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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

10 luglio 2014 | 10.40
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il disegno di legge delega sul Terzo settore che il governo sta per varare "va fatto, perché necessario potenziare e rendere trasparente un aspetto fondamentale per una società avanzata". Così, in un'intervista a 'La Repubblica', il direttore del Censis, Giuseppe Roma.

"Il provvedimento -continua Roma- non va letto in questi termini, gli interventi su volontariato e servizio civile non andranno a compensare la mancanza di lavoro e sarebbe sbagliato se così fosse perché questo non è un Paese a socialismo reale".

"L'impegno nel Terzo settore -conclude Roma- potrà anche trasformarsi in lavoro - purché non si faccia confusione fra volontariato e impresa sociale - ma servirà soprattutto a rilanciare la cultura della solidarietà, ad integrare, grazie ai servizi offerti, un livello di welfare diventato troppo costoso e a ridare un ruolo ad una larga fetta della società cui è stato tolto".

Arrivare ad un primo risultato entro il semestre di presidenza italiano della Ue. E cioè prima della fine dell'anno. "Per il nostro made in Italy, per le nostre aziende che sono molto orientate all' export l'accordo di libero scambio Usa-Ue è un'occasione preziosa di crescita. Ma non solo l'Italia: tutta l'Europa beneficerebbe dell'intesa e sarebbe più a portata di mano l'obiettivo di arrivare ad una quota del 20% del pil Ue generato dal settore manifatturiero, come previsto dall'industrial compact europeo". Così Licia Mattioli, pochi mesi presidente del Comitato tecnico per l' internazionalizzazione di Confindustria, in un'intervista a 'Il Sole 24 ore'.

"Vogliamo utilizzare il nuovo piano di rifinanziamento mirato a lungo termine, il cosiddetto Tltro, della Banca centrale europea. E vogliamo farlo per concedere credito che produca crescita, ossia per finanziare nuovi investimenti industriali. Siamo disposti a riconoscere alle imprese che ci propongono progetti di questo tipo buona parte dello sconto sui tassi di mercato che abbiamo dalla Bce". Lo dice, intervistato da 'La Stampa', l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni.

"I costi che avremmo andando a prendere denaro dalla Bce -continua Ghizzoni- sono evidentemente inferiori quelli che avremmo andando a raccogliere fondi sul mercato. Così, se ad esempio il denaro presso la Banca centrale ci costasse 50 punti base in meno, saremmo disposti a riconoscere buona parte di questo "sconto" all'imprenditore".

"A patto però, come ho detto -conclude Ghizzoni- che ci proponga investimenti produttivi. Non è la stessa cosa se dobbiamo semplicemente finanziare il capitale circolante di un' impresa. In quel caso lo si fa a tassi di mercato".

Un tempo l'Autorità di garanzia per gli scioperi si occupava di sindacati e lavoratori. Ora i tempi sono cambiati, nel mirino del presidente dell'Autorità, Roberto Alesse, sono finiti i vertici di Ama Roma Spa. Due giorni fa ha inviato una lettera all'azienda per capire che cosa stia accadendo al sistema dei rifiuti della Capitale.

Perché una lettera? "Perché l'articolo 1 della legge 146 del 1990 -spiega Alesse intervistato da 'La Stampa'- stabilisce che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è un servizio pubblico essenziale che deve essere garantito secondo alcuni standard e nel rispetto di alcuni diritti previsti dalla Costituzione come quello alla salute".

"A quanto ci risulta, invece, questo servizio -conclude Alesse- in questo momento viene negato agli utenti. Stanno giungendo telefonate, segnalazioni che ci hanno spinto ad intervenire come è nelle nostre competenze in base a quello che prevede proprio la legge 146".

"Comprendiamo l'aspetto umano di questa situazione, ma siamo preoccupati. Per il bene del territorio chiedevamo che Errani ritirasse le dimissioni, ora speriamo solo che la frenesia non prenda il sopravvento". Così Maurizio Marchesini, imprenditore e presidente di Confindustria Emilia-Romagna, in un'intervista a 'Il Giorno-Il Resto del Carlino-La Nazione'.

"Le nostre -continua Marchesini- sono considerazioni economiche: l'Emilia-Romagna senza guida, in un momento come questo, rischia conseguenze pesanti. Qualsiasi perturbazione di un sistema fragile crea paure".

"In primo luogo -conclude- nessuno si aspettava una condanna, dopo il pronunciamento assertivo in primo grado di giudizio. Posto ciò, comprendiamo pienamente Errani sul piano umano. E apprezziamo sia la sua presa di responsabilità che il senso delle istituzioni mostrato nella concessione di una deroga. Ma ora è bene che si agisca nel migliore dei modi".

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