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Ricerca: il racconto, sento mano bionica come quella vera

05 febbraio 2014 | 12.48
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Roma, 5 feb. (Adnkronos Salute) - (Embargo alle 20.00) - Sembra quella di un robot, pesa appena 600 grammi, ma nell'uso è "simile alla mia mano 'vera': la percepisco e la sento veramente quando la muovo". A raccontare la sua esperienza con la prima mano bionica made in Italy che 'sente' le cose e viene mossa col pensiero, protagonista di uno studio pubblicato su 'Science Traslational Medicine', è Dennis Aabo Sorensen, 36enne danese che nel 2004 subì l'amputazione della mano sinistra, distrutta da un petardo. Grazie alla mano bionica "è come se delle particolari vibrazioni mi facessero capire quando afferro un oggetto come è fatto".

Dennis ha afferrato e riconosciuto con esattezza consistenza, dimensioni e forme di oggetti come una palla da baseball, un bicchiere o l'ovale di un mandarino. Non solo. Ha saputo anche localizzare la posizione di questi oggetti rispetto alla mano con il 97% di accuratezza, riuscendo a dosare la forza da applicare per afferrarli senza romperli. "Sembra incredibile poter sentire la consistenza degli oggetti, capire se sono duri o morbidi e avvertire come li sto impugnando. Il feedback è molto naturale. Sono convinto che questo sia il futuro delle protesi nel mondo", assicura. Dennis ha superato la selezione perché possedeva alcune caratteristiche psicologiche e fisiche 'chiave', fra cui "un'intelligenza brillante e un atteggiamento proattivo, ma anche una salute stabile e una costituzione fisica capace di sostenere due interventi chirurgici in anestesia totale in 30 giorni", spiegano i ricercatori.

"Ci siamo presentati un po' come i ricercatori della prima missione lunare: dopo anni di lavoro spingi il bottone, fai partire l'astronave e da lì non puoi più tornare indietro", confida Paolo Maria Rossini, responsabile clinico della sperimentazione di Lifehand2 presso l'Irccs San Raffaele Pisana di Roma e direttore dell'Istituto di Neurologia della Cattolica. "Avevamo l'obiettivo di esplorare i cambiamenti nell'organizzazione del cervello di Dennis - prosegue - sperando che si verificasse quel che poi è stato: il pieno controllo dei feedback provenienti dalla protesi da parte del paziente, la preservazione della funzionalità di ciò che rimane dei suoi nervi mediano e ulnare, la riorganizzazione della neuroplasticità del suo cervello in modo da consentirgli un efficace controllo della mano robotica". Finanziato dall'Unione europea e dal ministero della Salute italiano, LifeHand 2 è il proseguimento di un programma di ricerca che cinque anni fa portò la protesi biomeccatronica CyberHand - versione meno evoluta della OpenHand utilizzata per questo secondo esperimento - a rispondere per la prima volta al mondo ai comandi di movimento trasmessi direttamente dal cervello del paziente. (segue)

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