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Rio 2016, Bolt suona la nona: "Ora sono il più grande"

20 agosto 2016 | 07.08
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Il team della Giamaica (AFP PHOTO) - (AFP PHOTO)

Usain Bolt suona la nona e dice addio alle Olimpiadi da "immortale". Oro nei 100, 200 e 4x100 metri. Come a Pechino otto anni fa, all'inizio del suo impero. Come a Londra nel 2012, all'apice della carriera.

"Voglio essere come Ali e Pelè", aveva detto ieri il giamaicano dopo essersi messo al collo la seconda medaglia più preziosa qui a Rio. "Ancora due gare e sarò immortale", era stato lo slogan coniato dal 29enne di Kingston dopo aver battuto Justin Gatlin nella gara regina dell'atletica, i 100 metri. Ora, è tutto vero.

"Sono il più grande", si lascia andare Bolt dopo avere completato la sua storica 'tripla tripla' vincendo con la Giamaica la staffetta in 37''27 davanti al Giappone (37''60) e al Canada (37''64), che ha beneficiato della squalifica degli Stati Uniti a causa di un'infrazione. 

Il 'fulmine' alla sua ultima gara olimpica taglia un altro incredibile traguardo, quello delle nove medaglie d'oro in carriera. Un record che gli consente di eguagliare lo statunitense Carl Lewis, che vinse lo stesso numero di ori ma in quattro edizioni e altrettante specialità (100, 200, 4x100 e salto in lungo), e il finlandese  Paavo Nurmi, specialista di fondo e mezzofondo che realizzò il suo exploit fra il 1920 e il 1928.

Nell'Olimpo dell'atletica lui c'è, l'uomo più veloce di sempre con una carriera costellata di record e successi, non solo quelli olimpici (nel suo palmares anche 11 ori ai Mondiali). In una sola parola: leggenda.

"Ora sono sollevato, finalmente è accaduto. Sono felice e orgoglioso di me stesso. E' tutto vero", dice a caldo il re della velocità. "La pressione c'era, questo risultato per me è un traguardo importante. Come festeggerò? Farò le ore piccole stanotte". 

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