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Reddito inclusione, al via dal primo dicembre

23 novembre 2017 | 17.07
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Prende corpo la rete dei servizi sociali cui spetterà, tra l’altro, la concreta attuazione del reddito di inclusione (REI), la nuova misura unica di contrasto alla povertà che sarà operativa dal primo dicembre. Come ricorda l'Inps in una circolare, il REI "prevede un beneficio economico erogato attraverso l’attribuzione di una carta prepagata emessa da Poste Italiane SpA ed è subordinata alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Il beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite". La somma partirà da un minimo di 187 euro per le famiglie composte da una persona, e arriverà fino a 485 euro per quelle con 5 componenti o più.

Chi richiede il sostegno "dovrà soddisfare specifici requisiti di residenza e anagrafici, economici, di composizione del nucleo familiare e di compatibilità, specificamente dettagliati nella circolare. L’ammontare dell’importo è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare e tiene conto di eventuali trattamenti assistenziali e redditi in capo al nucleo stesso. In ogni caso, l’importo complessivo annuo non può superare quello dell’assegno sociale".

Oggi, a Napoli, alla presenza del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, degli assessori regionali alle politiche sociali, di sindaci e assessori di città metropolitane e comuni in rappresentanza dell’Anci, è stata costituita la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, che avrà la funzione di favorire una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e di definire linee guida per gli interventi, in coerenza con l’obiettivo di rafforzare in maniera uniforme nel paese i servizi sociali, in rete con gli altri servizi territoriali (lavoro, salute, scuola, casa), coinvolgendo le parti sociali, il Terzo Settore e tutte le forze produttive e sociali della comunità al fine di migliorare i processi di accompagnamento verso l’autonomia delle persone più fragili.

"In questo modo - sottolinea il ministro Poletti- poniamo le basi per la costruzione di una vera e propria infrastruttura sociale, riconoscibile sul territorio, e con la partecipazione più ampia della comunità, a protezione dei suoi componenti più fragili".

Uno strumento necessario in quanto, con la riforma del Titolo V della Costituzione, in materia di politiche sociali allo Stato rimane solo il potere di definire livelli essenziali delle prestazioni: le Regioni hanno la competenza su legislazione e programmazione, ma la gestione è affidata ai Comuni, eventualmente coordinati a livello di ambito territoriale.

A fronte del rischio che la mancanza di un organismo con poteri di indirizzo, in un sistema frammentato ed eterogeneo, produca una cristallizzazione delle differenze nella qualità e quantità degli interventi (la spesa sociale differisce tra le Regioni in un ordine di grandezza da 1 a 10 tra il minimo e il massimo), a volte anche tra Comuni limitrofi, la Rete rappresenta un organismo rispettoso delle competenze dei diversi livelli di Governo, configurandosi come un forum di decisioni condivise e di programmazione partecipata, attraverso un confronto continuo con le parti sociali e con i soggetti rappresentativi del Terzo Settore.

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