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Corona: "Lasciatemi casa e pago il fisco"

23 gennaio 2018 | 13.57
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(Fotogramma)

Confisca della casa in via de Cristoforis a Milano e la restituzione di 1,8 milioni (sui 2,6 milioni circa sequestrati). E' questa la richiesta che il procuratore aggiunto di Milano Alessandra Dolci ha rivolto ai giudici della sezione misure di prevenzione chiamati a decidere sui beni sequestrati a Fabrizio Corona

Dolci ha chiesto la revoca sulla somma sequestrata in due cassette di sicurezza in Austria, ossia la restituzione di 860mila euro circa su cui sono già state pagate le imposte, la confisca invece di 758mila euro trovati nel controsoffitto (complessivamente 1,7 milioni) su cui invece sono state evase le tasse.

Al centro della requisitoria la casa - valore due milioni e mezzo di euro - sequestrata dalla Guardia di finanza e intestata dall'ex fotografo dei vip a un suo fidato collaboratore, Marco Bonato. Uno stratagemma - a dire dell'accusa - per sottrarre la casa ai creditori della sua vecchia società, poi fallita.

"L'unica risposta che può essere data - ha spiegato in aula Dolci - è che Corona riteneva inopportuno intestarsi la casa o intestarla alla Fenice, perché aveva già una considerevole esposizione nei confronti del fisco" e l'immobile "sarebbe facilmente stato aggredito dalle società di riscossione". L'acquisto nel 2008 dell'abitazione, la cui vendita "è caratterizzata da profili di opacità", ha come obiettivo, a dire dell'accusa, di "far passare poi la proprietà da Bonato ad Atena, ultima società pulita. Si coglie il fine di sottrarre l'immobile alle leggi del fisco" ha chiosato Dolci, che ha chiesto sì la confisca della casa, ma la restituzione a Corona di 1,8 milioni (sui 2,6 milioni circa sequestrati) e nessun aggravamento delle misure di prevenzione.

LA DIFESA DI CORONA - La difesa di Corona ha invece chiesto che tutto rientri nella disponibilità dell'imputato. "Nel comune sentire Corona non si percepisce come un delinquente, ma come un gradasso - ha detto ai giudici Ivano Chiesa, difensore dell'ex fotografo dei vip - Voi amministrate la giustizia nel nome del popolo italiano, tutti percepiscono quello che sta succedendo come un'esagerazione: siamo partiti dall'ipotesi di un farabutto legato alla criminalità organizzata e adesso è accusato di essere un evasore, ma lui non è un delinquente, è un'icona e un grande imprenditore".

"Su quest'uomo - ha aggiunto l'avvocato - c'è una nube tossica di pregiudizio e bisogna tirarla via. Ha commesso cinque reati in 5 anni e mezzo perché era fuori di testa, vogliamo distruggergli la vita per questo? Ha sbagliato, aveva 33 anni ed era fuori di zucca ma lo stiamo massacrando da dieci anni, basta. Lo Stato non deve trarre giudizi etici e morali".

La richiesta di misure di prevenzione personale "è l'arma letale" contro l'ex fotografo, un "non senso indegno di un Paese civile e dovrebbero essere abolite in toto domani mattina, perché nate quando l'Italia democratica non esisteva", ha continuato l'avvocato.

Corona "non ha commesso un reato" e per il difensore ha pagato il suo debito con il fisco: "Ha pagato 9 milioni euro in dieci anni e ora chiede la possibilità di ripartire". Per i legali, che chiedono che non ci sia nessun aggravamento della misura della sorveglianza speciale, va annullata la misura contro Corona e gli va restituita la casa di via de Cristoforis a Milano "comprata lecitamente con il denaro della Fenice", così come i soldi (860mila euro) nelle cassette di sicurezza in Austria "di cui neppure si dovrebbe discutere" e i circa 1,7 milioni di euro nascosti in un controsoffitto la cui provenienza "è assolutamente lecita".

L'APPELLO DI CORONA - Corona ha rivolto un appello ai giudici milanesi: "Lasciatemi la casa, dissequestratela, così io che sono Fabrizio Corona la rivendo a un buon prezzo, a 2,5 milioni di euro e non 1,5 milioni come da perizia, e con quei soldi non vado a Capri e alle Maldive ma li uso per pagare ancora il fisco".

I giudici si sono riservati: la decisione arriverà "entro 90 giorni".

"Gli venga data la possibilità di vivere la vita, è cambiato davvero. Mi auguro possa tornare presto a casa, anche per mio nipote", le parole della madre di Corona al termine dell'udienza.

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