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Renzi: 'conquista' il Forum Ambrosetti, coro di consensi/Adnkronos

05 settembre 2015 | 20.34
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“Solo Marchionne si è beccato più applausi di lui”, dice un banchiere che al Forum Ambrosetti viene da dieci anni. Sono in molti a decretarla un “successo” la prima volta del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Cernobbio. Atterrato in elicottero a villa d’Este alle 14, il premier, accompagnato dal consigliere economico Andrea Guerra, è rimasto meno di tre ore. “L’Italia non è più un problema per l’Europa e c’è una nuova generazione che sta cambiando le regole del gioco”, è stato l’esordio del suo intervento.

I passi avanti fatti con le riforme sono “un cambiamento indubitabile” e, dice sempre il premier, “se fossi venuto qua lo scorso anno a dirvi che avrei fatto la riforma del lavoro non mi avreste creduto”. Partendo da diciotto mesi fa, la data di inizio del suo Governo, Renzi calcola 236mila posti di lavoro creati. “L’Italia, però, ha perso 927mila posti di lavoro durante la crisi: un recupero del 25% non è sufficiente”.

Così come non è sufficiente il dato sul Pil dell’ultimo trimestre. “Non ci basta stare nel gruppo con gli altri Paesi europei, noi ambiamo alla maglia rosa”, spiega ancora. Rivendicando la cancellazione dell’articolo 18 e confermando il suo piano ‘quinquennale’ di riduzione del carico fiscale, Renzi si prende gli applausi di banchieri, imprenditori ed economisti. Ad ascoltarlo c’era anche il suo predecessore, Enrico Letta.

Le richieste di imprenditori e banchieri - si è appreso da chi ha partecipato alla sessione - sono per lo più tecniche, ma pare che più di una voce abbia riportato sul tavolo il tema della contrattazione aziendale di secondo livello, chiedendo che si possa delegare di più alle imprese, dando la possibilità di stringere accordi con i propri lavoratori.

A Cernobbio, però, Renzi non ha parlato male del sindacato ma dei patti di sindacato: “Non ci siamo domandati a sufficienza quanti danni abbiano fatto”, ha sottolineato, ribadendo il concetto che “il tempo dei salotti buoni e degli amici degli amici è finito”. Allo stesso tempo, ha esortato gli imprenditori a essere più coraggiosi: “L’Italia non deve avere paura della globalizzazione: un Paese come il nostro deve avere il coraggio di spalancare le proprie vedute al mondo”.

Sulla visione a lungo termine del Paese ha rivendicato il primato della politica: "Non tocca ai tecnici, agli specialisti e neanche agli economisti, tocca alla politica essere capace di dare una visione. Se siamo in grado di raccontare una visione siamo in grado di essere noi stessi, se siamo alla ricerca del numerino perderemo il senso di ciò che è l’Italia".

Le reazioni sono un coro di consensi. “Renzi ha conquistato la platea. Se si dovessero fare le elezioni domani tutti lo voterebbero”, sostiene l’industriale Alberto Bombassei. Mario Poletti Polegato, fondatore di Geox si dice “convinto” da Renzi. Per Luisa Todini, presidente di Poste, Renzi si “è confermato un presidente del Consiglio molto comunicativo ma anche molto puntuale e preciso, instaurando un dialogo molto easy, come nel suo stile”. Dello stesso avviso è Giovanni Bossi, di Banca Ifis, che vede nella sua “schiettezza” e nel suo “linguaggio semplice” la chiave del suo successo.

Anche i banchieri hanno espresso pareri positivi: “un’analisi condivisibile”, l’ha definita Gian Maria Gros-Pietro, presidente del cdg di Intesa Sp: “Ha dato l’impressione di essere in grado di fare quello che vuole fare”. “Energico” l’aggettivo usato da Federico Ghizzoni.

Per Davide Serra, fondatore di Algebris, “contano i numeri: abbiamo 260mila posti di lavoro in più e questo vuol dire che ora le famiglie hanno speranza e che la gente investe in Italia”.

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