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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

10 marzo 2017 | 09.36
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"Visto che le risorse non sono rilevanti, è giusto che gli interventi siano ben mirati sui nodi di sviluppo del Paese, in attesa che torni una crescita più forte e si possano impostare operazioni più generaliste. La riduzione del cuneo andrebbe concentrata sui giovani, con un'operazione choc, rilevante davvero per la crescita e l'inclusione. In una logica di visione complessiva del Paese, di lotta alle diseguaglianze, occorre chiedere che i mezzi disponibili siano orientati sui giovani, su una certa fascia di età e per un certo periodo, dicendo che chi li assume a tempo indeterminato può avere un cuneo pari a zero per due anni. Alla fine del periodo, con la situazione migliorata, potremmo meglio affrontare il discorso sul cuneo per tutti". Così, in un'intervista a 'La Stampa', Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria.

"Con l'approvazione della legge delega per il contrasto alla povertà e il parallelo riordino delle prestazioni sociali, l'Italia compie un passo storico che la porta per davvero in Europa. Per la prima volta viene previsto anche da noi, che siamo gli ultimi dell'Ue, uno strumento strutturale e non una misura di tamponamento contro la condizione di povertà assoluta". Così, in un'intervista a 'Avvenire', Roberto Rossini, presidente delle Acli e portavoce dell'Alleanza contro la povertà.

"E' giusto tagliare il cuneo fiscale. Ma, come si è fatto con il bonus degli 80 euro, è preferibile che la riduzione vada tutta a favore dei lavoratori. Correggerebbe il problema della tassazione troppo alta che continuiamo ad avere sul lavoro. Avrebbe senso sia come intervento di sostegno sociale, sia per la crescita attraverso i consumi. Con il governo di Matteo Renzi si è iniziato a lavorare molto su giustizia e burocrazia, ma non basta. Occorre di più. E le misure fiscali dovrebbero andare a stimolare gli investimenti". Così, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', Yoram Gutgeld, commissario alla spending review e da anni consigliere economico di Matteo Renzi.

"A seguito dell'integrazione con Indesit abbiamo assegnato una missione ben definita a ciascun sito industriale, affinché produzione in Italia fosse sostenibile: saturazione massima degli impianti, fabbriche competitive. Così i volumi complessivi sono aumentati. Abbiamo reindustrializzato i due siti nell'area di Caserta, dove abbiamo investito 14 milioni per creare il centro europeo dedicato alle parti di ricambio destinate a tutta l'Europa che ha assorbito 320 persone. Per Teverola ci siamo impegnati a trovare soluzioni a tempo di record e oggi abbiamo concluso l'accordo". Così, in un'intervista a 'Il Messaggero', Davide Castiglioni, amministratore delegato di Whirlpool per l'Italia.

La cessione ad ExxonMobil del 25% della Area 4 di Eni nell'offshore del Mozambico per 2,8 miliardi di dollari "è la riprova che la nostra innovativa strategia sull' esplorazione funziona e rappresenta un importante riconoscimento anche per l' Italia". Lo sottolinea in un'intervista alla 'Stampa' l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, ricordando come l'esplorazione abbia per il gruppo "una doppia valenza. Da un lato ci consente di promuovere progetti nuovi da cui, per esempio, è giunto il rimpiazzo delle riserve registrato nel 2016. Dall' altro ci permette di fare una velocissima monetizzazione. Tra il Mozambico e altre 4 operazioni simili negli ultimi 4 anni abbiamo realizzato 9 miliardi di dollari".

"In un momento in cui tutti stanno vendendo asset produttivi - aggiunge l'ad di Eni - noi abbiamo venduto asset esplorativi: sono stati riconosciuti unicamente per il loro potenziale. E li abbiamo venduti alle prime 4 società petrolifere al mondo". Commentando il recente calo del petrolio, sceso sotto i 50 dollari, Descalzi osserva: "Non siamo preoccupati" anche perché, aggiunge, "la domanda è costante e i tagli dell'Opec per l' 80-90% sono stati fatti. La tendenza resta positiva". Quanto alla possibilità che l'ultimo 'colpo' possa facilitarne la riconferma ai vertici di Eni, Descalzi afferma: "Questo non lo so. So solo che gli ultimi tre anni sono stati i più difficili e la nostra società ha segnato molti record".

"La Commissione europea ci chiedeva una sola cosa dopo avere collegato l' età di pensione all' aspettativa di vita. La fine del pensionamento anticipato senza limiti in presenza dei quarant'anni di anzianità contributiva. La riforma Fornero va oltre le richieste, alza drasticamente l'età di pensione, mantenendo anche l'ancoraggio alla vita attesa, come in nessun Paese industrializzato. Ma soprattutto non dispone una fase transitoria per le persone già prossime alla precedente età di pensione. La realtà si vendica e produce ben otto salvaguardie che amplificano le sperequazioni tra coetanei e determinano oneri rilevanti. Sarebbe stato meglio introdurre gradualità di innalzamento dell'età per tutti. Il pacchetto governativo, frutto di uno strano negoziato con il sindacato, non ha risolto il problema per tutti ma ha prodotto ulteriori segmentazioni. L'Ape funzionerà solo se gratuita, cioè social". Così, in un'intervista a 'Libero', Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato e presidente dell'Associazione Marco Biagi.

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