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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

30 settembre 2016 | 09.37
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"La possibilità che la Commissione europea nelle prossime settimane possa bocciare la richiesta dell'Italia di flessibilità aggiuntiva "è un'ipotesi che non prendiamo in considerazione perché adotteremo un saldo di bilancio coerente con le regole e gli accordi europei". Ne è convinto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervistato da "La Stampa". E che il giudizio della Commissione europea possa dipendere dalla qualità della manovra che l'Italia presenterà il 15 ottobre, lo pensa anche Padoan: "Penso di sì, perché le risorse saranno limitate".

"Il grosso -spiega il titolare del Mef- lo useremo per evitare l'aumento di Iva e accise, e vorrei sottolineare che cancellare aumenti fiscali per 15 miliardi ha di per sé un impatto positivo. Ci saranno misure a sostegno della crescita, e in particolare per gli investimenti. Ci sarà il taglio Ires, già finanziato l'anno scorso e l'introduzione dell'Iri per gli artigiani. E poi misure di carattere sociale". Riguardo il possibile ammontare attorno ai 25 miliardi, Padoan afferma ancora: "Uno dei problemi del mestiere di ministro del Tesoro è che non si possono citare cifre prima che siano certe. Per cui mi astengo".

"Per riprendere a far crescere occupazione e Pil occorre conquistare nuove quote di mercato nell'interscambio globale. Per fare questo è imperativo recuperare competitività. E quindi, agire su due fronti: più produttività e riposizionamento del marchio made in Italy. Sul primo versante, occorre andare avanti con le riforme. Sul secondo, bisogna elevare la qualità, tutelare e valorizzare il nostro patrimonio culturale, puntare sull'innovazione del sistema industriale. Dal modo in cui proteggiamo e valorizziamo la nostra cultura, i nostri monumenti, le città, i paesaggi, i mari, i territori dipende in modo significativo la reputazione del Paese e quindi delle nostre imprese e il valore percepito dei nostri prodotti. Si creano occasioni di lavoro e sviluppo. Una cattiva reputazione è un danno economico". Così, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', il presidente della Federazione dei Cavalieri del Lavoro Antonio D'Amato.

"L'unica cifra più che il governo può mettere nel suo bilancio è proprio quello sui voucher che continuano a crescere in modo esponenziale in tutti i settori producendo una precarietà e un'insicurezza mai vista prima. Comunque non si può non riconoscere che per la prima volta non si taglia la previdenza. Con Cisl e Uil abbiamo proposto la libertà di scelta: flessibilità di uscita tra i 62 e i 70 anni. Senza penalizzazioni perché nel sistema contributivo non ha senso perché prima si esce, meno si versa e meno si prende di pensione". Così, in un'intervista a 'La Repubblica', il leader della Cgil Susanna Camusso.

"Come presidente del patronato voglio partire dalla questione delle ricongiunzioni onerose. Un problema che determinava situazioni di grande frustrazione, per non dire disperazione per decine di migliaia. Casi di lavoratori che con 46, 47 anni di contributi non riuscivano ad andare in pensione. Situazioni di grande disagio che adesso trovano finalmente una soluzione. Così come un altro tema aperto era quello del possibile ripristino delle penalizzazioni sulla pensione. Un rischio che ora viene scongiurato anche per coloro che andranno in pensione anticipata negli anni futuri. Un altro capitolo importante è quello dei cosiddetti lavori usuranti, dove si è finalmente sbloccata la situazione". Così, in un'intervista a 'L'Unità' la presidente dell'Inca Cgil, Morena Piccinini.

"Bisogna recuperare il ritardo sulla digitalizzazione, ma le imprese da sole non ce la fanno. Sono necessarie delle grandi campagne che portino le imprese ad organizzarsi per poter vendere prodotti e stare sul mercato e chiaramente servono fondi e politiche di Governo adeguate. Infine ampliare i mercati per far esportare anche le piccole aziende oltre alle grandi, che già lo fanno". Così, in un'intervista a 'Il Tempo', Lorenzo Tagliavanti presidente della Camera di commercio di Roma.

