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Renault, la 'rivoluzione' di de Meo, focus su efficienza e tecnologia

14 gennaio 2021 | 20.32
LETTURA: 4 minuti

'Da produttore di auto con tecnologia a impresa tecnologica che fa auto' anticipa l'ad italiano che illustra la progressiva elettrificazione della produzione - che scenderà di quasi un quarto ma con margini migliori. Torna la R5, elettrificata e Alpine si trasforma, inglobando la F1

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Roma, 14 gen. - (Adnkronos)

Nouvelle Vague, Resurrection, Renovation, Revolution: sono molte le parole chiave della "profonda trasformazione" che il gruppo Renault ha preparato per il suo futuro, un simbolo del 'terremoto' iniziato con l'arrivo del nuovo ad, l'italiano Luca de Meo, e che in sei mesi - ma appoggiandosi su una solida base tecnologica pre-esistente - ha delineato uno shake-up senza precedenti nella storia moderna del Gruppo.

Una 'Renaulution', appunto, che rivede a fondo il modello di business portando il focus "dal volume al valore". Per raggiungere questo obiettivo si passerà attraverso una semplificazione delle operazioni, un ridimensionamento produttivo e una riallocazione delle nostre risorse su prodotti e tecnologie ad alto potenziale. ll tutto avendo - inevitabilmente - come mantra la progressiva elettrificazione della gamma dei diversi brand, esemplificata dalla svolta di Alpine, che da produttore di nicchia di supersportive a benzina performanti ed emozionanti diventerà un produttore d'avanguardia 100% elettrico, con tre nuovi modelli (quello top realizzato con Lotus) raccogliendo sotto il suo 'ombrello' anche le attivita' di Renault Sport Cars e Sport Racing, ma soprattutto il team di Formula 1, con la relativa enorme esposizione mediatica.

Ma se Alpine si conferma il brand sportivo del gruppo e Dacia resterà quello dei prodotti competitivi, Renault sarà - parola di De Meo - "la modernita' del gruppo, nel cuore del mercato". E per far battere il cuore degli appassionati, ha fornito un assaggio della futura R5, che sarà anche lei 100 elettrica, ma con evidenti richiami alla famosa progenitrice. Per ora solo un prototipo, ma che a furor di popolo dovrebbe trasformarsi presto in realtà.

Suggestioni a parte, quello presentato da de Meo è un progetto razionale, che punta a cancellare "l'anarchia" (parole sue) con cui si muovevano in un recente passato le molte entità del gruppo e a riportare i conti in utile, con il passaggio epocale "da azienda automobilistica che utilizza la tecnologia a società che utilizza la tecnologia per le automobili". Non a caso, almeno il 20% dei ricavi dovrebbe arrivare entro il 2030 dai servizi dati e dal trading di energia. I nuovi obiettivi finanziari del Gruppo sono di raggiungere entro il 2023 oltre il 3% di margine operativo, circa 3 miliardi di euro di flusso di cassa operativo e il calo dal 10 all'8% dei costi per investimenti in ricerca e sviluppo entro il 2025.

Renault - come la maggior parte dei grandi gruppi - ha scelto di produrre di meno ma su segmenti più 'ricchi' : "Se oggi - ha spiegato de Meo - il 70% dei margini sono sviluppati dai segmenti A e B, nel 2025 questi segmenti a maggiore valore aggiunto produrranno il 40% dei margini, grazie a 12 nuovi modelli di cui 6 full electric, mentre A e B scenderanno al 50% ma con 6 nuovi modelli di cui 3 elettrici".

Il mantra è sempre quello: risparmiare sui costi fissi con un aggiornamento del piano 2022 (presentato solo a maggio 2020) che prevedeva tagli per oltre 2 miliardi di euro in tre anni. Con la razionalizzazione proposta i costi fissi potrebbero essere tagliati di 3 miliardi entro il 2025 con un miglioramento dei margini di 600 euro per veicolo venduto entro il 2023, grazie anche alla sinergia con Nissan e Mitsubishi (i cui a.d. hanno voluto partecipare all'evento per ribadire la loro collaborazione).

A migliorare i conti, anche il calo della produzione che - a partire dalla progettazione e dalle scelte strategiche - subirà una netta razionalizzazione: le piattaforme saranno dimezzate - scendendo da 6 a 3 - così come i gruppi motopropulsori (da 8 a 4 famiglie) con un "ridimensionamento della capacità industriale da 4 milioni di unità nel 2019 a 3,1 milioni nel 2025". Quanto tutto ciò impatterà sul fronte occupazionale - tema molto sensibile per l'azionista pubblico francese - non è chiaro: il ceo italiano non ha voluto allarmare, spiegando che "non è detto che ci saranno tagli" e che il suo obiettivo è "tutelare la forza lavoro".

I mercati hanno accolto la 'Renaulution' con attenzione e cautela: il titolo della casa, in apertura di seduta a Parigi è arrivato a perdere quasi il 3% per poi tornare nettamente in positivo e poi chiudere a 35,43 euro con un calo dell'1,07%.

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