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Recovery, Osservatorio Manageritalia: a terziario appena 48% Pnrr, serve investirci di più

12 ottobre 2021 | 15.58
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Focus sui tassi di crescita dell’economia italiana e dei vari settori e comparti e il loro ritorno ai livelli pre-pandemia. E' l'argomento che è stato al centro della presentazione dell’osservatorio del terziario di Manageritalia in diretta streaming sui canali social dell’associazione. Nel secondo trimestre 2021 la crescita ha riguardato tutti e tre i principali macrosettori (manifattura, costruzioni, servizi) che sono in territorio ampiamente positivo sul trimestre precedente. Secondo le più recenti previsioni di Oxford Economics, l’economia italiana nel suo complesso sarà in grado di recuperare i valori pre-pandemici nel primo trimestre del 2022. Per i settori più in difficoltà bisognerà aspettare il secondo trimestre del 2022 (commercio e trasporto), il quarto trimestre del 2022 (attività artistiche) ed addirittura il 2024 per alloggio e ristorazione.

Attenzione sull’inedita analisi delle linee guida del Pnrr presentate dal Governo Draghi, dove per la prima volta è stata individuata l’allocazione delle risorse nei vari settori. Ne emerge un’impostazione alla base del Recovery fund che premia l’industria tradizionale rispetto a quella dei servizi. Alla presentazione sono intervenuti Mario Mantovani, presidente di Manageritalia, Emilio Rossi, direttore dell’osservatorio del terziario, l’economista Marco Palladino che si è soffermato su Pnrr e ruolo del terziario, mentre sui trend e opportunità per l'export italiano dei servizi ha relazionato Alessandro Terzulli chief economist di Sace.

Aprendo i lavori, il presidente Mario Mantovani ha esordito con un chiaro segnale di allerta: “Il nostro rapporto evidenzia come al settore del terziario che rappresenta quasi il 75% dell’economia italiana, venga erogato solo il 47,8% delle risorse del Pnrr. Il settore che comprende il commercio, il turismo, i servizi alle imprese e ai cittadini, comparti chiave dell’economia italiana che più di altri hanno sofferto e soffrono ancora gli effetti del lock down, ha bisogno di maggiore attenzione sia dalla politica che dai media perché determinante per uno sviluppo in linea con quello dei paesi più avanzati e terziarizzati quali noi siamo e vogliamo restare. L’uscita dalla fase pandemica e la stabilizzazione della crescita, infatti, dipenderanno in gran parte dalla salute del settore del terziario e dalle riforme che dovranno essere affrontate nella direzione di una sempre maggiore terziarizzazione della nostra economia. Il Pnrr deve essere accompagnato da riforme oltre che da investimenti", ha aggiunto ancora.

“Dobbiamo infatti essere consapevoli -ha concluso Mantovani- che se gli investimenti infrastrutturali non saranno accompagnati da investimenti nei servizi e da riforme coraggiose non riusciremo a recuperare il terreno perso. Il nostro settore, gli altri Paesi lo hanno già capito, è infatti una leva strategica sottoutilizzata nell’economia Italiana; pensiamo al settore dell’information technology e dei servizi alle imprese o il turismo che hanno bisogno di una maggiore managerializzazione per competere a livello internazionale”.

Emilio Rossi, direttore dell’osservatorio del terziario Manageritalia e senior advisor Oxford Economics, ha sottolineato che "l’Italia è stata parecchio colpita dalla pandemia con un forte abbattimento del Pil e alcuni comparti del terziario hanno sofferto più di altri, ma in generale il settore ha tenuto. La preoccupazione ora è che gli investimenti finiscano canalizzati in settori dell’economia nazionale che sono già ripartiti con crescita a due cifre penalizzando il commercio e i servizi per cui invece è prevista una ripresa molto più lenta. Abbiamo fatto questa ricerca sull’allocazione delle risorse proprio per capire quante di queste sono gestibili e quante non potrebbero invece provocare un effetto surriscaldamento in settori già saturi", ha aggiunto.

"Alcuni comparti strategici della nostra economia riceveranno piccole quote dell’investimento totale previsto dal Recovery: l’information technology solo il 5%, meno dell’1% andrà alle attività artistiche e all’istruzione, aree che invece sono state tragicamente colpite dal lockdown e ancora stentano a ripartire. Ci può stare che circa 80 miliardi vengano destinati al settore costruzioni, ciò anche per i vincoli posti dall’UE su tale tipo di investimenti, ma allora diventa fondamentale che a questi finanziamenti si accompagni una riforma che agisca sulla semplificazione della burocrazia, altrimenti i soldi non saranno spesi e anche i servizi ne risentiranno”, ha concluso.

L’economista Marco Palladino ha chiarito come scopo di questo report trimestrale dell’Osservatorio “è misurare la distribuzione risorse del piano sia in maniera diretta che indiretta, che considera le relazioni tra i vari settori comprendendo ad esempio la catena dei fornitori e necessità di approvvigionarsi di beni utili per il processo produttivo. In sostanza l’allocazione indiretta ottenuta dal rapporto evidenzia come per ogni euro di spesa investita nel settore costruzioni una parte va spesa internamente un’altra va in acquisto dei prodotti necessari quindi assorbita da altri settori".

"In questo modo l’incidenza dell’approvvigionamento finanziario delle costruzioni sul Pnrr scende dal 40% dell’allocazione diretta al 15% di quella indiretta, la manifattura sale al 27% e il terziario diventa primo settore in cui confluisce l’allocazione indiretta dimostrando la sua necessità strategica nella fornitura di servizi essenziali agli altri settori. Solo grazie al ruolo strategico del terziario, infatti, gli investimenti in settori tradizionali potranno condurre a risultati sostenibili e green come l’UE richiede. Da qui l’importanza strategica che riveste il settore per l’intera riuscita del Piano”, ha concluso.

Alessandro Terzulli, chief economist Sace, ha analizzato in maniera approfondita il peso del settore terziario nel complesso dell’esportazioni italiane “che è minore rispetto ad altri paesi dell’Ue come Francia, Germania e Spagna che esportano più servizi dell’Italia, il cui export è invece composto per lo più dai prodotti dell’industria tradizionale”.

Nell’analisi dei dati Terzulli ha mostrato che “l’impatto della pandemia sul commercio internazionale di beni e servizi ha visto un calo del -6,2% sui beni e del -21,9% nel 2020 e mostra una ripresa del 10% (+10,1 beni e +0,8% servizi) nel 2021. L’export dei servizi è passato dal rappresentare il 18,5% delle esportazioni italiane complessive nel 2019 al 15,0% lo scorso anno; in valore si è abbassato da 109 a 76 miliardi di euro. Il recupero vero per l’export di servizi a livello mondiale ci sarà solo nel 2022 con un +15,7%. In Italia nel 2022 l’export di servizi tornerà allo stesso livello del 2019, grazie a un incremento del 35,1%. Di fatto il nostro export dipende molto dal turismo sia business che leasure ed è meno forte nei servizi in formatici e di altro genere e questo incide e ha inciso su calo e ripresa”.

“Serve quindi -ha concluso Terzulli- investire di più sull’export dei servizi che è un fattore di sviluppo per il settore, l’economia e il Paese”.

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