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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

08 aprile 2014 | 09.49
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Roma, 8 apr. (Labitalia) - "Mi sembra chela mancanza di discussione non riguardi solo i sindacati, ma tutte le parti sociali. Il governo decide senza discutere con nessuno: è un modo di fare che non mi piace, che mi preoccupa, ma che è ormai innegabile. Non discuto della piena legittimità dell'esecutivo ad assumere decisioni in autonomia, ma ritengo che le valutazioni e i contributi che ad esse possono dare le parti sociali abbiano un grande valore, che riguarda non solo la comprensione della realtà che rappresentano, ma anche la trasparenza e la chiarezza del dibattito con cui si giunge a un provvedimento". Così, in un'intervista a 'l'Unità' il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

"Le prime risorse andranno trovate già nel 2014 in tempi brevi -auspica- e se vogliamo evitare la falce di una spending review dai tagli lineari sarà necessaria la collaborazione di tutti. Le parti sociali hanno il diritto e il dovere di esserci nei momenti di gestione delle difficoltà del Paese. La politica ha il potere di decidere, ma il sindacato ha il potere di parlare con la gente. E se il governo si dimostrerà sordo, noi non rimarremo certo muti".

"Meglio 5 miliardi veri per sostenere il taglio dell'Irpef, piuttosto che i 6,5 promessi. E che siano soldi sicuri, anche a costo di alzare le tasse sulle sigarette". Così, in un'intervista a 'Avvenire' Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze all'università Cattolica di Milano.

"E' giusto garantire l'Ue sul mantenimento del tetto del 3% nel rapporto deficit/ Pil - avverte - che peraltro l'Italia è tra i pochi a rispettare, ma la priorità è la reazione degli investitori internazionali. Deve assolutamente continuare l'attuale clima di bonaccia sui mercati finanziari, frutto anche di fattori esterni come il progressivo stabilizzarsi di tutta l'area euro. Stanno arrivando nuovi flussi di capitale nel nostro Paese e questo è molto importante. Un eventuale sfondamento del 3% sarebbe invece il segnale di un pericoloso abbassamento della guardia sui conti pubblici, considerando l'imponente debito pubblico che ci condiziona".

"L'industria italiana dell'arredo ha un problema di mercato interno, che soffre e che, anche se tornerà a crescere, difficilmente potrà garantire lo sviluppo delle aziende. Quindi è obbligatorio puntare sull'internazionalizzazione. In questo senso, il design italiano ha grandi meriti: molte aziende hanno cominciato diversi anni fa a conquistare i mercati esteri e infatti oggi i marchi che vanno bene sono quelli che hanno iniziato a sviluppare reti fuori dall'Italia almeno 15-20 anni fa". Così, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', Antonio Citterio stretto collaboratore di molti tra i più noti marchi dell'arredo italiano.

"Il sistema camerale, nelle indagini sui livelli di soddisfazione di imprese e professionisti, ottiene costantemente valutazioni che lo pongono ai vertici delle classifiche di efficienza fra gli Enti pubblici. Un sistema che, con investimenti ingenti, negli ultimi quarant'anni ha accumulato competenze organizzative e tecnologiche di eccellenza, mettendole al servizio del Paese". Lo scrive su 'Il Tempo', Ferruccio Dardanello presidente Unioncamere.

"In questi anni le camere di commercio -fa notare- sono state ripetutamente chiamate dal governo a svolgere compiti crescenti in tanti ambiti. Ed è per questo che ci hanno definito spesso motori di sviluppo dei territori e strumento indispensabile per la semplificazione burocratica. Quello camerale è un sistema certamente migliorabile, ma che oggi funziona e può dare molte risposte al mondo delle imprese".

"La piaga della professione svolta abusivamente da falsi professionisti è un fenomeno che penalizza i tantissimi giovani iscritti agli Ordini che con sacrificio svolgono legittimamente la libera professione". Così, la presidente del Comitato unitario delle professioni (Cup) e dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, su 'Italia Oggi'.

"E' un'iniziativa normativa che abbiamo sostenuto sin dall'inizio - ricorda - perché la riteniamo una risposta alla crisi e alla contrazione delle attività professionali che ha colpito gli studi dei liberi professionisti. Delineare ancor più chiaramente i confini che delimitano il legittimo esercizio della professione, punendo in modo esemplare chi invece abusa del titolo, è un'ottima modalità di rilancio del modello di sussidiarietà. Per dare una svolta alla nostra economia e allo stallo in cui opera sempre più spesso la Pa è indifferibile un totale coinvolgimento degli ordini in attività sussidiarie che rendano quanto più fruibile il godimento dei propri diritti da parte dei cittadini".

"In linea di massima mi sembra che ci sia una determinazione fortissima. Però è tremendamente difficile passare dallo studio accademico alla fase esecutiva. Non basta purtroppo portare alla luce le diseconomie per azzerarle e trasferire automaticamente i benefici alla diminuzione delle tasse. Qui si vale il politico: deve essere immaginifico, capire dove può andare a colpire. E farlo con la consapevolezza che con qualcuno si dovrà scontrare anche duramente". Così, in un'intervista a 'La Repubblica', l'ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda.

"In tutti i Paesi, Italia compresa, esistono corsi di laurea eccellenti e atenei che vendono i titoli di laurea: acquistare un pezzo di carta, non vuol certo dire acquisire competenze. Questi atenei, che non garantiscono né strutture né corsi idonei, dovrebbero chiudere. E con la libera circolazione dei professionisti sanitari, presto il problema non riguarderà solo noi, ma tutta l'Europa". Così, in un'intervista a 'La Stampa' Giuseppe Renzo, presidente della Cao, la commissione nazionale dell'albo degli odontoiatri. "Così le richieste crescono di anno in anno, in particolare da Spagna e Romania -fa notare- inutile prendersi in giro, per poter studiare all'estero bisogna avere prima di tutto grandi disponibilità economiche, e questo significa agevolare sempre e solo i figli di papà. Lo studio è un diritto, ma non va inteso in senso squisitamente populistico".

"Con il governo Renzi siamo passati dal turbo-capitalismo al turbo-leaderismo. La storia ci ha detto che il primo ha fallito, io spero che il secondo abbia successo anche perché siamo all'ultima spiaggia...Vede, il punto è il tempo che passerà tra gli annunci e le realizzazioni concrete...se, e non è un esempio fatto a caso, a maggio il avoratori si ritroveranno o meno gli 80 euro netti in più nelle loro buste paga". Così, in un'intervista a 'Libero', Cesare Damiano presidente della commissione Lavoro della Camera.

"Per evitare un'eccessiva frammentazione - avverte - io chiedo di trovare un compromesso tra le 4 previste prima e le 8 attuali. E lo stesso discorso vale per la durata dei contratti a tempo senza indicazione di una causale. Prima non si poteva andare oltre i 12 mesi, con il decreto attuale si arriva fino a 36. Ecco, io dico troviamo un punto di mediazione".

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