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Riforme: il giurista Caretti, rischi di un nuovo centralismo

28 febbraio 2014 | 19.55
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''Sul futuro del regionalismo italiano è in atto un dibattito confuso ed indecifrabile sulla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. Non è questo il problema. La Corte Costituzionale ha già fissato dei punti fermi sull'articolo 117 della Costituzione. I punti chiave sono altri''. Così il professor Paolo Caretti dell'Università di Firenze, direttore dell'Osservatorio sulle fonti, ha iniziato la sua relazione alla presentazione del Rapporto sulla legislazione regionale toscana del 2013. Caretti ha rilevato che il legislatore statale, indipendentemente dalle maggioranze politiche, si è comportato come se il Titolo V della Costituzione non fosse mai stato cambiato, complice anche negli ultimi anni la crisi della finanza pubblica.

''Deve cambiare il modo in cui si legifera - ha affermato Caretti - Sta invece diventando strutturale la tendenza all'accentramento''. Questo, a suo giudizio, è particolarmente evidente nel dibattito sulla Camera delle Autonomie.

''Dopo trent'anni di riflessioni, c'è il caos - ha sottolineato - Dalla Camera delle Regioni si è passati alla Camera dei Sindaci, da una camera rappresentativa delle autonomie territoriali ad una rappresentativa anche delle autonomie funzionali e degli ordini professionali''. ''Le Regioni sono al centro di uno scontro durissimo - ha concluso Caretti - Oggi la spinta contro l'autonomia è ancora più forte di quanto lo sia stata nel passato''. (segue)

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