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Renzi: "Con la legge di stabilità taglieremo le tasse per 18 miliardi". Contestato dalla Fiom

13 ottobre 2014 | 16.54
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Il premier all'assemblea di Confindustria a Nembro (Bg): "Dal 2015 aboliremo Irap sul lavoro per 6,5 miliardi". Per chi assume a tempo indeterminato "tre anni a zero contributi". Al suo arrivo contestato dagli operai Fiom. Camusso: "Dopo il 25 ottobre anche lo sciopero generale"

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Renzi nel suo intervento all'assemblea di Confindustria Bergamo (Palazzo Chigi)

"Per la prima volta nella storia del nostro Paese ridurremo le tasse". E' quanto afferma il premier, Matteo Renzi, prima di lasciare Nembro dove ha partecipato all'assemblea di Confindustria Bergamo. "Ho ascoltato Confindustria, ho ascoltato le idee dei sindacati e stiamo facendo una cosa che spero faccia contenta anche la Camusso e tutti gli italiani, cioè stiamo riducendo le tasse", sottolinea Renzi che ha spiegato che "tra la legge di stabilità del 2014 e quella del 2015 ci sarà una differenza di 18 miliardi di euro di tasse in meno. E' una cifra unica -aggiunge- e andremo a intervenire inoltre per rendere fissi anche gli 80 euro al mese". Inoltre, "dal 2015 aboliremo la componente lavoro dell'Irap che vale circa 6,5 miliardi di euro" .

"Quanto all'articolo 18 -faremo una cosa molto semplice - spiega Renzi - coloro che assumeranno a tempo indeterminato giovani e non più giovani avranno per tre anni la possibilità di non pagare i contributi. Lo Stato cioè si sostituirà all'imprenditore nel pagamento dei contributi di questi lavoratori". E ancora dice: "Attraverso un accordo con le banche vogliamo consentire a chi lo vuole di poter prendere il proprio Tfr".

"Avevamo promesso che avremmo fatto una finanziaria senza aumentare le tasse, senza penalizzare i più deboli -dice ancora il premier- e la faremo". A fine legislatura, parola di Renzi, "arriveremo con il Paese trasformato".

L'INTERVENTO

Il presidente del Consiglio al suo arrivo alla fabbrica Persico di Nembro, dove si è svolta l'assemblea di Confindustria (era accompagnato dal sottosegretario Graziano Delrio), è stato contestato da un centinaio di manifestanti della Fiom-Cgil. Riuniti già da ore prima i manifestanti, sotto una pioggia incessante, armati di fischietti, hanno protestato contro la riforma del lavoro e per l'occupazione.

Intanto, Susanna Camusso, leader Cgil, contro le politiche del governo Renzi, dà prospettiva della mobilitazione: dopo la manifestazione del 25 ottobre "anche lo sciopero generale sarà in campo". E "nessuno pensi che sia tutto", aggiunge Camusso tra gli applausi chiudendo l'attivo dei quadri e delegati della Cgil di Roma. Uno sciopero generale però tutto da costruire perché la manifestazione del 25 a Roma, quella unitaria dei pensionati il 5 novembre e la mobilitazione del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil l'8 novembre, "non basteranno". Se dunque quella del 25 ottobre, prosegue Camusso, "sarà come credo una grande manifestazione, il giorno dopo potremo tornare nei luoghi di lavoro e programmare altre iniziative con cui fare dello sciopero generale davvero lo sciopero di tutto il Paese", ammonisce sicura del successo della mobilitazione del 25.

La Cgil scenderà in piazza il 25 "non per difendersi ma per salvare il Paese", sostiene Camusso. E non ci sarà solo l'art.18. Ma anche no al demansionamento e al controllo a distanza: "l'idea del demansionamento ha gli stessi effetti drammatici di un licenziamento, così come di un controllo a distanza... ce la ricordiamo la stagione dei microfoni nei camici", dice ancora Camusso rilanciando "l'unica modifica possibile allo Statuto dei lavoratori: cambiamo la premessa, quella che dice che le regole valgono solo per i lavoratori a tempo indeterminato. Che valgano per tutti".

Basta slogan. La leader Cgil sottolinea che il sindacato "vuole misurarsi con la volontà che c'è nel Paese di tentare di cambiare le cose che non vanno" archiviando la stagione "degli annunciatori" e guardando la realtà. Puntando il dito contro Renzi, dice ancora "il cambiare verso è diventato il continuare come prima. Perché questo governo è solo la replica dei quattro governi precedenti". Un governo, secondo Camusso, colpevole di restare attaccato "allo stesso calcolo dei decimali del deficit mentre la legge di stabilità è la stessa di sempre e prevede tagli di spesa e di investimenti".

"Quello che manca a questo governo è il cambiamento" accusa ancora ritrovando nell'attacco ai diritti sul lavoro il fil rouge che lega Renzi a Monti e a Berlusconi. "Si è tornati all'idea che l'unico lavoro è quello che fa l'impresa. E questo perché il governo non ha idea di dove portare l'Italia, su quale strada percorrere per lo sviluppo", dice rinnovando le critiche di un appiattimento dell'esecutivo ai desiderata di viale dell'Astronomia. "Il governo assume la piattaforma di Confindustria e non ha idea di dove debba andare il Paese", afferma. "Siamo in un epoca di slogan, c'è un governo che ne inventa 220 al minuto. Ma ora basta".

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