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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

24 novembre 2017 | 10.30
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"L'obiettivo di una sinistra di governo dovrebbe essere quello di rimuovere le ineguaglianze, non di difendere un sistema previdenziale iniquo piegato alla logica della sostenibilità finanziaria, la stessa che ha prodotto danni sociali immani". Così Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, in un'intervista a La Repubblica risponde alle dichiarazioni del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che aveva rivendicato come fossero di sinistra scelte sulle pensioni fatte pensando anche ai giovani. Per la Camusso " questa contrapposizione giovani-anziani è incomprensibile: ai giovani dobbiamo dare una pensione dignitosa dopo averli condannati per anni alla precarietà".

"Il governo - aggiunge - si era impegnato a correggere le iniquità del sistema previdenziale disegnato dalla legge Fornero. Quell' impegno è rimasto scritto sulla sabbia" mentre "permangono iniquità profonde in particolare per le donne e per i giovani, che un meccanismo derogatorio non corregge per nulla, per quanto migliori le condizioni di qualche migliaia di lavoratori. Non si può mantenere un sistema che continua a inseguire la crescita dell' aspettativa di vita e che progressivamente riduce anche l' importo delle pensioni. Non ce l' ha nessun altro Paese al mondo". "L' emendamento presentato dal governo ha le stesse tabelle sull'aumento dell' età di pensionamento che si avevano in precedenza. Le persone non ce la fanno si invecchia comunque anche se si vive più a lungo". E quanto alla decisione di scendere in piazza "il nostro messaggio - conclude la Camusso - è assolutamente chiaro: non consideriamo chiusa la vertenza sul sistema previdenziale".

"Gli oltre 14mila lavoratori dipendenti che nel 2019 andranno in pensione a requisiti invariati, ovvero 5 mesi prima di tutti gli altri sono un numero significativo, che tuttavia fotografa solo una parte della platea di coloro che, in quell' anno, beneficeranno di un anticipo. Penso a coloro che nel 2019 andranno in pensione ben prima dei 67 anni con il cumulo gratuito, i precoci, chi beneficerà dell'Ape sociale, gli usuranti. È la platea prevista dalle nuove flessibilità introdotte con la legge di Bilancio dell'anno scorso e che si sommano a quelle di quest'anno". Così, in un'intervista a Il Sole 24 Ore, Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio.

"La pratica più importante da adottare è quella di prevedere per accordo contrattuale, il cambio di mansioni per lavoratori anziani che si confanno alle possibilità che essi hanno nel lavoro. Lo si può stabilire tra le parti sociali, incentivato fiscalmente dallo Stato per la esigenza sociale di allungare i tempi di lavoro, ma di renderli sostenibili per persone che si trovano in una stagione di vita diversa dagli inizi dell'impegno professionale. Ecco allora: per cogliere le differenze di chi oggettivamente ad una certa età non può sostenere sforzi ed impegni della prima ora, occorre offrigli alternative. Il sindacato e la politica, se vogliono essere all' altezza dei loro compiti sappiano trovare nuove soluzioni, diversamente, oltre,che a danneggiare le persone, danneggeranno se stessi. Più che manifestazioni occorre fantasia e voglia di trovare nuove soluzioni". Lo scrive su Il Tempo, l'ex leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

"Gli stipendi che paghiamo qui a Castel San Giovanni sono perfettamente in linea se non superiori a quelli previsti dai nostri concorrenti nel settore della logistica. Non solo. Noi rispettiamo tutto quello che è previsto dal contratto nazionale di lavoro. Anzi garantiamo una serie di tutele in più rispetto a quelle previste dalle normative". Così, in un'intervista a La Repubblica, Salvatore Schembri Volpe, direttore operazioni magazzino Amazon in provincia di Piacenza.

"Il diritto non si tocca, la tutela si modula. Tant'è che gran parte dei dipendenti italiani non hanno l' articolo 18 perché lavorano in imprese con meno di 15 dipendenti o in altri enti che non lo prevedono. Fosse un diritto, dovrebbe essere di tutti. Se ancora lo prevediamo è perché nella notte precedente il varo del decreto legislativo in attuazione della legge delega, Matteo Renzi cambiò il testo convenuto togliendo la clausola che consentiva al datore di lavoro condannato alla reintegrazione di scegliere l'indennizzo. Saremo sempre impegnati a migliorare le opportunità formative per la occupabilità ma per coloro che vogliono l'articolo 18 non ci sarà mai il momento buono per togliere la reintegrazione". Così, in un'intervista a Libero, il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

"Per favorire una maggiore rapidità nel passaggio dal contratto a termine al contratto a tempo indeterminato, una misura accettabile mi sembra la riduzione da 36 a 24 mesi del periodo massimo di lavoro a termine ammesso dalla norma del 2014. Con il ritorno dell'articolo 18 torneremmo a una maggiore vischiosità del mercato del lavoro, che renderebbe meno facile il passaggio dei lavoratori dalle imprese poco produttive a quelle più produttive. E più difficile per chi è fuori della cittadella del lavoro regolare entrarvi". Così, in un'intervista a Libero, il giuslavorista Pietro Ichino.

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