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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

13 aprile 2017 | 10.33
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"Il mondo fermi questa guerra a pezzi". E' il monito di Papa Francesco in una intervista a La Repubblica. "Oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili - spiega Bergoglio - A farne le spese sono sempre gli ultimi, gli inermi". "Mi viene solo da chiedere con più forza la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne. Il secolo scorso - prosegue il Papa - è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi". "La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza - sottolinea - conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti".

"Sarebbe opportuno costituire una "situation room" che affronti se non tutti i temi della disoccupazione giovanile, una parte di essi (i temi dell' Its, dell' alternanza scuola/lavoro, delle lauree professionalizzanti)". A proporlo dalle colonne del Sole 24 Ore, Federico Butera professore emerito di Scienze dell'organizzazione, Università di Milano Bicocca, e Andrea Illy presidente di Illycaffè e presidente di Fondazione Altagamma. "Altagamma sarebbe lieta di contribuire mettendo a disposizione le esperienze delle imprese che aderiscono alla Fondazione Altagamma, molte di queste impegnate in Corporate Academy di rilievo. Il tema della formazione è cruciale per il dramma occupazione ma lo è anche per lo sviluppo del sistema produttivo italiano. Il mondo del lavoro di qui al 2025 cambierà profondamente: 45-50% delle occupazioni di allora, oggi non esistono ancora. Quelle che oggi esistono saranno profondamente modificate. Le organizzazioni e i lavoratori, soprattutto giovani dovranno acquisire competenze, flessibilità, innovatività che le organizzazioni e i lavoratori della seconda rivoluzione industriale non avevano".

Il sociologo Domenico De Masi parla con La Stampa dell''assegno per i poveri'. "Mi pare un meccanismo con tantissime complicazioni e condizioni da verificare - spiega - ci vorrà un esercito di impiegati per farlo funzionare. E poi mi chiedo: se in Italia ci sono 4 milioni di persone che non sanno come campare e questo provvedimento riguarda solo la metà, per gli altri poveri che facciamo, li lasciamo fuori dalla porta senza mangiare?". "Nel dibattito di oggi si parla di molte misure che nonostante abbiano molti nomi, sostanzialmente possono essere divise in due grandi categorie: il reddito di cittadinanza e il reddito minimo. Il primo assicura a tutti i cittadini la somma giudicata minima per vivere, il secondo riguarda solo quelli che non arrivano al valore minimo, cui viene data la differenza. Il Rei sta in questa categoria. La controindicazione del reddito di cittadinanza è che in nome della semplicità la misura premia anche i ricchi o chi non ha bisogno. Ma per far funzionare il reddito minimo bisogna stabilire limitazioni e controlli molto complicati e costosi".

Gian Carlo Caselli, per lunghi anni procuratore a Palermo e a Torino dice al Fatto Quotidiano: "Una certa politica, in particolare, per i suoi affari ama l' indulgenza compiacente e il silenzio. Le inchieste che riguardano ilversante grigio, opaco, oscuro delle attività economiche e finanziarie, per un verso, e per l' altro legate alla politica, sono quelle che più danno fastidio e che espongono agli attacchi peggiori il magistrato o il giornalista scomodo che si ostina a farle. La Rai minaccia di togliere l' assistenza legale ai giornalisti che realizzano Report . Chi si ritiene diffamato ha diritto di tutelarsi in sede giudiziaria con una querela.Poi si vedrà se fondata o no. Ma una cosa che secondo me non si può fare è minacciare o, peggio ancora, darsi da fare per ridurre o cancellare l' assistenza legale, come ritorsione per una certa inchiesta. Perché in questo modo i diritti di autonomia e libertà, che sono i motori della buona informazione, rischiano di essere stritolati da condizionamenti che assomigliano alle censure".

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