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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

31 marzo 2014 | 09.47
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Roma, 31 mar. (Labitalia) - "In questo momento la vera sfida è far lavorare la gente. Oggi la gente non sta più lavorando. La disoccupazione ha raggiunto percentuali enormi, atroci. Ne parlavamo con Obama, colpito dalla tenuta sociale di un Paese con il 12% di disoccupazione. E' vero che noi abbiamo un welfare molto diverso da quello americano. Ma in questo scenario io credo che ci fosse bisogno di dare subito un segnale netto sul lavoro, in particolare su apprendistato e contratti a termine". Così il premier Matteo Renzi, in un'intervista al 'Corriere della Sera', sul decreto del governo per il lavoro.

"Il nostro obiettivo -continua Renzi- è rendere più conveniente assumere a tempo indeterminato piuttosto che a tempo determinato; ma non lo si raggiunge mettendo blocchi. Si può usare la leva fiscale, e vedremo se ci sono le condizioni. E si devono modificare in modo complessivo le regole, come faremo con il disegno di legge delega".

E nel disegno di legge delega, spiega Renzi, "ci saranno sia il salario minimo sia l'assegno universale di disoccupazione. Ne discuterà il Parlamento, anche delle coperture. Affronteremo una delle grandi questioni del nostro Paese: trovo sconvolgente che l’Italia abbia il tasso di natalità più basso. Dobbiamo garantire le tutele della maternità -conclude- alle donne che non le hanno".

"Posso dirle che lavori troppo precari non giovano all'economia, e che nelle aziende si assume e si licenzia come si vuole. Quando parli a tu per tu, gli imprenditori te lo dicono: il problema per loro non è l'articolo 18, ma semmai una contrattazione più legata alle aziende e ai territori, e una maggiore disponibilità su orari, turni, mansioni, gestione dei magazzini. Queste sono le vere riforme". Così, in un'intervista a 'La Repubblica', l'ex-premier Romano Prodi, sul decreto lavoro del governo.

E sui rapporti del governo con le parti sociali aggiunge "quanto alla concertazione, è una bella cosa, ma richiede unità nei sindacati e negli imprenditori. E invece l'Italia è sempre più frammentata. Da ex premier, mi ricordo riunioni fiume con decine di sigle sedute al tavolo. All'una la prima sigla diceva una cosa, alle due una seconda sigla la scavalcava, alle tre ne spuntava un'altra che andava oltre, alle quattro si chiudeva con un comunicato generico. Questo tipo di concertazione, onestamente -sottolinea- non funziona più".

E sul tagglio al cuneo fiscale operato dal governo aggiunge "oggi, di fronte alla deflazione salariale, Renzi fa bene a concentrare tutti i benefici sui lavoratori. Un po' più di potere d'acquisto per le famiglie, alla fine, sarà un vantaggio anche per le imprese".

"La crisi ucraina per noi rappresenta un campanello d'allarme. Bisogna continuare a diversificare, ne va della nostra sicurezza". Così, in un'intervista a 'La Stampa', il vice ministro allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, sulle conseguenze per l'approvigionamento di gas dall'Ucraina.

Per De Vincenti, comunque, "non c'è da essere allarmati. Nell'immediato abbiamo scorte più che sufficienti".

Ma "detto questo -conclude- l'obiettivo chiave della nostra politica energetica deve essere un'ulteriore diversificazione delle fonti".

"Penso che l'atteggiamento di Renzi significhi che conta il più il merito del metodo. E il merito significa riforme di cui ha bisogno il paese. Del resto, cosa ha portato il metodo negli ultimi vent'anni? L' unica vera riforma, quella delle pensioni che porta la firma di Elsa Fornero, non è stata fatta con logica concertativa, già abbandonata dal governo Monti". Così, in un'intervista ad 'Affari e Finanza' de 'La Repubblica', Alberto Bombassei, in passato uno dei leader di Confindustria e oggi presidente di Scelta Civica.

"Intanto, va riconosciuto a Renzi -continua Bombassei- di aver espresso in modo chiaro i suoi obiettivi. Con decisionismo giovanile ha fatto capire che chi ci vuole stare è ben voluto, altrimenti va bene lo stesso. La concertazione è andata bene fino al '92, quando bisognava salvare il paese dal crack economico-finanziario e le parti sociali hanno assunto un ruolo di supplenza di una politica tramortita da Tangentopoli. Ruolo indispensabile allora, ma che è durato troppo a lungo".

"Mi sono permessa di osservare che un Paese nel quale si spendono in pensioni 270 miliardi di euro non dovrebbe vedere nel prepensionamento la chiave di ingresso dei giovani nella Pubblica Amministrazione. Se ricorriamo ciclicamente allo strumento dei baby pensionamenti non se ne esce più. A mio parere la strada è un' altra: introduciamo i criteri di valutazione". Così, in un'intervista a 'Il Messaggero', il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, sui prepensionamenti nella pubblica amministrazione.

"Ma sono anni che, ciclicamente -continua Giannini- si cerca la strada facile del prepensionamento e non mi pare abbia migliorato la qualità del settore pubblico. E poi: tutti dicono che con la legge Fornero abbiamo fatto un'ottima riforma delle pensioni e vogliamo un' altra deroga, un nuovo cambiamento?".

"Allora diciamo con chiarezza -spiega il ministro- che consideriamo la Pubblica Amministrazione un ammortizzatore sociale. Diciamo che lo Stato dovrà farsi carico di venti-trenta-quarantamila assunzioni, sto facendo ovviamente ipotesi di scuola. Attenzione, però. A me risulta che in Italia ci siano aziende alla ricerca di quarantottomila lavoratori qualificati. E non li trovano. Non manca il lavoro, manca la formazione di lavoratori qualificati. Vogliamo perpetuare l' assistenzialismo immettendo nella P.A. dipendenti che non hanno alcuna idea della macchina amministrativa mentre mandiamo via chi ha esperienza? Spacciare questa proposta -conclude- per una novità mi sembra assurdo".

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