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"Renzi in Iraq per capire". Il rappresentante Unicef racconta la sua giornata col premier tra i profughi di Erbil

20 agosto 2014 | 20.07
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Marzio Babille: "Non ha fatto una passerella, non ha voluto farsi fotografare mentre distribuiva aiuti, al contrario ha cercato di conoscere nel dettaglio la situazione della popolazione yazida, delle donne rapite e vendute. E ha voluto affermare il ruolo dell'Europa"

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Per un pomeriggio fianco a fianco nel campo profughi di Erbil, "a contatto diretto con la tragedia di un popolo in fuga. E con la volontà di capire, di parlare con le persone. Quella di Renzi non è stata una passerella" ad uso delle telecamere ma "un viaggio importante, pur nella sua brevità, volto a riaffermare il concetto che l'Europa non può essere solo sviluppo economico e spread ma deve essere anche e soprattutto solidarietà e attenzione ai valori universali. Quello che sta succedendo qui può portare alla disintegrazione del Medio Oriente ed è bene che la comunità internazionale ne abbia piena consapevolezza". Marzio Babille, rappresentante dell'Unicef in Iraq, descrive così all'Adnkronos la sua giornata insieme al presidente del Consiglio.

Il premier "è giunto qui, dove nessun esponente politico era arrivato, si è intrattenuto con le persone facendo anche qualche strappo al protocollo. Non ha voluto farsi fotografare mentre distribuiva aiuti, al contrario ha cercato di conoscere nel dettaglio la situazione della popolazione yazida, delle donne rapite e vendute, ha voluto capire come è stato possibile che una popolazione sia stata annientata. L'ho visto davvero molto colpito ed emozionato durante un colloquio con un padre sofferente che gli ha raccontato la sua odissea".

La visita di Renzi "è stata un'iniziativa molto positiva e anche ben accolta dal governo della regione autonoma curda". Il campo di Beherka, vicino ad Erbil, "ospitava rifugiati siriani che poi sono stati avviati ad altri campi ed è ora diventato vitale con l'esplodere della crisi di Mosul. Accoglie 2.720 persone fuggite dalla piana di Ninive sotto la minaccia dei jihadisti. La situazione -aggiunge- è molto pesante, nelle province settentrionali sono arrivate in quattro giorni più di 250mila persone". Babille si dice ''sicuro che il presidente del Consiglio prenderà spunto da questa visita per portare l'Europa al centro del ruolo che le compete, un'Europa che dichiari che ci sono diritti universali inalienabili che non si possono calpestare".

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