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Risorge all'Aquila la basilica di Collemaggio, entro il 2016 completato il restauro

01 settembre 2014 | 14.16
LETTURA: 5 minuti

Considerata una delle chiese più̀ importanti della città, è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2009. Il progetto, un modello unico di collaborazione tra atenei italiani, la città, la Soprintendenza ed Eni, è stato presentato dal sindaco Massimo Cialente: "Si tratta di una grande dimostrazione del saper fare italiano" (VIDEO 1/2/3/4 - FOTO)

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La basilica di Collemaggio all'Aquila

(Adnkronos/Ign) - Entro fine 2016 sarà completato il restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (foto), dopo il crollo per il terremoto. Il progetto con i tempi previsti è stato presentato oggi nella sala consiliare del comune dell'Aquila. Si tratta di un modello unico di collaborazione tra atenei italiani, la città, la soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici dell'Abruzzo ed Eni. "Sia nell'intervento dal punto di vista tecnico, sia nelle modalità del restauro si tratta di una grande dimostrazione del saper fare italiano -dice il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente - il monumento sarà restituito alla nostra città. Ci tengo a dire anche che la 'Bolla del Perdono' verrà esposta all'Expo di Milano come simbolo della grande storia di questo Paese, dell'Italia come prova del grande patrimonio che stiamo recuperando".

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è̀ considerata una delle chiese più̀ importanti dell'Aquila, icona della storia dell’architettura medievale e del Quattrocento aquilano. All’epoca della sua costruzione, nel 1287, risultò̀ essere la più̀ grande d'Abruzzo, e proprio qui fu incoronato Papa il 29 agosto 1294 Pietro da Morrone con il nome di Celestino V. Sempre qui fu stilata la 'Bolla del perdono', cioè la disposizione pontificia con cui Celestino concesse l'indulgenza plenaria a chiunque entri nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dai vespri del 28 agosto a quelli del 29. Un evento che ancora oggi richiama decine di migliaia di fedeli a Collemaggio nell'ultima settimana di agosto.

"E' un progetto di restauro molto importante -spiega Alessandra Vittorini, soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici per l'Abruzzo - ma la tempistica sarà relativamente breve, in due anni, grazie a un'attenta fase diagnostica. Bisognerà intervenire sui grandi pilastri, sulle pareti longitudinali e la copertura, sull'abside e ristabilire le giuste connessioni tra tutti gli elementi geometrici che sono quelli venuti meno durante la risposta alla scossa sismica".

In seguito al Protocollo d’Intesa 'Ripartire da Collemaggio', firmato nel 2012, Eni e l’Amministrazione comunale hanno condotto una prima fase di indagini tecniche e ricerche storiche curate dall’Università dell’Aquila, dal Politecnico di Milano e dalla Sapienza di Roma. "Eni stanzierà̀ le risorse economiche necessarie per la realizzazione del progetto e metterà̀ a disposizione della città le proprie competenze tecniche, di project management e di gestione - dice Angelo Caridi, Program Manager di Eni -. I lavori inizieranno con il nuovo anno e quindi ci attendiamo il completamento per la fine del 2016. Contiamo già però, per la perdonanza del prossimo anno, di recuperare e offrire, anche se momentaneamente, all'uso liturgico una parte delle navate".

Gli interventi riguarderanno principalmente la messa in sicurezza, il miglioramento sismico, oltre al restauro della Basilica. "Va sottolineato un dettaglio - spiega Salvatore Sardo, Chief Downstream & Industrial Operations Officer di Eni - che dimostra il rispetto di Eni per l'ambiente in cui opera. Nel dimensionare l'impianto di climatizzazione i progettisti hanno fatto infatti una scelta di sostenibilità e di uso efficiente delle risorse energetiche".

L’intera fase di restauro è̀ affiancata da un progetto digitale http://ungiornoacollemaggio.it/ e #ungiornoacollemaggio, per condividere testimonianze, ricordi e desideri legati alla Basilica.

La Chiesa di Santa Maria di Collemaggio rappresenta un segno di speranza non solo per la ricostruzione degli edifici gravemente danneggiati dal terremoto, ma anche per la ripresa spirituale, sociale e umana dell’intera comunità aquilana. L’analisi strutturale ha preso le mosse dalla constatazione che la parte crollata nel 2009 aveva già subito crolli e ricostruzioni durante l’intera storia della Basilica.

Si è̀ dunque evidenziata una criticità̀ strutturale nella connessione tra navate e abside della chiesa, che implica una fragilità̀ del monumento dovuta alla sua forma. Le varie ricostruzioni a cui era stata sottoposta, inoltre, erano state particolarmente infelici. In questi interventi, infatti, va ricercata la causa più̀ probabile del crollo del 2009. Il progetto di restauro nasce quindi sulla base di questa consapevolezza, con l'intenzione di risolvere, per quanto possibile, i problemi strutturali della basilica.

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