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Rcs, resa di Bonomi. Cairo: "Avrò tutte le deleghe". Verso cambio Cda /Video

18 luglio 2016 | 08.06
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Urbano Cairo (Fotogramma) - FOTOGRAMMA

E' destinata a crescere la maggioranza di Urbano Cairo all'interno di Rcs. L'imprenditore che ha sconfitto con il 48,8% la cordata guidata da Andrea Bonomi e dai soci storici (Diego Della Valle, Mediobanca, UnipolSai e Pirelli) del gruppo editoriale può sfiorare il 62% del capitale di chi edita il Corriere della Sera. Per il controllo non ci sarà nessuna guerra, come si temeva alla vigilia: la resa degli sconfitti, l'opa a un euro si è fermata al 37,7% delle adesioni, è all'insegna del fair play: "la condizione sul quantitativo minimo non risulta avverata" e pertanto l'offerta "è da considerarsi priva di efficacia".

Decaduta l'opa, chi ha aderito all'offerta sconfitta (va sottratto il 24,7% nelle mani dell'offerente), ossia il 12,9% del capitale di Rcs, può decidere di consegnare le azioni all'editore di La7 oppure riprendersele. Una scelta possibile dal 22 al 28 luglio, solo dopo che la Consob (21 luglio) avrà reso noti i risultati ufficiali. A seconda della adesioni l'esborso di cassa per Cairo (l'opas prevede concambio di 0,18 azioni più 25 centesimi cash) potrà variare da quasi 65 milioni a un massimo di 80,6 milioni. Per la parte dell'offerta in titoli, invece, la quota di controllo in Cairo Communication si diluirà - tra il 47,91% e il 52,7% - ma l'editore rassicura che resterà sopra la soglia della maggioranza assoluta.

Il gruppo Cairo è in grado di sostenere la spesa: "abbiamo cassa sufficiente per pagare la quota cash" e il gruppo può contare sul finanziamento da 140 milioni di Intesa Sanpaolo. Riguardo all'ingresso di un nuovo investitore, Cairo precisa che "al momento non c'è quest'ipotesi. Abbiamo deliberato un aumento di capitale da 70 milioni che potrà essere realizzato entro un anno. Al momento non ce n'è bisogno". L'obiettivo, ora, è il cambio del cda ed entrare in Rcs. "Sarò in prima linea - promette -. Quello che voglio fare è avere tutte le deleghe".

Nessuna indicazione, al momento, su quale sarà la composizione del nuovo consiglio di amministrazione. "Non abbiamo ancora pensato a nulla", dice l'editore di La7. Venerdì 22 luglio avrà il controllo del 48,8% di Rcs, dal 22 al 28 gli azionisti sconfitti potranno 'migrare' all'opas e il 4 agosto avverrà il pagamento dei titoli in azioni e contante. Già forte della sua quota Cairo potrebbe mettere pressione, ma evidenzia che "la convocazione dell'assemblea dei soci di Rcs spetta al presidente della società, Maurizio Costa. Vedremo quali saranno i tempi".

Sul rapporto con gli sconfitti - "sembrano dei compagni di viaggio", aggiunge -, "Ho sempre detto che mi fa piacere se gli azionisti rimangono, per quanto mi riguarda c'è tutta la voglia di essere collaborativo con tutti i soci. Io non ho problemi con nessuno, Bonomi ha ammesso la sconfitta, da parte mia il tema vero è gestire velocemente questa azienda nel miglior modo possibile per valorizzare al meglio le risorse che hanno un potenziale straordinario". Tante le scelte che l'editore non avrebbe fatto: "I libri non li avrei venduti mai, la radio l'avrei tenuta, così come la sede", rimarca.

"Trasformare il Corriere della Sera in un tabloid sarebbe la cosa più folle", replica a chi sostiene che nei suoi piani c'è quello di trasformare il quotidiano in una sorta di 'The Sun'. "Quello che conta è non deludere il tuo pubblico. Il giornale va maneggiato con cura, figuriamoci cambiarlo così. Quello che penso di fare è che meno la gente si accorge che sono arrivato meglio è". Nessuna rivoluzione nella linea politica ed editoriale, dunque. "Il direttore Fontana è un buon direttore, conosce bene il Corriere, conosce la macchina e sta facendo un giornale di buon livello". Nel futuro di via Solferino ci sono forme di sinergia con La7, ma anche investimenti e un gran lavoro sui costi, così come per la Gazzetta dello Sport.

Una rivoluzione editoriale, ma non solo dopo che per decenni il controllo di Rcs è rimasto nelle mani del cosiddetto 'salotto buono'. Una vittoria che porta la firma, oltre che dell'editore di La7, di Gaetano Miccichè direttore generale di Intesa Sanpaolo e presidente Banca Imi, dello studio Bonelli Erede, di Equita sim e dell'esperto Massimo Ferrari, attuale direttore generale e cfo della Salini Impregilo. La vittoria di Cairo, al dispetto delle attese, non è stata di misura. Il mercato, a partire dai fondi internazionali e dai piccoli azionisti, ha scelto la discontinuità.

Il risultato è stato "molto positivo, oltre le più rosee aspettative" rimarca l'imprenditore alessandrino e ha visto un'adesione dei fondi che "non potevo immaginare", tra quelle note Nextam, Antares, Ersel e Schroders. Quanto alla famiglia Rotelli che gli ha conferito solo la metà della sua quota (l'altra metà del 3,486% è finita a Bonomi), ha avuto un atteggiamento "salomonico" a detta di Cairo. "Silvio Berlusconi o la Fininvest non hanno avuto, direttamente o indirettamente, a che fare con l'opas Rcs o con il gruppo Cairo Communication", replica a un azionista nel corso dell'assemblea straordinaria del gruppo.

La contesa su Rcs, svela l'imprenditore alessandrino, "ha scatenato nelle persone che incontravo per strada o in un caffè una partecipazione viscerale, non so se è perché la gente ha voglia di cambiamento. Mi fermavano per dirmi che facevano il tifo per me". Ora è tempo di lavorare e non tradire chi lo ha scelto: "Ho dato la disponibilità a rinunciare alle vacanze, prima si comincia - conclude - meglio è".

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