cerca CERCA
Sabato 26 Novembre 2022
Aggiornato: 09:52
Temi caldi

Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

15 gennaio 2018 | 10.08
LETTURA: 5 minuti

alternate text

"Difficile dimostrare in modo (davvero) scientifico se parlando di tasse le elezioni si vincono o si perdono. Ma una cosa è certa:le tasse sono uno degli argomenti chiave della campagna elettorale e tendenzialmente la promessa di una riduzione delle imposte trova (da sempre) il favore dei contribuenti. Il punto è però un altro: capire in che modo la riduzione annunciata/promessa sarà sostenibile, ad esempio attraverso il taglio delle spese. Altrimenti lo stesso contribuente si troverà a dover affrontare un onere ancora maggiore che affiorerà inesorabile da qualche altra parte nel bilancio dello Stato". Lo scrive Michele Saldutti sul Corriere della Sera.

"Favorire l' assunzione di giovani fino a 35 anni che non hanno mai avuto il posto fisso. Investire nella formazione dei lavoratori sulle nuove tecnologie, con un incentivo fiscale fino a 300mila euro all' anno per le aziende che scommettono sul piano 'Impresa 4.0'. Riaprire le porte della cassa integrazione straordinaria per le aziende in crisi, correggendo la rotta rispetto alla stretta stabilita con la riforma degli ammortizzatori sociali nel 2015 (si veda l' articolo sotto). Sono questi i tre assi portanti degli interventi sul lavoro previsti per il 2018 con la legge di Bilancio (n. 205/2017) sul lavoro". Lo scrive il Sole 24 Ore, facendo il punto sulla legge di Bilancio.

"Penso da anni che l' idea di un' imposta sul reddito semplificata con una sola aliquota pagata da chiunque guadagni oltre un determinato importo, nota come imposta forfettaria, si addica molto all' Italia.(...) La finzione della tassazione progressiva in un contesto ad alto tasso di evasione deve finire. L'attuale situazione, in cui un onere fiscale iniquo ricade sui poveretti che non sono in grado di evadere le tasse - il che significa milioni di semplici impiegati e salariati - è ingiusta e improduttiva. Inoltre il corollario logico e necessario alla riforma del diritto del lavoro, il Jobs Act di Matteo Renzi, sarebbe un sistema di tutela contro la disoccupazione in grado di aiutare i dipendenti che hanno perso il posto a trovare un nuovo lavoro, come proposto dai Cinque Stelle. Questa combinazione di nuove leggi sull'occupazione e aiuto per l' adeguamento del lavoro è esattamente ciò che il presidente Emmanuel Macron ha promesso durante la sua campagna elettorale in Francia l' anno scorso, e che i Paesi scandinavi come la Danimarca utilizzano già con molto successo. Quindi, a prima vista, a questo non italiano sembra che le opzioni politiche più pratiche e interessanti siano proposte da partiti ampiamente considerati agli estremi della politica. Una vittoria dei Cinque Stelle o della Lega Nord sarebbe considerata, soprattutto dai mercati finanziari internazionali, come una ricetta per l' instabilità. Il risultato «stabile» sarebbe una grande coalizione centrista mediata da Berlusconi e Renzi". Lo scrive Bill Emmott su La Stampa.

"C' è chi vorrebbe abolire tutto: la legge Fornero-Monti, il Jobs Act, e altro ancora. C' è chi vorrebbe riesumare molto: l' articolo 18, il sistema di calcolo retributivo, i vecchi ammortizzatori sociali di lunga durata. L' unica cosa di cui non si parla sono le politiche attive del lavoro, mentre imperversano le cattive politiche del lavoro, in un bailamme di proposte lanciate nell' universo mediatico. Eppure sarebbe ora di ammainare le bandiere di maniera e di parte, per marciare uniti almeno su un grande obiettivo: le politiche attive del lavoro. Significa passare dall'assistenzialismo all' attivazione sia di risorse che di comportamenti personali". Lo scrive Walter Passerini su La Stampa.

“A me interessa solo la salute dei cittadini, non ho scopi politici. Andrò dritto con il ricorso se non verranno accolte le nostre ragioni, e da vecchio investigatore aspetterò che il colpevole di turno faccia il suo errore. Prima o poi succede, sempre”. Lo afferma, in un'intervista al 'Fatto quotidiano', il governatore della Puglia Michele Emiliano su Ilva. "Il punto centrale resta quello, l’altoforno 5 - continua - Piuttosto che riavviare un impianto che va a carbone, costruito con una tecnologia del ‘900, bisogna costruire una o due linee a gas per abbattere le emissioni inquinanti". Secondo Emiliano "Calenda fa finta di non sapere che in questo tipo di accordi Comune e Regione vanno consultati. Ma il governo non ci ha mai voluti al tavolo". E sul rischio che l'accordo con Mittal salti, il presidente sottolinea: "A loro non conviene lasciare un affare del genere, mi creda. E comunque ci potrebbero essere altri gruppi che si erano già fatti avanti, pronti ad accettare queste condizioni". Come la cordata di Jindal e Arvedi: "Avevano argomenti solidi - osserva Emiliano - E questa prospettiva di sviluppo potrebbe andargli bene". Sui tempi e la possibilità che il governo aspetti l’udienza al Tar Emiliano conclude: "Per me va bene. Ma spero ancora che Gentiloni mi riceva. Siamo ancora in tempo".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza