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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

10 aprile 2014 | 09.52
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Roma, 10 apr. (Labitalia) - "I titoli dei provvedimenti sono apprezzabili, il problema semmai è la mancanza di alcuni elementi che però non sono dettagli irrilevanti, ma riguardano il modo con cui le operazioni verranno realizzate, e di conseguenza anche i loro effetti". Tito Boeri, economista alla Bocconi, fondatore del sito lavoce.info, concorda, in un'intervista a 'L'Unità', sulla direzione presa con il Def appena varato dal governo Renzi, anche se gli interrogativi che restano, dice, sono ancora parecchi.

Secondo Boeri le misure che convincono sono "la riduzione del cuneo fiscale innanzitutto, cui aggiungo subito anche l'intervento sulla spesa, a partire da quella controllata più strettamente: mi riferisco per esempio al tetto per gli stipendi degli alti dirigenti pubblici che, oltre ad un valore economico, ne ha uno importante sul piano simbolico, e va nel senso di una maggiore equità sociale. Anche la maggiorazione della tassazione delle quote di Bankitalia mi sembra sia fatta con lo spirito giusto, anche perché va a compensare l' operazione precedente, un vero e proprio regalo alle banche".

"Mancano tantissimi elementi -conclude- per poter valutare seriamente, e gli interrogativi aperti sono molti. Il primo riguarda la natura delle coperture per il finanziamento della riduzione del cuneo fiscale, un'operazione su cui il governo conta molto, ma che se non dovesse essere strutturale servirebbe ben poco a movimentare i consumi. Se le famiglie pensano che si tratti di una mera operazione elettorale, è chiaro che i soldi in più li mettono via e non li spendono".

Un "provvedimento dovuto" dagli importanti risvolti sociali ma dagli scarsi effetti economici. L' imprenditore Marco Boglione, patron del marchio Robe di Kappa, intervistato da 'L'Unità', mantiene basse le aspettative sugli effetti concreti del documento di economia e finanza.

Il Def del governo, spiega Boglione, "è solo il primo passo di un percorso, la prima fase di un progetto coerente con quanto annunciato nelle settimane scorse dal premier Matteo Renzi, che non poteva non tenere conto del momento di emergenza sociale che il Paese sta vivendo. Gli 80 euro in più in busta paga ai lavoratori che guadagnano meno di 25mila euro annui rappresentano un' importante boccata d'ossigeno per la popolazione che più ha perso in questi anni di crisi".

"Il primo Def del Governo Renzi è un elaborato complesso e completo che probabilmente risponde ad ogni possibile domanda. Nell' interesse del nostro Paese speriamo che gli impegni abbiano adeguata quantificazione ed attuazione per far uscire l' Italia dalla sua lunga crisi entro la fine della XVII legislatura, nel 2018". E' quanto scrive, in un editoriale su 'Il Sole 24 ore', l'economista Alberto Quadrio Curzio.

"E' un tempo minimo -continua- perché le riforme necessarie non sono attuabili più rapidamente. Ma anche un tempo massimo perché la nostra crisi strutturale non consente altre dilazioni. Speriamo che il Governo si muova con la determinazione posta nelle Riforme Istituzionali anche se riteniamo che per le riforme economiche vadano meglio decise le priorità".

"Abbiamo dimostrato di aver fatto un Def prudente e pesante, che si fa carico di una situazione ancora complessa, con una ripresa che non ha la forza che ci si aspettava. Lo 0,8% di crescita indicata per il 2014? È un valore in cui non sono del tutto inserite alcune dinamiche economiche: la ripresa dei consumi, degli investimenti, il ritorno degli investitori esteri. Se noi mettiamo 6,7 miliardi nelle tasche degli italiani, spero che almeno una parte - fosse anche un 10% ritorni in consumi e in imposte". Così, in un'intervista ad 'Avvenire', il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Graziano Delrio.

L'estensione del bonus agli incapienti, sotto gli 8mila euro "nelle nostre intenzioni dovrebbe essere contemporanea al pagamento degli 80 euro in busta paga. Stiamo vedendo come realizzarlo, tecnicamente è una cosa complessissima".

"Più le banche sono solide, più possono fare bene il loro lavoro e dare credito e sostegno alla crescita, allo sviluppo e all' occupazione. Il provvedimento è sbagliato e dannoso. Non solo per le banche. Serve una tregua fiscale". Così Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, sul Def del governo, in un'intervista a 'Il Giorno'.

"Le banche hanno già sostenuto -continua Patuelli- forti sacrifici. Con il decreto Imu-Bankitalia, un decreto sbagliato, da un lato si sono rivalutate le quote degli istituti nel capitale di via Nazionale, dall' altro, fu approvata l' addizionale all' 8,5% sull' Ires di banche e assicurazioni. Parallelamente con la legge di stabilità fu disposta un' aliquota del 12% su tutte le plusvalenze, non solo bancarie e ora questa aliquota si appresterebbe a passare al 24-26% solo per le plusvalenze da rivalutazione doverosa delle quote Bankitalia. Non è accettabile".

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