centrale dell'Ania, l'associazione nazionale fra le imprese assicuratrici. "Anche il margine di guadagno -ricorda- prima era molto più favorevole, oggi è ridottissimo, perché il mercato è più competitivo, al punto che ci sono molte case automobilistiche che regalano la copertura furto-incendio per i primi anni".

"I governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l'economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti". Lo scrive su 'La Repubblica' il sociologo Luciano Gallino. "Nei discorsi con cui verso metà agosto Matteo Renzi -ricorda- ha occupato gran parte delle reti tv, si è profuso in richiami alla necessità di guardare con coraggio alla crisi, di non lasciarsi prendere dalla sfiducia, di contare sulle risorse profonde del paese. Sarà un caso, o uno spin doctor un po' più colto, ma questi accorati richiami alla fibra morale dei cittadini ricordano il discorso inaugurale con cui Franklin D. Roosevelt inaugurò la sua presidenza nel marzo 1933".

"In Usa le conseguenze -continua il sociologo- furono straordinarie. Ma non soltanto perché i cittadini furono rianimati di colpo dalle parole del presidente. Bensì perché nel giro di poche settimane Roosevelt creò tre agenzie per l' occupazione che in pochi mesi diedero un lavoro a quattro milioni di disoccupati, e attuò la più grande ed efficace riforma del sistema bancario che si sia mai vista in Occidente, la legge Glass-Steagall. Ci faccia vedere qualcosa di simile, Matteo Renzi, in tempi analoghi, e cominceremo a pensare che il suo governo potrebbe anche risultare meno disastroso di quanto oggi non sembri".

"A scomporre il corpaccione del vecchio ceto medio concorrono il primato della politica riaffermato da Renzi, i laureati del politecnico che, attraverso le nuove tecnologie, diventano imprenditori e le minoranze attive dei piccoli e medi esportatori". Così, in un'intervista a 'La Stampa', il presidente del Censis Giuseppe De Rita. "Le nuove minoranze -precisa- vengono dalle imprese. Non tutte le imprese, però, solo quelle più all' avanguardia e internazionalizzate. Sono imprenditori di nicchia, che scommettono su prodotti di lusso oppure che operano su commessa".

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