"Alle imprese serve un alleggerimento della fiscalità perché il peso della tassazione ci mette in una posizione di concorrenza sleale nei confronti dei nostri competitor. C'è bisogno poi di un'azione promozionale forte condotta dal sistema Italia, Governo o Enit che sia, e non comunque delegata alla Regione come è oggi. E poi deve essere risolta una volta per tutte la piaga dell'abusivismo ricettivo che penalizza le imprese serie a favore di strutture fuori norma che hanno raggiunto quota 200 mila in Italia. È un danno al Paese, alle casse dello Stato e alle aziende che stanno sul mercato. All'estero questa lotta all'abusivismo c'è". Così, in un'intervista a 'Il Tempo', Giuseppe Roscioli, presidente Federalberghi Roma.

"L'Ue deve offrire un sostegno maggiore ai Paesi che ospitano rifugiati, e deve essere più generosa nel suo approccio con l'Africa. Creare un clima accogliente per coloro che migrano per questioni economiche. Tenuto conto della popolazione europea che sta invecchiando, i benefici che apporta la migrazione superano di gran lunga i costi connessi all'integrazione degli immigrati. Perseguire questi obiettivi è essenziale per placare i timori dell'opinione pubblica, ridurre i flussi di cercatori di asilo, garantire che i nuovi arrivati siano integrati, instaurare rapporti vantaggiosi con i Paesi in Medio Oriente e in Africa. E infine rispettare gli obblighi umanitari internazionali dell'Europa. Quella dei rifugiati non è l'unica crisi alla quale l'Europa deve fare fronte, ma è la più indifferibile. Qualora si riuscisse a ottenere un progresso significativo nei confronti della questione rifugiati, sarebbe più facile affrontare le altre faccende in sospeso". Lo scrive su 'Il Sole 24 Ore', l'economista George Soros.

"Il sistema imprenditoriale italiano rimane un modello di eccellenza anche per il resto d'Europa e, in un mondo veramente complicato, bisogna fare leva sulle capacità imprenditoriali. Ogni tanto i mercati finanziari vedono questo fatto come penalizzante. È un pregiudizio che non capisco e non accetto: il paradosso è che le nostre attività in Italia presentano livelli di eccellenza che non hanno eguali in altri gruppi assicurativi e che rappresentano una forza per l'intero gruppo, non una debolezza. Quello che posso dire come cittadino europeo e come capo di Generali è che la Ue, dopo Brexit, deve cambiare e ha bisogno di un'Italia forte, capace di reinventare e di rienergizzare l'Europa. Ma per avere un'Italia forte c'è bisogno di stabilità. Il tragitto compiuto finora dal Governo con le numerose riforme avviate e realizzate rappresenta una traiettoria positiva. Confido che un'Italia più stabile possa dare un contributo importante al progetto europeo che, va ricordato, ha garantito al continente diversi benefici, uno su tutti: la pace". Così Philippe Donnet, amministratore delegato del gruppo Generali in un forum con i giornalisti del Sole 24.

"L'instabilità è da sempre parte del paesaggio politico in Italia, ma proprio per questo il referendum sulla riforma costituzionale è veramente importante. Può cambiare le carte in tavola, se passa: ridurrebbe la frammentazione dei partiti, renderebbe più facile far approvare le leggi. Se il referendum non passa, potremmo avere le dimissioni del premier e un ritorno allo status quo, ma con meno crescita, un livello elevato di crediti deteriorati e un rapporto fra debito e Pil più alto di prima. Insieme, questi fattori non aiuterebbero certo il Paese e il suo rating sovrano. Il problema in Italia è che c'è uno spazio fiscale molto limitato, non puoi separare l'esercizio di bilancio dalla dinamica del debito. Potrebbe magari esserci spazio per reindirizzare certe spese, da spesa corrente e investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo, educazione". Così, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', l'economista e capo dei rating sovrani di Dbrs Fergus McCormick.

"I tassi ultrabassi fin sotto lo zero per cento e la curva dei rendimenti piatta hanno effetti collaterali negativi per le banche ma anche per la produttività e la crescita. Le banche centrali solo ora hanno iniziato a capire che la politica dei tassi negativi è controproducente, ma per fermare da questo circolo vizioso il QE da solo non basta, c'è un'unica via di uscita: le banche centrali devono riuscire ad alzare le aspettative sull'inflazione e i mercati non devono perdere fiducia nei banchieri centrali". Così, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', Didier Saint-Georges, managing director di Carmignac.

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