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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

28 marzo 2014 | 09.47
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Roma, 28 mar. (Labitalia) - Rilanciare un'economia del sapere per il lavoro del domani. Lo chiede dalle colonne del 'Sole 24 Ore' Fulvio Conti, vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi, nonché amministratore delegato e direttore generale di Enel. "Il successo o l'affermazione competitiva di un Paese -scrive Conti- si basano, in misura crescente, su un'economia del sapere e del conoscere. Per questa ragione capitale umano e sociale devono tornare ad essere centrali nella politica strategica dell' Italia. Non bisogna però rassegnarsi al declino "o sottovalutare le nostre potenzialità di riprendere le posizioni avanzate che meritiamo sul piano tecnologico, produttivo, artistico e culturale". Bisogna "ripartire dall'aggiornare il sistema operativo dell'Italia, ovvero il sistema di istruzione scolastica e di formazione accademico-professionale delle future generazioni". "Oggi, più che mai, non sappiamo di quale bagaglio di conoscenze e competenze avremo bisogno nei prossimi 5-10 anni -sottolinea Conti-. Scuola ed università devono svolgere un lavoro qualitativamente diverso, capace di valorizzare il talento e la multi-culturalità con una visione di lungo periodo". Per questo, "come Gruppo Enel, -ricorda Conti- insieme alle organizzazioni sindacali di categoria, abbiamo deciso di entrare in classe per formare alcuni giovani. Un progetto innovativo che coinvolge sperimentalmente circa 150 studenti a livello nazionale e che prevede un percorso di studio concordato fra scuola ed azienda, finalizzato ad integrare la fase didattica con esperienze formative sul campo".

"La politica energetica nazionale deve essere completamente rivista. Non è accettabile che un Paese industrializzato come l'Italia importi dall'estero l'80% del gas e del petrolio che consuma. Occorre agire subito. A nostro avviso la soluzione è lo sfruttamento delle ricche risorse energetiche nazionali". Lo dice al 'Sole 24 Ore' Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, Federazione petrolifera indipendente e non sindacale che rappresenta diversi Settori dell' indotto petrolifero. "Ho già scritto che in Italia si rischia il default energetico, le aziende abbandoneranno gli investimenti". "Oggi l' Italia produce meno dell' 8% del suo fabbisogno energetico di idrocarburi. Se si sbloccassero i cantieri si arriverebbe a una quota del 16-17% del nostro fabbisogno energetico in un solo anno. Ci sono un centinaio di pozzi bloccati che attendono solo di essere avviati".

Così com' è il decreto lavoro non può passare, perché spalanca le porte ad una maggiore precarietà. Lo dice a 'La Repubblica' Stefano Fassina, ex viceministro Pd all'Economia. "Ne parleremo con il ministro Poletti, cercando di gestire le modifiche in via cooperativa, ma se il sistema non dovesse funzionare la decisione passerà al Parlamento". Tra i punti da rivedere "la durata del contratto a termine e il numero di proroghe ammesse, ma va anche reintrodotto un tetto di stabilizzazione per le imprese che vogliono assumere nuovi apprendisti e va ripristinato l' obbligo di formazione. La competitività non si conquista impoverendo i lavoratori sotto il profilo dei redditi e della preparazione culturale".

"C'è una luna di miele dei mercati con l'Italia e con Matteo Renzi, come dimostra anche l' andamento positivo dello spread. Le riforme promesse dal premier piacciono molto agli investitori. Ma attenzione. Se nei prossimi mesi, i suoi propositi non dovessero trasformarsi in realtà quegli investimenti che oggi stanno arrivando sulle aziende italiane potrebbero ripartire rapidamente verso altri lidi". Lo dice Federico Imbert, amministratore delegato del gruppo Credit Suisse in Italia a 'La Stampa'. "Già da tre o quattro mesi i miei colleghi di Londra e New York ci chiedono molto delle opportunità di investimento in Italia, non fanno che ricevere richieste da investitori istituzionali. Nel sistema finanziario oggi c' è abbondante liquidità, ma si stanno profilando rischi nuovi, specie nei Paesi emergenti. Così c' è un movimento consistente di capitali dagli emergenti, e in una certa misura anche dagli Stati Uniti, verso i Paesi periferici della zona euro, Italia compresa, in cerca di opportunità d' investimento che coniughino buoni rendimenti con profili di rischio non troppo alti".

Per l'accademico americano Juan Cole, "Barack Obama vede in Matteo Renzi un altro se stesso: un leader giovane, che arriva pieno di idee e progetti alla guida di un Paese in grave crisi". Lo dice al 'Messaggero' il professore di storia della Michigan University, commentatore di politica internazionale per i più influenti media del mondo, spiegando che Obama "prova del sollievo nel trovare che l' Italia, uno dei più affidabili alleati, ha superato la stagione Berlusconi e ha un nuovo giovane leader con il quale spera di poter collaborare molto bene". "Certo è stato un viaggio fatto con un occhio agli elettori di casa e un occhio agli alleati. Con gli alleati doveva superare il malcontento per lo spionaggio della Nsa, per far fronte alle sfide russe. E mi sembra che sia riuscito a ricementare l' amicizia con l'Europa".

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