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Resort di lusso e non solo, maxi confisca da 320 mln a imprenditore

10 agosto 2017 | 08.52
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Oltre 320 milioni di beni confiscati. E' l'effetto di un decreto eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, emesso dalla Corte d’Appello della città calabrese nei confronti del defunto Vincenzo Oliveri, imprenditore nel settore oleario con "proiezioni di tutto rilievo sia nel comparto alberghiero che in quello immobiliare e dei servizi non solo in Calabria, piana di Gioia Tauro e provincia di Catanzaro, ma anche in Abruzzo e Toscana".

Disposta e confermata la confisca di 15 società operanti nei settori agricolo-oleario, turistico-alberghiero, immobiliare e dei servizi; 88 immobili tra cui spiccano alberghi, ristoranti, il resort 'Hotel Villa Fiorita' di Giulianova (Te) e 'Il Feudo degli Ulivi' a Borgia di Catanzaro; 7 auto personali e aziendali.

Vincenzo Oliveri era socio in numerose iniziative imprenditoriali avviate dai primi anni '80 e culminate con la costituzione di un vero e proprio impero imprenditoriale - il Gruppo Oliveri - le cui attività, partendo dal settore oleario, si sono diversificate nel tempo, soprattutto in quello alberghiero di lusso.

L'uomo, sempre dagli anni '80, risultava coinvolto in diversi procedimenti penali per reati associativi finalizzati a truffe aggravate, frode in commercio, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, i quali si sono conclusi con sentenze dichiarative di prescrizione.

Successivamente è stato arrestato in esecuzione dell’ordinanza di custodia emessa il 26 luglio 2010 dal gip del Tribunale di Palmi (Rc) per i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata ed altro, in ordine all’indebita percezione di contributi erogati ai sensi della legge 488/1992 ad aziende facenti parte del Gruppo Oliveri.

Con il provvedimento di oggi, la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha integralmente confermato quanto disposto dal precedente decreto del Tribunale di Reggio Calabria del 29 gennaio 2016.

Confiscati inoltre 385 titoli comunitari (aiuti all’agricoltura) che danno diritto a percepire dall’Agea la somma di circa 1,6 milioni di euro annui e svariati conti correnti societari e personali. Il valore complessivo dei beni confiscati è stimato in circa 324 milioni di euro. La Dia precisa che "tutte le aziende confiscate proseguono regolarmente le loro attività commerciali con appositi amministratori giudiziari nominati dall’Autorità Giudiziaria".

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