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Renzi lancia segnali distensivi sul lavoro ma è pronto alla fiducia

14 novembre 2014 | 10.21
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Il premier vuole tempi certi sul Jobs Act e avverte Ncd. Vertice di maggioranza? Lo faremo nel 2017. Guerini ricuce, realizzeremo le condizioni per un'intesa di maggioranza. Sacconi, troveremo sintesi per un accordo che, però, non c'è ancora. Romani, il governo ha ceduto alle pressioni del Pd

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Renzi manda segnali alla maggioranza dall'altra parte del mondo. Dall'Australia dove parteciperà al G20, il presidente del Consiglio conferma la sua determinazione sulle riforme, legge elettorale e mercato del lavoro in prima battuta. Disponibile al confronto sulla Legge Delega, dopo il braccio di ferro di ieri con il Ncd, Renzi chiarisce tuttavia di non essere disposto ad accettare la melina. "Se si giocasse ad allungare i tempi, metteremo la fiducia sul testo che uscirà dalla commissione", avverte.

Il messaggio è rivolto agli alleati del Ncd, che ieri hanno chiesto un chiarimento tra i partiti di governo sulla delega lavoro. "Agli esponenti del Ncd dico che il prossimo vertice di maggioranza si farà nella tarda estate o nell’autunno del 2017... Per loro, del resto, questo non può rappresentare una sorpresa. L’altra sera, quando sono venuti in venti a Palazzo Chigi, gliel’ho detto: ragazzi, non ci prendete gusto, questo è il primo vertice che facciamo in otto mesi, ed è anche il penultimo...".

Toni non proprio concilianti o, almeno, "distensivi" come quelli che gli hanno raccomandato sia il presidente del partito Orfini che il capogruppo Speranza. Allora è il vice segretario Lorenzo Guerini a fare da 'facilitatore'. "Il Pd ha definito una posizione sul Jobs Act in linea con il testo del Senato: quando si scriveranno gli emendamenti saranno realizzate le condizioni perché tutta la maggioranza vi si identifichi -chiarisce Guerini - non sono preoccupato, il confronto è giusto'', assicura. Quanto ai licenziamenti, ''nella delega viene introdotto un titolo, un principio, che è la modifica dell'articolo 18 per estendere i diritti anziché ridurli, poi ci saranno i decreti attuativi...".

Parole che si ricollegano a quelle di Maurizio Sacconi. " Il governo deve operare una sintesi. Credo che alla fine avremo una soluzione concordata che conserva l'impostazione individuata comunemente al Senato", rimarca il capogruppo Ncd. L'accordo quindi si avvicina? "Ci stiamo lavorando, non è ancora fatto, ma mi pare che ci siano tutte le condizioni per raggiungerlo. Il governo mi ha dato rassicurazioni che non vuole attenuare la portata innovativa della riforma proprio perché risulti efficace a fare lavoro e impresa".

Fi invece critica il Pd e il governo. "Il governo ha ceduto alle ulteriori richieste della minoranza Pd annullando completamente la tanto annunciata rivoluzione sul lavoro -attacca Paolo Romani, presidente dei senatori Fi - Nessun superamento dell'articolo 18: il testo infatti prevederà anche ulteriori regressioni in tema di licenziamenti disciplinari, con l'inserimento di una farraginosa tipizzazione che aumenterà solo la discrezionalità del giudizio, di controllo a distanza, ristretto ai soli impianti e demansionamento a parità di trattamento economico. Il datore di lavoro non ha alcun diritto sull'organizzazione del lavoro nella propria impresa o potere di controllo e valutazione dell'operato dei propri lavoratori e del merito. Ci si riempie spesso la bocca della parola meritocrazia, e poi all'atto pratico si elimina del tutto la possibilità di metterla in atto. Ancora una volta - conclude - non viene tutelato il diritto all'impresa ed il rischio dell'imprenditore, ancora una volta non viene premiato il merito dei lavoratori".

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