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Riaperture, allarme Gimbe: "Curva risalirà"

15 aprile 2021 | 12.54
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Cartabellotta: "Con numeri vaccinati previsti prima dell'estate non si ferma circolazione virus"

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(Foto Fotogramma)

Con le riaperture e il progressivo ritorno alla zona gialla farà risalire la curva epidemica "anche se mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all'aperto per l'aumento delle temperature". E' il monito lanciato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che segnala anche una circostanza da non sottovalutare: si riaprirebbe in una situazione in cui, con i numeri attuali del contagio, non è ancora possibile riprendere le redini del tracciamento. "Se gli effetti di un'Italia rosso-arancione si protrarranno per almeno 3 settimane, il progressivo ritorno al giallo determinerà inevitabilmente una risalita della curva epidemica, anche se mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all'aperto per l'aumento delle temperature", spiega.

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Commentando i dati dell'ultimo report sul monitoraggio indipendente dei dati di Covid-19 in Italia, messo in campo dalla Fondazione, Cartabellotta evidenzia: "Se in vista della stagione estiva la priorità del Paese è rappresentata dalle progressive riaperture per rilanciare l'economia e placare le tensioni sociali, è indispensabile ribadire alcune dinamiche della pandemia e della campagna vaccinale per guidare Governo e Regioni in questa fase strategica e per una corretta informazione della popolazione".

"In tempi brevi - fa notare Cartabellotta - non esiste alcuna possibilità di ridurre i contagi a 50 per 100.000 abitanti al fine di riprendere il tracciamento, attività peraltro mai potenziata dalle Regioni. Infine, la progressione della campagna vaccinale permetterà di mettere in sicurezza, auspicabilmente prima dell'estate, over 70 e fragili con notevole impatto su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus che richiederà di mantenere tutte le misure individuali. Ecco perché è fondamentale inserire tra i parametri per le riaperture specifici target di copertura vaccinale per le categorie a rischio".

Covid, report Gimbe: "Contagi in frenata ma +7,5% morti"

Frenano i contagi da Sars-CoV-2 in Italia, ma non i morti: "Nella settimana 7-13 aprile 2021, rispetto alla precedente", si è registrata "una diminuzione" del 15,4% "nei nuovi casi (106.326 contro 125.695), a fronte di un aumento" del 7,5% "nei decessi (3.083 contro 2.868)". E' quanto segnala il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, secondo cui risultano in calo del 6,6% "i casi attualmente positivi (-36.485, per un totale di 519.220) e del 6,5% le persone in isolamento domiciliare (33.883 in meno, -6,5% per un totale di 488.742)". Così come scendono dell'8,1% i ricoveri con sintomi (sono 26.952, cioè 2.385 in meno) e del 5,8% le terapie intensive (3.526, cioè 217 in meno rispetto alla settimana precedente). "I nuovi casi e la loro variazione percentuale continuano a scendere - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - ma con un bacino di 520 mila casi attualmente positivi è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti". Il dato nazionale risente di eterogeneità regionali "notevoli", riportano gli autori del monitoraggio. Si rilevano infatti un aumento della variazione percentuale dei nuovi casi in 6 Regioni, in particolare Basilicata e Calabria, e un incremento dei casi attualmente positivi in 5 Regioni.

"Ancora oltre 200 ingressi al giorno in terapia intensiva

Se da un lato frenano in contagi da coronavirus Sars-CoV-2 in Italia, sul fronte ospedaliero "oltre 200 pazienti al giorno entrano ancora in terapia intensiva". A rilevarlo è l'ultimo report di Gimbe che fa il punto sull'andamento di Covid-19 nella settimana dal 7 al 13 aprile. Il monitoraggio indipendente portato avanti dalla Fondazione segnala che "sul fronte ospedaliero le curve dei ricoveri con sintomi e delle terapie intensive hanno iniziato una discesa lenta e irregolare. Ma i numeri assoluti restano elevati e in molte Regioni gli ospedali sono ancora in affanno", afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari di Gimbe.

E infatti, le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (sopra 40%) e in terapia intensiva (sopra 30%) si attestano a livello nazionale rispettivamente al 41% e al 39%. In particolare sono sopra soglia 7 Regioni per l'area medica e 13 per le terapie intensive. "Si conferma il calo dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva - spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione - ma la media mobile a 7 giorni rimane superiore ai 200 ingressi al giorno".

"Zero vaccino per 1 over 80 su 4, due dosi solo a 3% 70-79enni"

Zero copertura anti-Covid per un over 80 su 4 in Italia e fascia dei 70-79enni ancora ai nastri di partenza con le vaccinazioni secondo l'ultimo report Gimbe. E infatti degli oltre 4,4 milioni di over 80 che hanno ricevuto vaccini, 1.939.680 (43,9%) hanno fatto anche i richiami e 1.414.126 (32%) hanno ricevuto solo la prima dose, "con le consuete importanti differenze regionali", segnala la Fondazione. Fra i 79-79enni, degli oltre 5,9 milioni a cui sono stati somministrati vaccini, 180.164 (3%) hanno completato il ciclo e 1.395.527 (23,4%) hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con rilevanti differenze regionali. Al 14 aprile (aggiornamento ore 6.06), riferisce Gimbe nel report, hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose in tutto 4.055.458 milioni di persone, cioè il 6,8% della popolazione: si viaggia dall'8,3% del Piemonte al 5,2% della Campania. E anche se il numero di somministrazioni in alcuni giorni ha superato quota 300mila, "su base settimanale non si va oltre le 1,9 milioni di dosi - rileva il report - numero ben lontano dall'obiettivo fissato" dal commissario straordinario "Figliuolo (3,5 milioni/settimana)".

Quanto alle persone con elevata fragilità, le dosi loro destinate vengono rendicontate nella categoria 'altro', dove oltre la metà delle dosi (1.680.418 dosi) è stata somministrata ad over 70 mentre il 47,6% (1.529.103 dosi) è andato a persone under 60, dove possono rientrare soggetti ad elevata fragilità e loro caregiver. "È evidente - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - che senza prevedere nella rendicontazione pubblica specifiche categorie di soggetti fragili non è possibile condurre ulteriori analisi su questo indefinito contenitore dove confluiscono certamente anche soggetti 'non aventi diritto'".

Sul fronte disponibilità di dosi, il report rileva ancora problemi sulle forniture. Al 14 aprile, al netto dei ritardi di notifica, risultano consegnate 15.575.830 dosi, pari al 22,7% delle dosi previste per il primo semestre 2021, evidenzia Gimbe. "Per il secondo trimestre - osserva Cartabellotta - l'Italia dispone sulla carta di un 'portafoglio' di oltre 52 milioni di dosi di vaccini a cui si aggiungeranno 6,7 milioni di dosi di Pfizer/BioNTech che saranno consegnate in anticipo. Ma per raggiungere l'ambizioso obiettivo di 500.000 vaccinazioni al giorno è necessaria una fornitura regolare da parte di tutte le aziende per garantire 3,5 milioni di dosi a settimana, un risultato condizionato da varie criticità", che vengono elencate da Gimbe: dai ritardi di consegna già segnalati da AstraZeneca che ridurrà a 500mila le dosi che arriveranno entro il 22 aprile, alla scelta di ritardare il lancio del vaccino di Johnson & Johnson (con 180mila dosi già consegnate in stand by).

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