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Rivera: "Dall'errore al gol, la mia Partita del Secolo"

16 giugno 2020 | 13.23
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Alla vigilia del cinquantesimo anniversario di Italia-Germania 4-3, il Golden Boy del calcio italiano rivive con l'Adnkronos quel match epico deciso da una sua rete. E non dimentica il rammarico per l'esclusione dalla finale

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(Un frame della partita da Youtube)

Stadio Azteca di Città del Messico, 17 giugno 1970: l'Italia affronta la Germania nella semifinale del Mondiale. Una data e una partita che rimarranno nella storia del calcio, non solo quello italiano. Gli azzurri battono i tedeschi 4-3 dopo una sfida epica decisa ai tempi supplementari da un gol di Gianni Rivera.

La Partita del Secolo (come viene definita ancora oggi in tutto il mondo) accese la passione per la Nazionale degli italiani, che a notte fonda seguirono con trepidazione il match trasmesso in mondovisione e scandito dall'indimenticabile voce di Nando Martellini. In Italia esplose la festa e le strade si riempirono di bandiere tricolori. Il Brasile spezzò poi il sogno iridato degli azzurri in finale, ma non cancellò quell'impresa.

E' passato mezzo secolo, ma i ricordi di quella notte magica e le emozioni che la accompagnarono restano bene impressi nella memoria di Rivera. Un mix di adrenalina, gioie e dolori che il Golden Boy del calcio italiano ripercorre al telefono con l'Adnkronos alla vigilia del cinquantesimo anniversario di Italia-Germania 4-3. "Per me resta sempre una partita di calcio, perché a me bastava giocare per essere felice, ma non posso certo negare che sono ricordi importanti, unici. Fu la vittoria di tutta l'Italia", dice Rivera.

"Il gol -racconta- fu incredibile, anche perché arrivò dopo una mia responsabilità sul gol dei tedeschi". Il riferimento è al 3-3 firmato da Gerd Muller, una doccia fredda per l'Italia di Ferruccio Valcareggi. "Mi trovai a stare sul palo, una cosa che non facevo mai, e non riuscii a fermare il pallone, anche se non era facile".

Si racconta che, dopo quell'errore, il portiere Enrico Albertosi ne disse di tutti i colori a Rivera. "Cosa mi disse Albertosi l'ho letto in questi giorni sui giornali. Io in quel momento ero talmente arrabbiato che non ero disposto ad ascoltare nessuno. Pensai solo una cosa: mi tocca andare a fare gol, altrimenti non posso tornare a casa -racconta la bandiera del Milan-. La mia idea era di prendere palla a centrocampo e dribblare tutti i tedeschi, ma non fu possibile. Vidi davanti a me un muro bianco di maglie avversarie. Il gol però lo segnai lo stesso, dopo una giocata di Boninsegna. Mi accorsi che il portiere che si stava tuffando, allora all'ultimo momento cambiai piede e direzione del tiro. E' così che centrammo una vittoria storica contro la Germania, che è sempre stata una grande squadra".

"Fu una notte speciale per tanti motivi, innanzi tutto perché mi consentì di raggiungere un obiettivo importante come la finale di un Mondiale. Peccato però che poi mi servì a poco, visto che la partita col Brasile nemmeno la giocai", è il rammarico di Rivera, la cui carriera fu contraddistinta anche dalla storica rivalità con Sandro Mazzola. La staffetta tra i due andò in scena anche contro la Germania. Ma nella successiva finale contro il Brasile, Rivera giocò appena 6 minuti.

Un trattamento che il primo Pallone d'Oro italiano ancora oggi non ha digerito. Ma la sua esclusione, racconta oggi, non fu una sorpresa: "Col Brasile -precisa- sapevo che non avrei giocato. Non ho ancora capito per quale ragione, ma avvenne qualcosa di molto strano. Ora però non parliamone più", taglia corto Rivera, prima di aggiungere una postilla. "Quando entra la politica, fa solo danni. E anche quella volta andò male. Quella partita era l'ideale per il mio modo di interpretare il calcio in campo, perché il Brasile è da sempre una squadra che pensa sempre a fare un gol in più degli avversari. Insomma, pensa prima di tutto allo spettacolo. Era una partita che avrei dovuto giocare, ma -conclude- non è così che andò".

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