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Ricciardi: "Terza ondata sarebbe insostenibile"

23 novembre 2020 | 08.26
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(Foto Afp)
Milano, 23 nov(Adnkronos Salute)

C'è il rischio di una terza ondata di Covid-19 in Italia, se si allentano le misure per esempio sotto Natale? "Sì e questo sarebbe insostenibile per i nostri ospedali. In questo momento la pressione in tutta Italia sugli ospedali è terribile". A evidenziarlo Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, oggi ad 'Agorà' su Rai 3. "Do solo un dato per far capire la pressione sugli operatori: soltanto questo mese si sono contagiati in 27mila fra medici e infermieri: 900 al giorno", ha riferito Ricciardi. "E' chiaro che, se continua, questa pressione non solo rende impossibile curare i pazienti, ma sguarnisce anche la prima linea, perché per quanto tu ti possa proteggere i pazienti li devi assistere, e spesso succede che abbassi la guardia".

E' quindi "assolutamente necessario limitare la mobilità - ha proseguito Ricciardi - fare in questo momento solo le cose che veramente servono. Lavorare, produrre, muoversi per motivi sanitari, ma tutto il resto per il prossimo mese deve essere assolutamente evitato". Quanto alla possibilità di agire con la leva delle sanzioni verso chi viola le regole anti-contagio, per l'esperto "sarebbe bellissimo se tutti lo facessero con la convinzione di evitare questi danni importanti alla collettività. E' chiaro che, se c'è qualcuno che con irresponsabilità tende ad assembrarsi, è necessario che ci siano le sanzioni e che queste vengano irrogate con adeguatezza".

"Quello che sta succedendo è un rallentamento dell'aumento" dei contagi da Covid-19 "e l'esperienza ci dice che quando questo succede c'è un appiattimento, quindi c'è un plateau che dura un mese, un mese e mezzo. Dobbiamo perseverare, dipende da noi", ha spiegato poi Ricciardi. "Le misure - ha evidenziato - stanno funzionando perché sono differenziate in funzione delle diverse situazioni epidemiologiche. Quindi abbiamo invertito in qualche modo l'aumento non la curva dell'epidemia. Dobbiamo aspettarci adesso un appiattimento. Quando ci sarà la diminuzione potremo parlare di riaperture o di ritorno a una situazione di maggiore normalità".

"Dobbiamo aprire le scuole quanto prima" perché "è una priorità" per il Paese. Ma sarà possibile farlo "ad alcune condizioni: limitare la circolazione del virus fuori dalle scuole", quindi in particolare "potenziare i trasporti e scaglionare gli ingressi. Bisogna fare in modo che i ragazzi non si contagino arrivando e uscendo da scuola", ha sottolineato inoltre l'esperto.

Quanto al vaccino, le speranze "sono fondate, ma ancora una volta dobbiamo aspettare che le aziende presentino ufficialmente i dati all'agenzia del farmaco Ema per quanto riguarda l'Europa, e alla Fda per gli Stati Uniti. I dati spero siano confermati dalla documentazione ufficiale, nel momento in cui avranno l'autorizzazione al commercio. Normalmente una pratica del genere ci mette 6 mesi, l'accelereranno di un mese, un mese e mezzo. Per essere assolutamente certi che il vaccino sia sicuro oltre che protettivo".

Sul fatto che l'arrivo del vaccino sarà in totale sicurezza, Ricciardi ha assicurato: "Non c'è dubbio che sarà valutato come sono stati valutati tutti i vaccini nel passato, con grande attenzione in primis alla sicurezza e poi alla capacità protettiva. E quando questo sarà, dovrà essere messa in moto una grande catena distributiva che è differente, perché uno dei due vaccini - quello Pfizer - deve essere costantemente tenuto a -75 gradi dal momento della produzione alla distribuzione. E Pfizer si sta garantendo che verrà consegnato ai punti dove verrà praticato il vaccino. Quello di AstraZeneca invece può essere conservato a una normale temperatura refrigerativa". E' chiaro, ha concluso Ricciardi, "che ci sarà bisogno di una catena di distribuzione e naturalmente le Regioni decideranno qual è la strada migliore a seconda delle dimensioni e della loro logistica. Per alcune probabilmente sarà un hub e poi le strutture dove si vaccina, per le grandi regioni saranno di più. Ma l'Italia ha tutte le capacità per fare bene questo piano di distribuzione".

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