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Rigopiano, il geologo: "L'albergo non doveva essere in quel posto"

20 gennaio 2017 | 11.32
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"In questi anni non abbiamo per nulla rispettato la natura prendendo esempio e imparando anche dai contadini di una volta, i quali avevano memoria storica di eventi già accaduti. L'albergo, con ogni probabilità non avrebbe dovuto essere in quel posto". Così Gilberto Pambianchi, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Geomorfologia e docente dell’Università di Camerino, commenta in una nota la tragedia dell'hotel Rigopiano, crollato a causa di una slavina mercoledì scorso.

"Dopo i terremoti l'energia che si libera crea conseguenze nella dinamica in superficie. Dunque sono raddoppiate le portate di fiumi. Ora sarà necessario controllare sorgenti e versanti, soprattutto quelli dove insistono gli acquedotti, e controllare i fiumi. Quando la neve si scioglierà le portate dei fiumi aumenteranno ulteriormente e le valli potrebbero entrare in crisi. Bisogna porsi anche il problema di quello che potrebbe accadere dopo", continua Pambianchi

Preoccupazione per quello che potrà accadere nei prossimi giorni, ma ci sono già segnali allarmanti: "Il fiume Nera è passato da una portata di 3 metri cubi al secondo a ben 7 metri cubi al secondo - dice Pambianchi -. Alcune sorgenti che avevano un gettito di 40 litri al secondo, si sono addirittura completamente asciugate".

Pambianchi fa parte del gruppo di ricercatori che sta studiando i cambiamenti del territorio dell’Appennino in seguito agli ultimi terremoti. "E' probabile che il mutamento causato dal terremoto possa manifestarsi con la destabilizzazione dei versanti. Oggi - ha proseguito Pambianchi - la tecnologia è dotata di tutti gli strumenti finalizzati al controllo dei versanti".

A tutto questo si aggiunge un altro fattore non secondario e che riguarda le falde acquifere che potrebbero addirittura depauperarsi. "Il depauperamento delle falde acquifere può portare ad assenza di acqua, dunque a una crisi idrica", spiega Pambianchi.

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