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Regeni, i genitori all'Ue: "Aiutateci ad avere verità dall'Egitto"

27 ottobre 2021 | 11.47
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La madre e il padre del ricercatore ucciso in Egitto in collegamento con la sottocommissione Diritti umani del Parlamento Europeo

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(Afp)

Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016, tornano a parlare alla sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo, a Bruxelles, per chiedere all'Ue di fare pressione sul Cairo perché collabori finalmente con l'Italia per accertare la verità giudiziaria.

La Droi, come viene chiamata la sottocommissione nel gergo della 'bolla' comunitaria, è presieduta dalla socialista belga Maria Arena, che ha tenuto a ringraziare il suo predecessore, l'italiano Antonio Panzeri, per il lavoro fatto nella passata legislatura sull'Egitto.

A Roma la Corte d'Assise, ha ricordato l'avvocato della famiglia Alessandra Ballerini, ha deciso, "ribaltando completamente la decisione del Gup", che non si può procedere in assenza degli imputati, perché "non è stato possibile notificare loro a mano i singoli capi di imputazione e la chiamata in giudizio", visto che "i singoli imputati si sono sempre sottratti volontariamente al processo".

Il fatto è, ha spiegato Ballerini, che "lo Stato egiziano li protegge" e "nessuno Stato europeo è riuscito a fare pressioni, per ottenere almeno l'elezione di domicilio degli imputati". Ottenere "verità e giustizia per Giulio significherebbe anche aiutare il popolo egiziano", ha detto Paola, la madre, mentre il padre, Claudio, ha chiesto all'Ue "fatti" e non più solo "parole".

"Con Giulio - ha detto ancora Paola Regeni - tutto il mondo ha capito" che nell'Egitto di Abdel Fattah al Sisi "anche a uno straniero può succedere di essere preso, torturato e ucciso". Purtroppo, ha notato Ballerini, gli ambasciatori, i ministri e i capi di governo dell'Ue continuano a "stringere le mani" ad Abdel Fattah al Sisi, sebbene in oltre "cinque anni" non si sia riusciti nemmeno ad ottenere dal Cairo gli indirizzi dei quattro imputati, indispensabili per notificare loro il processo, fermo, che li attende a Roma.

Questa "impunità" è "traumatizzante", ma "non può essere definitiva", ha continuato l'avvocato. "Chiediamo agli ambasciatori dei Paesi Ue, a tutte le istituzioni dei Paesi Ue, al Parlamento Europeo, di fare tutte le pressioni possibili per avere l'elezione di domicilio dei 4 imputati del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni". La famiglia chiede di "subordinare a questa condizione qualunque altro affare. Non c'è affare che possa tenere davanti a chi sequestra, tortura e uccide un cittadino europeo".

L'autopsia condotta sul corpo di suo figlio, ha ricordato Paola Regeni, è lunga 260 pagine. Il che dà un'idea chiara di quale sia la situazione che devono vivere in Egitto gli attivisti che continuano a battersi per difendere i diritti umani.

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