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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

14 settembre 2017 | 10.23
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"Negli ultimi anni abbiamo applicato le regole del patto di stabilità in modo intelligente perché non volevamo danneggiare la crescita: questo non è un imperativo per il futuro, la mia è stata una descrizione del passato". Così, intervistato dal 'Messaggero', Jean-Claude Juncker, presidente della commissione Europea.

"Il futuro -continua Juncker- sarà il passato. Adesso spetta all'Italia valutare tale fattibilità e sta alla Commissione dare un giudizio attento del piano che il governo ci sottoporrà. È chiaro che dobbiamo prima analizzare il passato e con il commissario Moscovici abbiamo messo in piedi una strumentazione per la flessibilità a favore dell' Italia. In questo modo l' Italia ha potuto spendere vari miliardi nel 2015, nel 2016 e anche nel 2017 e non avrebbe potuto farlo se la Commissione non avesse introdotto quel sistema".

"Per questo non si deve dire agli italiani -spiega ancora- che la Commissione è stata troppo rigorosa con l' Italia. Non dico che siamo stati generosi, ma certamente abbiamo applicato le regole sui bilanci pubblici in modo diverso dal modo in cui erano state applicate nel passato".

"Nei primi sei mesi di quest’anno la Sicilia ha contribuito all’export nazionale con un incremento del 30 per cento. Lo dice l’Istat, non io. Ed è un dato positivo che testimonia l’esistenza di un tessuto produttivo che ha ancora voglia di scommettere su questa terra. Ma questo da solo non è sufficiente. La campagna elettorale per le regionali è partita e finora non abbiamo sentito parlare, tranne qualche rara eccezione, di economia reale, quella che serve alle imprese e alle famiglie". A parlare, con il 'Sole 24 ore', è Giuseppe Catanzaro, da qualche mese presidente della Sicindustria, l’associazione degli industriali siciliani.

"Stiamo elaborando -continua Catanzaro- un documento di proposte per alimentare un dibattito che si concentri sui fatti".

"Questa manifestazione ha saputo aggiornare un format preesisente per venire incontro alle esigenze delle imprese e del mercato, valorizzando i concetti chiave su cui si fondano i settori a cui si rivolge, casa e design". Lo ha detto parlando con il 'Sole 24 ore', Fabrizio Curci, nuovo amministratore delegato di Fiera Milano, presentando la nuova edizione del Salone degli Stili di vita Homi, in calendario dal 15 al 18 settembre a Rho-Pero.

"Sono fortunato -ha continuato- a iniziare il mio incarico con Homi, perchè è un esempio di come questa azienda, al di là degli incidenti di percorso, abbia le risorse e la capacità per evolvere e aggiornarsi, creando nuovi modelli di business da offrire alle imprese», dice il nuovo ad, che arriva dalla galassia Fca e in precedenza ha lavorato in Olivetti Tecnost e Fiamm.

"Per elaborare il piano strategico mi occorre ancora un po’ di tempo – aggiunge- sono nuovo nel settore fieristico, ma porto con me il vantaggio di una visione laica e distaccata e il punto di vista del mondo delle aziende".

"Il futuro si muoverà elettricamente. Ma sarà tale solo quando i grandi gruppi offriranno auto elettriche. Noi lo faremo con ID. Sarà l’auto della VW per il prossimo decennio. Ma i consumatori hanno bisogno anche di infrastrutture per la ricarica, così da costruire fiducia nella nuova tecnologia". Così, con il 'Corriere della Sera', Matthias Müller, classe 1953, amministratore delegato della Volkswagen.

"Noi prendiamo Tesla -ha continuato- molto seriamente su come affronta il futuro. Ma per preparare il futuro dobbiamo essere moderni oggi. E oggi modernità significa avere motori efficienti: termici, diesel, fuel cells e elettrici, oppure mossi da carburanti provenienti da fonti rinnovabili o sintetici".

"Il sindacato può farsi soggetto di modernizzazione e di trasformazione accettando le sfide dell’innovazione, della flessibilità, dell’allargamento degli orizzonti di riferimento, della crescente complessità del sociale. Per confrontarsi con tali sfide – impegnative e ineludibili – al sindacato non basta il conflitto per poi contrattare, a valle, con le diverse controparti. Occorre viceversa risalire a monte. Sviluppo e lavoro richiedono di essere assunti in termini contestuali. Il lavoro non viene dopo lo sviluppo, come portato o conseguenza dello stesso". Lo scrive in un intervento su 'Avvenire', Lorenzo Caselli, professore emerito dell’Università di Genova.

"Al contrario, ne costituisce -continua- un elemento coessenziale al pari di altri fattori quali l’innovazione, la qualità, la creatività che proprio nelle persone trovano il loro radicamento e la possibilità di piena esplicazione. Tutto ciò richiede da parte del sindacato un’assunzione diretta di responsabilità nell’indirizzo, nel controllo e anche – talvolta – nella gestione delle scelte economiche e sociali. E giocoforza passare da una 'cultura delle conseguenze' a una 'cultura di progetto', mettendo in comunicazione interessi differenziati, esplicitando e costruendo comuni valori condivisi, dandosi un programma e una speranza di vita buona, o per lo meno decente, per tutti".

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