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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

25 marzo 2014 | 10.33
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Roma, 25 mar. (Labitalia) - Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni , parla al 'Corriere della Sera' del gas : da Mosca arriva il 28 % dell' approvvigionamento per l' Italia. "Per questo ero domenica in Libia, volevo accertarmi della sicurezza delle forniture alternative per il nostro Paese nel caso la situazione precipitasse. Oggi, oltre al problema dei costi, abbiamo anche un potenziale problema di sicurezza degli approvvigionamenti. E questo è vero per alcuni Stati molto più che per altri. Pensi: Spagna, Portogallo e Gran Bretagna non comprano gas russo. Francia, Italia e anche Olanda, lo acquistano ma hanno anche altri Paesi fornitori. Altre nazioni come Austria, Polonia, Bulgaria senza il gas di Mosca sono al freddo dall'oggi al domani". Ma in caso di sanzioni noi come faremo senza il gas russo?"Non credo si arriverà a tanto. Comunque in Italia, a differenza di altri Paesi, abbiamo diversificato le forniture, e se tutte le altre nazioni rispettassero i loro contratti, potremmo fare a meno del gas russo. L' Algeria è uno dei nostri fornitori, il 4 aprile andrà al voto, ma la situazione è molto stabile".

"Caro direttore, il nazionalismo dopo essere stato protagonista per oltre un secolo è uscito dalla Seconda guerra mondiale demonizzato. Ma a guardare bene non è proprio così: è stato vero per i vinti ma non lo è stato per i vincitori. In realtà, la fine dei nazionalismi dell’Europa continentale è coincisa con il trionfo del nazionalismo dei vincitori: Stati Uniti, Inghilterra e Russia." Inizia così una lettera dell'imprenditore Gianni Bulgari al 'Corriere della Sera'. "Tramontato l’alibi dell’unificazione politica, resta la finzione di una moneta che nella realtà è un sistema forzoso di cambi fissi. Ciò che oggi dobbiamo salvare a tutti i costi è il grande patrimonio acquisito nel lungo processo di pacificazione europea che ha preceduto l’euro. Non possiamo salvare l’Europa e l’euro allo stesso tempo. L'Europa è oggi confrontata con il dramma della scelta di Sophie: abbandonare un figlio o perderli o tutti e due".

Gli economisti Guido Tabellini e Giovanni Valotti scrivono sul 'Sole 24 Ore': "Occorre rinnovare profondamente i dirigenti e dare spazio alle persone più capaci e competenti, siano esse già operanti negli apparati o da reclutare all' esterno. È da questa premessa che parte un nuovo rapporto elaborato nell' ambito del forum Idee per la crescita, per suggerire un percorso completo di riforma della dirigenza delle amministrazioni centrali. Il rapporto definisce innanzitutto alcuni obiettivi concreti: riduzione di almeno il 10% dei dirigenti in servizio, ricambio di almeno la metà dei dirigenti nel medio periodo, riduzione dell' età media, bilanciamento delle lauree di provenienza (oggi prevalentemente in giurisprudenza), presenza significativa di dirigenti con esperienza internazionale, aumento della mobilità all' interno del settore pubblico e con il settore privato (quest' ultima oggi quasi del tutto assente".

"Il paese si divide sulla concertazione. C' è chi sostiene che ha ragione Matteo Renzi a rivendicare il primato delle decisioni del governo sui diktat delle parti sociali. E chi, invece, sostiene che si deve rispettare la prassi, dando modo a sindacato e Confindustria di avere voce in capitolo quando si definiscono provvedimenti che riguardano da vicino i loro rappresentati. Ci sembra, francamente, una discussione oziosa. È indubbio che un governo debba avere una rappresentanza più generale del bene comune di quella offerta da rappresentanze che, tra l' altro, vantano una copertura sempre più limitata della loro base potenziale. È altrettanto comprensibile che Confindustria e sindacati, pur in crisi di rappresentanza, cerchino di condizionare a proprio vantaggio l' operato del governo, magari trincerandosi dietro l' interesse generale. Quindi queste schermaglie sono stucchevoli. Bene che chi governa non si presti al gioco dei pro o contro la concertazione". Lo scrive Tito Boeri su 'La Repubblica'.

"Dobbiamo agevolare la domanda interna e non svalutando il lavoro. Certo, le ruberie e gli sprechi vanno eliminati, ma non possiamo ridurre ancora di più la spesa pubblica con l' obiettivo esclusivo di un equilibrio di bilancio che ci chiedono da Bruxelles. Renzi non può giocare con i decimali del 3 per cento fra deficit e Prodotto interno lordo. Non basta. Non a un' economia che non garantisce una crescita costante, ma anzi subisce ancora la crisi iniziata un lustro fa." Lo dice Stefano Fassina (Pd) al 'Fatto Quotidiano'.

"Se l'exploit nazionalista francese dovesse essere confermato dalle Europee, per la prima volta potrebbero entrare con numeri importanti nell'aula di Strasburgo partiti che vogliono far deragliare il progetto. Sono come dirottatori su un aereo: non vogliono portare l'Unione europea verso un'altra destinazione, vogliono semplicemente farla schiantare a terra". Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri, in un'intervista ad "Avvenire" attacca a muso duro le forze populiste europee ma lancia anche la sfida alla linea del rigore assoluto presente nella Ue.

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