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Australia: concessa cittadinanza a bimbo Down nato da madre surrogata

20 gennaio 2015 | 08.00
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Il bimbo è nato da una madre surrogata in Thailandia per conto di genitori australiani che non l'hanno poi voluto a causa della sua disabilità, tenendo invece con sé la sorella gemella. Ora potrà curarsi gratuitamente in Australia

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Foto dal profilo Facebook dell'associazione Hands Across the Water

Gammy, il bambino con la sindrome di Down al centro dello scandalo delle madri surrogate scoppiato lo scorso agosto in Thailandia, è diventato un cittadino australiano. Il bimbo, che soffre di una malformazione cardiaca, potrà ora beneficiare di tutti i servizi australiani, tra cui la sanità. Avrà anche diritto a richiedere un passaporto australiano.

Il piccolo, che ha compiuto uno anno il 23 dicembre scorso, è nato da Pattharamon Janbua, 21 anni, una ragazza thailandese che per necessità economiche ha deciso di diventare una 'mamma in affitto' per una coppia australiana, ricevendo in cambio circa 12mila dollari. Quando la donna ha dato alla luce due gemellini, di cui il maschio affetto da sindrome di Down, la coppia ha deciso di prendere con sé solo la piccola sana e di lasciare alla ragazza il piccolo con l'handicap.

Da quel giorno è partita una campagna di raccolta fondi che si è conclusa mettendo insieme 240 mila dollari australiani (170 mila euro). Il denaro, gestito dall'associazione Hands Across the Water, ha permesso alla famiglia della Pattaramon di avere una nuova casa a Chonburi, 90 chilometri a sud di Bangkok, e di far visitare regolarmente il piccolo in un ospedale thailandese. La giovane mamma, per salvaguardare il futuro di Gammy e garantirgli cure gratuite, ha inoltre fatto domanda per la cittadinanza australiana.

Secondo quanto riporta il Sydney Morning Herald, Gammy aveva automaticamente i requisiti per diventare un cittadino australiano, visto che è figlio biologico di australiani.

Il caso di Gammy, assieme a quello del 24enne giapponese padre di almeno 15 bambini avuti da madri surrogate, ha portato il Parlamento di Bangkok vietare la pratica degli 'uteri in affitto', tranne nei casi che coinvolgono i membri della famiglia, con pene fino a 10 anni di carcere per i trasgressori.

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