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Riaperture, Andreoni: "Un azzardo, concessione del Cts alla politica"

17 aprile 2021 | 16.56
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Per l'infettivologo "in un momento cruciale della campagna vaccinale italiana dovremmo pensare alle chiusure"

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(Fotogramma)

Le riaperture e le zone gialle dal 26 aprile, annunciate ieri dal ministero della Salute Roberto Speranza e dal premier Mario Draghi, preoccupano Massimo Andreoni. "Mentre gli altri Paesi del mondo sono ancora in lockdown o stanno lentamente uscendo dopo mesi di serrata e milioni di vaccinazioni, noi stiamo riaprendo con 15mila casi e 400 morti al giorno. In termini epidemici riaprire ora è un azzardo che ha una solo motivazione, quella politica e non certo un avallo scientifico", ha detto afferma all'Adnkronos Salute il direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.

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"In un momento cruciale della campagna vaccinale italiana - rimarca Andreoni - dovremmo essere più rigorosi, pensare alle chiusure e non ad aprire. Ricordo che le terapie intensive vivono ancora una situazione molto complicata di allerta che non è risolta". Sul fatto che il Cts abbia dato l'ok alla decisione di riaprire "il mio parere è che ci sia da parte della componente tecnica una condiscendenza alla politica", avverte l'infettivologo.

"E' assurdo che ogni volta dobbiamo riscoprire qualcosa che abbiamo già vissuto - osserva - quello che succederà con le riaperture ormai lo sappiamo".

Deluso dal premier Draghi per la decisione di aprire alcune attività dal 26 aprile? "La mia sensazione è che in questo momento ci sia una reale debolezza della politica - risponde - chi deve mediare tra le varie anime presenti nel Governo è in difficoltà. Però è un fatto che stiamo andando in controtendenza rispetto all'Europa, spero che ci si renda conto delle conseguenze".

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