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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

28 luglio 2014 | 10.03
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Il dl sulla Pubblica Amministrazione non convince i sindacati, spiega Michele Gentile (Cgil) a 'La Repubblica', mentre sul 'Messaggero' economisti e rappresentanti di associazioni di categoria lanciano le loro proposte per far ripartire l'economia.

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Una "mobilità assolutamente discrezionale", che si traduce anche in una discriminazione tra dipendenti pubblici e privati. La nuova versione dell' art. 4 del dl sulla Pubblica Amministrazione, riporta 'La Repubblica', non convince i sindacati: per Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil, la deroga al divieto di trasferimento del lavoratore da una unità produttiva all' altra in assenza di "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" è un' inaccettabile violazione della normativa sul lavoro. L' art.2103 del codice civile, spiega Gentile, stabilisce paletti ben fermi per il passaggio da una unità produttiva all' altra. Il decreto legge aveva cercato di superarli forzando il concetto di unità produttiva, che era stata "reinterpretata" come insieme di "sedi delle amministrazioni pubbliche, collocate nel territorio dello stesso comune". "La giurisprudenza della Cassazione parla chiaramente di omogeneità di produzione", ricorda Gentile. La norma è cambiata, è scomparso ogni riferimento all' unità produttiva, ma la deroga all' art. 2103 rimane, e si applica solo ai dipendenti pubblici: "È una discriminazione", denuncia il sindacalista. Poco importa - secondo i sindacati - che siano aggiunti due correttivi: rimangono volontari gli spostamenti di genitori di figli fino a tre anni o disabili".

Il fenomeno della "strada sociale" non è solo il ritorno del buon vicinato ai tempi di Facebook. Quindi di regole, sorrisi e saluti perduti tra estranei dello stesso pianerottolo dotati di connessione internet. Significa ridisegnare la psico-geografia del quartiere, da alienante a solidale. Per Giampaolo Nuvolati, professore di Sociologia urbana all'Università Bicocca di Milano, è " il piacere di insistere in una zona senza avere fretta di lasciarla", come spiega a 'Il Fatto Quotidiano'. "C' è una ricaduta immediata sul territorio, si ripersonalizzano i luoghi, gli "amici" del gruppo Facebook non sono virtuali, anzi li incontri quasi tutti i giorni. E poi non prevede spese, è una specie di banca del tempo", osserva. Una risposta alla crisi? "Non solo quella economica -dice-, anche del nucleo familiare. Non si può più contare sul welfare dello Stato (assistenzialismo, luoghi di aggregazione, asili nido), ma neppure sul sostegno di genitori, che spesso vivono lontani. Le donne una volta erano casalinghe, adesso lavorano tutto il giorno. Ed è saltata la distribuzione dei compiti. La social street è a metà tra il comune e la famiglia".

"Noi ci fidiamo dell'Italia". Lo dice al 'Giornale' Ana Hrustanovic ambasciatore della Serbia in Italia. Tra i 2 Paesi buone relazioni? "Direi ottime". "I serbi si sentono già europei -spiega- Crediamo che sia un cammino naturale, inevitabile per il nostro Paese". La Fiat ha avuto un ruolo importante in questo cammino con l'impianto di Kragujevac. "I piani industriali li decide l'azienda. Ma non possiamo non sperare in una crescita di questo rapporto". E sulle sulla produzione della 500L data allo stabilimento serbo, dice :"Non vogliamo rubare posti di lavoro all'Italia. La delocalizzazione al ribasso non è ciò a cui aspiriamo. Puntiamo a un modello di partnership basato su joint venture che consenta alle aziende italiane di esportare senza dazi in un mercato di 800 milioni di consumatori con Paesi come Turchia e Russia, con cui la Serbia ha stretti rapporti. Eliminare i dazi, che in Russia pesano per un 20% del valore della merce, significa per le aziende italiane diventare più competitive. E quindi creare lavoro in Serbia, ma anche difendere l' occupazione in Italia".

"Apprendistato: -51%. Tempo indeterminato: -26%. Contratti a termine: -16%. Collaborazioni: -35%. Tutto nel giro di due anni. Tra tante spie rosse sulla cartina dell' occupazione giovanile, l' unico segnale positivo arriva dal lavoro accessorio: +142% nel biennio 2011-2013". Lo segnala il 'Sole 24 Ore'. "In tempi di crisi e di grande difficoltà nel trovare un impiego, i "mini-job" pagati con i voucher portano una boccata di ossigeno alle nuove generazioni, -spiega un articolo del quotidiano- che riescono a racimolare qualche entrata: nel 2013 hanno incassato 9,7 milioni di buoni, secondo l' elaborazione del Centro studi Datagiovani sull' archivio Inps, circa 500 euro a testa. Piccoli sprazzi di luce, anche se di certo non rappresentano la soluzione alla disoccupazione giovanile".

L' anno terminerà con uno stipulato di circa 15,5 miliardi, forse 16 se ci sarà un' accelerazione dell' economia". Questa la previsione fatta al 'Sole 24 Ore' di Corrado Piazzalunga, presidente di Assilea. L' associazione si lascia alle spalle un durissimo 2013, archiviato con un erogato di 14,4 miliardi "al minimo storico dall' ingresso nell' euro". Un ottimismo alimentato "da dati che evidenziano una ripresa significativa del comparto, con un +7%. C' è un ritorno dello stipulato ma la situazione è molto fluida". Non ci si deve inoltre dimenticare che l' ultimo bollettino della Banca d' Italia prospetta "una ripresa moderata, non esente da significative incertezze". Il settore beneficia inoltre delle novità fiscali introdotte dalla legge di stabilità".

"A Gela quello che ai tempi di Mattei era uno dei petrolchimici più grandi d' Europa oggi è a rischio. L' impianto è fermo da maggio, dopo che un incendio l' ha in parte danneggiato, ed ora gli investimenti promessi un anno fa sono stati bloccati: per questo i dipendenti, gli ultimi 1200, età media sotto i 40 anni, in prevalenza tecnici specializzati, sono in sciopero. E con loro i 1800 dell' indotto". Lo riporta 'La Stampa'. "Qui - spiega al giornale Giuseppe D'Aquila, segretario regionale della Filctem, il sindacato dei chimici Cgil - si rischia di radere al suolo un territorio: tra Gela e Priolo, tra estrazione, raffinazione e chimica si mette in gioco il 9% del Pil siciliano".

"Il Messaggero" ha chiesto a quattro rappresentanti di altrettante associazioni d'impresa e a due autorevoli economisti di sintetizzare le proprie indicazioni, di spiegare quale può essere la scossa necessaria a far ripartire davvero il Paese. A presentare le loro proposte sul giornale di oggi sono: Marcella Panucci (Confindustria), Paolo Buzzetti (Ance), Carlo Sangalli (Confcommercio), Antonio Patuelli (Abi), Jean Paul Fitoussi (Luiss) e Giacomo Vaciago (Un. Cattolica). "Il quadro che ne esce è naturalmente variegato, ma emergono alcuni importanti elementi in comune nelle diverse analisi. Da una parte la necessità di alleggerire in modo sensibile un carico fiscale che si è fatto insopportabile in particolare con l' avanzare della crisi. Dall'altra quella di rilanciare davvero l' investimento pubblico, vera vittima della stagione della stretta sui bilanci: al momento di tagliare la mannaia è sempre caduta in maniera più pesante su questa voce che sulle uscite correnti."

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