cerca CERCA
Sabato 16 Ottobre 2021
Aggiornato: 20:24
Temi caldi

Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

01 agosto 2017 | 10.28
LETTURA: 6 minuti

alternate text

"Di fronte alle difficoltà di questi giorni, Francia e Italia possono trovare una via di uscita alta, costruendo una grande impresa industriale europea in ambito navale, con un aspetto civile e uno militare". Un accordo che veda i due Paesi condividere i cantieri di Saint Nazaire, 50 per cento ciascuno, affidandone la guida in modo chiaro a Fincantieri. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, parla con il Corriere della Sera il giorno prima della importante missione a Roma, dove incontrerà il collega Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Le Maire tiene a rivolgersi all’opinione pubblica per assicurare che non c’è alcun atteggiamento anti-italiano, anzi: "La nostra scelta è Fincantieri", ripeterà più volte durante il colloquio."Vado a Roma con uno stato d’animo molto costruttivo -dice-. Siamo due nazioni sorelle. Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale sia quanto all’unione politica e monetaria. È una scelta politica importante, che abbiamo fatto con il presidente Emmanuel Macron e il premier Édouard Philippe".

Daniela Menegatti 37 anni, di Genova, due figli maschi di tre e cinque anni, un ruolo di responsabilità in Qui! Group, gruppo che opera nel settore dei servizi per le imprese, parla con il Corriere della Sera della sua esperienza e dice di aver potuto contare sulla disponibilità dell'azienda a concedere un part time dopo la nascita dei figli. "So bene che non funziona sempre così - mette le mani avanti -. Lavorare in un contesto che ti supporta è un grande privilegio. Quando sono rimasta incinta il titolare mi ha rasserenato: "L' importante è organizzarsi, non ti preoccupare, vedrai che ce la farai"".

"Forse è bene tornare a ragionare, dopo settimane caratterizzate da un movimento mediatico ondoso in aumento e da raffiche di imprecisioni fuori scala Beaufort, sulla superficialità echeggiata nel dibattito sulla vita umana in mare. Mi permetto alcune osservazioni di carattere generale dopo aver visto e ascoltato una grande flotta nazionale di esperti di mare e diritto del mare venire a galla dagli abissi dell' indifferenza e dai fondali dell' ignoranza". Lo scrive su Avvenire Antonino Parisi Ammiraglio in ausiliaria aggiungendo che le ragioni delle migrazioni sono tante: "Conflitti armati, carestie, disuguaglianze sociali, persecuzioni religiose, catastrofi ambientali, pessima politica. Dal mare la città dell' uomo, e tutto ciò che di giusto e di ingiusto le è proprio, si vede bene. Ecco perché, per quanto sia difficile, è necessario riaffermare con forza i princìpi sacri di servizio incondizionato a chi è in difficoltà. E tanto più nelle nostre 'società dell' ipermercato'. Oggi, come dice Michael Sandel, «tutto si vende, anche l' onore ». Ma la vita umana è dono non negoziabile, non assoggettabile a logiche di mercato e a cinici slogan d' occasione".

Sergio Dompé imprenditore parla sul Sole 24 Ore del caso del concordato San Raffaele, di cui ha avuto esperienza "personale e diretta" per il danno finanziario subìto dalla sua azienda e da tante altre imprese creditrici. "Sono trascorsi quasi sei anni da quel 10 ottobre 2011, quando la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor presentava una domanda di concordato preventivo, paralizzando ogni azione dei creditori che ancor oggi non riescono a scrivere la parola fine di questa vicenda. I numeri della procedura sono significativi. A fronte di un debito che superava il miliardo di euro, e con circa 800 milioni di crediti chirografari ammessi al voto, era stato presentato come fattibile un piano concordatario che, nell' ipotesi valutata dai commissari giudiziali come più prudenziale (tanto da non dover tener conto del minimo garantito del 52%), doveva assicurare il soddisfacimento integrale del 64,7% dei creditori chirografari. La percentuale saliva al 72,2% prendendo a riferimento i valori di perizia dei beni del San Raffaele". Ma la soddisfazione dei creditori -scrive- è tuttavia ben lungi dall' essersi realizzata nei termini originariamente prospettati: in sei anni solo il 51,7% del credito originario è stato pagato".

Rosario Caputo, neo presidente di Federconfidi, la Federazione dei confidi che aderisce a Confindustria parla con il Sole 24 Ore. "Andrà ritrovata e disegnata una nuova relazione mutualistica tra i confidi",dice Caputo. Che parte da una constatazione: nei bilanci si legge sempre di più il segno della crisi. "È in atto una contrazione dei portafogli e del numero dei confidi, non solo per effetto delle fusioni".

Oggi c' è una nuova emergenza: i giovani. La strategia Ue serve innanzitutto a loro. Quanto all' Italia, le riforme fatte nel settore del lavoro sono state "di grande effetto, però il Paese deve continuare gli sforzi "per fronteggiare l' aumento della disoccupazione giovanile e di lungo termine". Lo dice al Messaggero la commissaria europea agli affari sociali Marianne Thyssen, cristiano-democratica belga, che in autunno sarà in missione nel nostro Paese. "L' Italia ha intrapreso recentemente alcune importanti riforme, che colmano i vuoti evidenziati dalla Ue per molto tempo. Negli ultimi due anni sono state riformate profondamente le istituzioni del mercato del lavoro, il Jobs Act ha ridotto i costi e l' incertezza dei licenziamenti individuali, ha reso più rigorose e lineari le forme contrattuali".

"Il piccolo aumento dell' occupazione femminile (meno di un punto percentuale in un anno), unito alla diminuzione del tasso di inattività, sempre femminile, è una buona notizia. Dopo gli anni della crisi che hanno visto rallentare fino a fermarsi il progressivo aumento dell' occupazione femminile nel nostro paese avviato a metà degli anni Novanta del secolo scorso, anche un piccolissimo aumento può essere considerato un segnale incoraggiante. C'è tuttavia poco da entusiasmarsi, perché si tratta di un aumento, appunto, minimo e non (ancora) consolidato. Le donne occupate in Italia continuano ad essere meno della metà (48,8%) della popolazione femminile in età lavorativa, con una differenza ormai stabile da diversi anni di 12 punti percentuali rispetto alla media Ue (60,8%)". Lo scrive su La Repubblica la sociologa Chiara Saraceno.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza