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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

29 ottobre 2014 | 09.55
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La crisi economica al centro delle pagine dei giornali in edicola.

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"Il governo copia le proposte delle grandi imprese di Confindustria. Non rinunciamo affatto all'idea di poter cambiare la legge di Stabilità come le riforme che sono state presentate. Non si può pensare di cambiare la pubblica amministrazione tagliando i posti di lavoro e non tagliando le 30 mila stazioni appaltanti dove si annidano gli interessi dei poteri forti, quelli che paralizzano l' attività della pubblica amministrazione". Così, intervistata da 'La Repubblica', il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

"Faccio un altro esempio: il Tfr è salario differito -continua- i fondi integrativi sono frutto della contrattazione. Questo governo vuole aumentare le tasse sul Tfr e penalizzare la previdenza integrativa".

E poi Camusso ricorda una dichiarazione di Marchionne su Renzi. "A me colpisce molto che un cittadino svizzero che ha spostato le sedi legale e fiscale della Fiat all'estero possa dire del nostro presidente del Consiglio "L' abbiamo messo là" e che lo possa fare senza suscitare alcuna reazione. Questo spiega l' attenzione del governo nei confronti dei grandi soggetti portatori di interessi particolari".

"Questo Paese non ha bisogno di polemiche, abbiamo milioni di disoccupati, i senza lavoro raggiungono quasi il 50% tra i giovani. Queste polemiche continue non portano a nulla, serve responsabilità da parte di tutti. Certo, lo sappiamo che le leggi le fa il Parlamento, ma è normale che il Governo si confronti con le parti sociali sulle poste di bilancio, su temi che impattano sul mercato del lavoro e sull' occupazione. Il dialogo sociale è riconosciuto in tutta Europa, è bene che lo riconosca anche l'Italia". Così, intervistata da 'Il Sole 24 ore', il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Per Furlan "in calendario in questo momento non abbiamo alcuno sciopero generale, le occupazioni delle fabbriche, gli scioperi generali, sono distanti anni luce dal mondo del lavoro. Con la crisi abbiamo perso 25 punti di produzione industriale, non c'è bisogno di occupare le fabbriche ma di creare occupazione, che è una cosa ben diversa".

"Con gli altri sindacati -conclude Furlan- abbiamo alcuni punti in sintonia, mentre su alcuni temi ognuno ha la propria posizione. Non escludo incontri nei prossimi giorni, vederemo se esistono spazi per valutazioni comuni o se prevalgono le differenze. Il pluralismo sindacale non è un limite, ma una ricchezza".

"Sull'articolo 18 si è condotta una polemica tutta ideologica. Il rischio è quello di avere un Paese incattivito. Mentre da questa crisi si esce solo se si torna a un minimo di concordia". Così Massimo D'Alema, intervistato da 'Il Sole 24 ore', sulla riforma del lavoro.

"E ora il problema è l'eccesso di precarietà -sottolinea D'Alema- non il contrario. È lo stesso governo, giustamente, a sostenere che la filosofia del Jobs Act è quella di promuovere un numero maggiore di contratti a tempo indeterminato. Quindi, evidentemente, anche per Renzi il posto fisso è un valore positivo. Il problema è che oggi il contratto a tempo determinato è troppo rigido per l' impresa e quasi nessuno assume più con quel tipo di contratto. Va reso più conveniente".

"La 'rottamazione' del principio di pareggio di bilancio provocata da Renzi offre un'occasione unica. Se non venisse colta è improbabile che si ripresenti". Così, intervistato dal 'Corriere della Sera', il professore Giuseppe Guarino, già ministro delle Finanze, dell'Industria e delle Partecipazioni statali.

Per Guarino "chiunque offra una chiave per uscire dalla gabbia europea va aiutato e apprezzato".

"Secondo me, se ne possono creare persino di più, perché le potenzialità del Sud sono infinite. Pensi non solo a Napoli e Pompei, ma anche a Matera, ai Bronzi di Riace e potremmo fare un elenco lunghissimo, senza contare il mare e la natura. Bisogna crederci". Così il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, intervistato da 'Il Mattino' sulla possibilità, citata dallo Svimez, che se si investisse adeguatamente in Beni culturali non sfruttati si creerebbero al Sud ben 250mila posti di lavoro.

"Purtroppo la politica italiana non ha mai davvero creduto nelle potenzialità economiche dei Beni Culturali. Si è limitata, giustamente, a tutelarla, ma ha poco considerato la valorizzazione turistica. È questo limite che bisogna abbattere".

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