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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

11 maggio 2017 | 09.21
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Molti i commenti, oggi sui quotidiani, all'approvazione del cosiddetto Jobs Act degli Autonomi. Il Sole 24 Ore ha sentito Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Marina Calderone presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro e del Cup e Gaetano Stella presidente di Confprofessioni.

Per Miani il Jobs Act autonomi è "sicuramente il provvedimento segna un cambio di mentalità positivo del governo, soprattutto se si considera che per lunghi anni la politica ha avuto nei confronti del lavoro autonomo un atteggiamento di sostanzialmente indifferenza, se non di ostilità. Certo, questo Ddl poteva essere l' occasione giusta per affrontare anche il tema dell'equo compenso".

Concorda Marina Calderone: "Nel complesso è una buona riforma -dice-. Per la prima volta il legislatore prende atto della necessità di occuparsi del lavoro professionale, del rilievo socioeconomico del comparto e della sua strategicità. Bene anche la sussidiarietà delle professioni e la deducibilità delle spese per formazione. Manca, però, l'equo compenso".

E Stella sottolinea: " Il perno del Jobs act autonomi? Sono le tutele e i diritti riconosciuti a lavoratori che prima ne erano privi. Una necessità che in questi anni si è fatta più stringente, dato che al lavoro autonomo si rivolgono anche i soggetti usciti dal lavoro dipendente e chi non trova modo di accedere a altre forme occupazionali".

"Finalmente si è cominciato a guardare al lavoro autonomo come a un mondo che deve essere valorizzato per poter competere sul mercato". Lo dice ad Avvenire Andrea Dili, commercialista e presidente di Confprofessioni Lazio, sul ddl autonomi che dice: "È un primo passo importante".

"Anzitutto siamo tutti contenti che Macron sia diventato presidente. In Germania pensiamo da molto tempo che l' Unione monetaria vada rafforzata. Il problema è noto: abbiamo una politica monetaria comune senza una convergenza adeguata delle politiche economiche e finanziarie. Ora si tratta di migliorare, intanto, nei Paesi dove mancano le riforme strutturali e la competitività. Bisogna creare le condizioni per investire. Ci stiamo lavorando: siamo disponibili a piani di cooperazione franco-tedeschi - ma anche con altri paesi. Le condizioni, però, vanno create nei singoli Paesi". Lo dice a La Repubblica il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble.

Il premio Nobel per l' economia 2001, Joseph Stiglitz, che domani sarà alla Fondazione Feltrinelli a Milano parla con La Stampa di cosa non funziona nel mondo delle diseguaglianze. "Il modo in cui si generano tasse e ricavi, -dice- questo genera disparità. Due sono i fattori: 1) le enormi differenze negli stipendi tra manager e subordinati, sempre più deboli e privati del potere di negoziazione; 2) il fatto che i ricchi lascino ai figli capitali sempre più grandi. Una trasmissione di vantaggi intragenerazionale che allarga ancor più la forbice della diseguaglianza".

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