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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

25 gennaio 2018 | 10.45
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Al centro dei giornali in edicola oggi il Forum di Davos e il dibattito sul protezionismo.

Mf pubblica un'intervista concessa del premier italiano, Paolo Gentiloni, a Cnbc, in occasione del Forum di Davos. In vista delle prossime elezioni politiche, il presidente del Consiglio afferma: "In Italia c’è una certa esperienza di flessibilità politica. Mi sembra chiaro che la posizione populista e antieuropeista non prevarrà. E in secondo luogo l’Italia rimarrà stabile. Abbiamo avuto tanti cambiamenti di governo, ma, se si guarda ai pilastri della politica estera e della economia, l’Italia è un Paese molto stabile e tale resterà". Per Gentiloni, "siamo sulla strada giusta perché l’economia è tornata a crescere: solo un anno fa il Fmi aveva previsto per il 2017 una crescita dello 0,7%, e la valutazione per lo stesso anno è ora dell’1,6%, più che raddoppiata, e tutti gli altri numeri rilevanti sono positivi". "Ciò non significa che abbiamo risolto i problemi sociopolitici. Dobbiamo stare molto attenti a non rovinare i risultati ottenuti negli ultimi cinque anni con lo sforzo di tutta la comunità, lavoratori, imprese, famiglie", avverte.

Il 'Corriere della sera' intervista Yoram Gutgeld (Pd), commissario del governo alla spending review, che afferma: "La flat tax sarebbe una stangata micidiale per il ceto medio. Soprattutto perché abbasserebbe le tasse ai ricchi, che da noi già pagano meno che altrove visto che non abbiamo patrimoniale o una forte tassa di successione, e colpirebbe tutti gli altri che invece pagano più che all’estero". Inoltre, prosegue, "la flat tax non farebbe emergere molto perché il grosso dell’evasione arriva dall’Iva, esclusa dalla proposta".

Con 'Avvenire' Jean-Paul Fitoussi, economista francese e docente in Italia all’Università Luiss, riflette sui temi all’ordine del giorno al Forum di Davos: "La storia ci ha insegnato che le guerre commerciali hanno ammazzato tutti i Paesi e non c’è alcun dubbio che sarà così anche in futuro. Magari all’inizio qualcuno si illude di vincere, ma alla fine non sfugge dalla sconfitta collettiva". E aggiunge: "La verità è che c’è una guerra commerciale anche in Europa ed è brutale. Tanto da aver creato un livello di disoccupazione elevato come non mai e messo a dura prova milioni di famiglie in Grecia, Spagna, Francia, Italia. Ultimamente la situazione è migliorata, ma non più di tanto visti i dati occupazionali solo in leggera salita e il potere d’acquisto delle famiglie ancora basso". Per Fitoussi, "l’unica soluzione possibile è la creazione di un’autorità fiscale unica europea e che può verificarsi solo sul piano politico".

'Repubblica' intervista Gianni Toniolo, storico dell’economia alla Luiss e direttore della 'Rivista di storia economica': "Nell’ultimo secolo e mezzo più volte è stata intrapresa la via del nazionalismo e del protezionismo. E sempre è andata a finire malissimo", dice sostendendo che "bene ha fatto la Merkel a sollevare il problema, e va a doppio merito suo il fatto che proprio dalla premier tedesca siano uscite le parole di più severa condanna. Semmai mi sorprende che questa ventata protezionista ci sia oggi e non nel momento più acuto della crisi dal 2008 in poi".

Alla 'Stampa' Philippe Donnet, il francese che guida le Assicurazioni Generali, dichiara: "Non dobbiamo pensare solo a Francia e Germania. Altri Paesi contano e dovranno contare di più. In particolare, credo ci voglia più Italia in Europa, e penso si vada in questa direzione. Dopo le elezioni, Angela Merkel ha un mandato un po’ meno forte. La conseguenza non è che Macron deve gestire e l’Europa da solo. Ciò apre una porta perché l’Italia abbia un ruolo di maggior rilievo".

Al 'Sole 24 ore', Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente della Geox, e 'decano' del World Economic Forum di Davos, dice: "Quest’anno, la sensazione che si percepisce forte è la necessità che l’Europa non sia solo della finanza, ma anche dei popoli. Ogni Paese valuta se convenga o meno restare nella Ue, ma qui a Davos si comprende che l’Europa deve restare unita. Anche perché con Stati Uniti e Cina che rischiano di contrapporsi, serve un’Europa capace di fare da mediatore e appianare le differenze. Spesso guardiamo all’Europa per gli impegni che esige dai singoli Stati, ma dobbiamo pensare anche alle opportunità che offre l’essere europei".

In materia di euro, il 'Corriere della sera' intervista Martin Wolf, capoeditorialista del 'Financial Times': "Ci sono differenze fondamentali riguardo a cosa significhi rafforzare la zona euro. Non sono differenze triviali, sono intellettuali e filosofiche, riflettono interessi e concezioni nazionali. Ma se questo progetto deve progredire, ci dovrà essere un compromesso produttivo fra le diverse visioni. Nel passato è già successo e può succedere ancora: un mix di maggiore disciplina e maggiore condivisione dei rischi. Si può fare".

Sul fronte della Brexit, il 'Corriere della sera' intervista Pasquale Terracciano, ambasciatore italiano a Londra, che tra pochi giorni lascerà la Gran Bretagna per prendere la guida della sede di Mosca: "Mi sento di dire che ora possiamo dare garanzie. Per chi è già qui nulla cambierà: c’è un accordo definito che costituisce una piena garanzia. Anche chi aveva idea di arrivare adesso, fino al 29 marzo del 2019, può venire senza rischi. Diverso è il caso per chi verrà dopo: lì dipenderà dagli accordi futuri. Noi, comunque, ci siamo spesi col governo britannico mandando messaggi molto fermi: gli ho detto che i diritti degli europei erano sacrosanti e il loro riconoscimento dovuto, per cui trovavo offensiva e irricevibile la definizione di 'offerta generosa': non c’è nulla di generoso, soltanto doveroso. E hanno corretto il tiro".

Sul fronte delle professioni, in un'intervista a 'Italia Oggi' Arvedo Marinelli, presidente nazionale della Federazione italiana dei tributaristi, lancia una proposta: "Un mio sogno sarebbe quello di istituire la Giornata delle professioni, che ogni anno dovrebbe essere celebrata il 14 gennaio per ricordare quello che è stato fatto e per indicare quello che i consulenti italiani devono fare per lo sviluppo del Paese".

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