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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

11 marzo 2014 | 10.10
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Roma, 11 mar. (Labitalia) - "Sarebbe interessante chiedere agli italiani se vogliono un lavoro o qualche decina di euro in più in tasca. Sarebbe interessante stimare quante delle crisi industriali che stiamo affrontando sono crisi generate da costi eccessivi". Così, in una lettera a 'Il Corriere della Sera', il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, interviene nel dibattito sulla riduzione delle tasse che si è aperto nei giorni scorsi. "Sul lavoro non cediamo alla tentazione di introdurre nuove forme contrattuali aggiuntive - insiste - rendiamo più chiare, semplici e flessibili quelle esistenti, all'ingresso come all'uscita dell'occupazione. Togliamo i pesi e le complicazioni inutili della riforma Fornero e avremo più lavoro".

"Cresceremo se il basilare principio che regola il rapporto tra qualsiasi cliente e fornitore -continua Squinzi- verrà rispettato, in primo luogo dallo Stato: pagare i propri debiti e pagarli in tempi corretti, come si fa in tutto il resto del mondo. La parola d'ordine è ridare competitività al Paese e alle sue imprese".

"Sulla scuola italiana pesa il rischio della riduzione a semplice agenzia di 'sapere utile' in funzione delle esigenze del mondo produttivo, basata della 'scuola neutrale' sostanziata di competenze, procedure valutative, tecnologie didattiche. Una visione, in sostanza, funzionalistica. Ma in alcuni ambienti si preferisce parlare di formazione". Così, in un'intervista a 'Avvenire', Giorgio Chiosso, ordinario di Pedagogia generale e storia dell'educazione a Scienze della formazione dell'università di Torino.

"Sono convinto - dice - che occorra invece rilanciare proprio l'educazione perché i ragazzi hanno bisogno non solo di saper fare, ma anche di saper pensare e di essere introdotti alla dimensione di senso".

"Il fatto che mercoledì intenda (Renzi ndr) annunciare le sue proposte non preclude affatto la possibilità di aprire un confronto con le parti sociali nel merito. Tra l'altro, sottolineo che il sindacato italiano dà da tempo prova di straordinaria disponibilità: vale la pena ricordare che nel 1992 fu firmato unitariamente un accordo durissimo, che tra l'altro prevedeva il blocco temporaneo delle pensioni e quello degli aumenti salariali". Così, in un'intervista a 'l'Unità', Sergio Cofferati.

"A me le richieste della Fiom sembrano - continua - oltre che più che comprensibili, anche temi confederali. Che ci sia bisogno di regole per la rappresentanza, ad esempio, è fuor di dubbio, peraltro dando applicazione al dettato costituzionale".

"I rapporti con le imprese sono ottimi. Non solo: il 78% dei nostri laureati lavora entro dodici mesi dal diploma. Ed è l’ultimo dato, quello che ingloba i lunghi anni della crisi". Così, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', la presidente della Luiss Guido Carli, Emma Marcegaglia. "I rapporti per noi più facili sono quelli con Eni o Enel - ammette - l'energetico assorbe molti nostri laureati. Ma funzionano bene anche i programmi, a partire dagli stage, con alcune multinazionali, soprattutto nella farmaceutica e nell'alimentare. E sono parecchie le imprese, di vari settori, che ci chiedono corsi di formazione manageriale ad hoc".

"La presenza di donne, ancorché limitata di numero, non sembra contribuire a modificare la performance di mercato e contabile delle società che ne fanno ricorso". A scriverlo, su 'Il Giornale', Antonio Salvi preside facoltà di Economia all'università Lum 'Jean Monnet'. "Le donne presenti nei consigli paiono essere state cooptate soprattutto per legame familiare piuttosto che per specifiche competenze distintive".

"La legge Fornero ha fallito perché è fallito il tentativo di scambiare la minore flessibilità in entrata con la supposta maggiore flessibilità in uscita: il risultato è stata una secca contrazione dell'occupazione complessiva, senza diminuire il volume di contratti temporanei". Lo scrive su 'Il Sole 24 Ore', Maria Stella Gelmini ex ministro dell'Istruzione, parlando come vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera. Per Gelmini occorre " rilanciare l'investimento sul territorio attraverso la creazione di zone a burocrazia zero e riduzione o esenzione dalle tasse. Incentivare le imprese che creano nuovi posti di lavoro attraverso un uso premiale della leva fiscale (Irap e Ires)".

E ancora "liberalizzare i contratti aziendali e territoriali. Liberare l'accesso al lavoro dai vincoli introdotti dalla legge Fornero".

"E' difficile sapere l'esatto ammontare delle risorse disponibili...Circa 1,2 miliardi fanno capo a provvedimenti vecchi e non sono stati spesi dai vari ministeri competenti. Un altro miliardo e 300 milioni deriva da disposizioni più recenti, dalla legge del fare a Destinazione Italia. Ma poi ci sono i fondi europei della coesione che molte regioni non stanno spendendo e che invece vanno rendicontati entro il 2015. Per evitare che vadano persi ci sarà una riprogrammazione". Così, in un'intervista a 'Italia Oggi', Roberto Reggi, sottosegretario all'Istruzione.

"Queste risorse andrebbero date alle imprese a patto che le utilizzino per finanziare l'innovazione, rinnovando gli impianti e investendo in capitale umano all'avanguardia. A condizione cioè che vadano a finanziare la crescita come ha fatto la Germania. Noi, invece, stiamo parlando d'altro". Così, in un'intervista a 'La Stampa', l'economista Giacomo Vaciago.

"Bisogna pensare a una riduzione complessiva della pressione fiscale, altrimenti non riusciamo ad avere i margini di risorse necessari alle famiglie per consumare e alle imprese per fare investimenti". Così, in un'intervista a 'La Stampa' Marco Venturi, presidente di Rete imprese Italia. "La priorità va all'Irpef - suggerisce - perché rilancia i consumi, è un elemento chiave indiscutibile anche per favorire le piccole imprese e le famiglie prendendo atto della realtà diffusa di imprese che creano ricchezza e lavoro".

"Visto che i consumi sono crollati sarebbe ragionevole ridurre l'Irpef per i redditi medio bassi che hanno la maggiore necessità di spendere". Così, in un'intervista a 'Libero' Maurizio Petriccioli, attuale segretario confederale della Cisl. "Il punto - osserva - è che bisogna intervenire ma selettivamente. I tagli fiscali vanno garantiti solo alle imprese che fanno innovazione di processi e di prodotto".

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